Il 1° Febbraio 1923 viene ufficialmente istituita, in base all’apposito decreto legge emanato già a gennaio, la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), la quarta Arma del nostro glorioso esercito.


1. La genesi della Milizia: Arditismo e Squadrismo

La genesi dell’istituzione della quarta Arma del nostro esercito va ricercata in due fenomeni maturati nell’arco di tempo che va dalla Grande Guerra al compimento della Rivoluzione Fascista, periodo caratterizzato dalla realizzazione militare e politica di quella che fu definita l’Italia di Vittorio Veneto e della Rivoluzione: l’Arditismo e lo Squadrismo. L’Arditismo, sviluppatosi in particolare nell’ultima fase della Grande Guerra, con la sua ufficializzazione nel 1917, fu un movimento battagliero dal forte spirito volontaristico, i cui componenti, caratterizzati da un estremo e totale sprezzo del pericolo, da una fede indistruttibile nell’avvenire della Patria e dall’anelito a un futuro glorioso, socialmente giusto e patriotticamente vittorioso, si lanciavano in combattimenti spesso corpo a corpo, compiendo sovente gesta eroiche.  

Lo Squadrismo fu a sua volta un fenomeno che volse l’Arditismo dal fronte esterno al fronte interno, mantenendone il medesimo spirito volontaristico, battagliero e di assoluto sprezzo del pericolo. Il movimento Fascista aveva praticamente sin dalla sua nascita auspicato una regolarizzazione ufficiale del moto volontaristico e popolare che aveva contribuito a portare l’Italia alla Vittoria nella Grande Guerra e che poi, voltosi all’altrettanto periglioso fronte interno, aveva impedito che la Patria sprofondasse nel baratro del terrore rosso e della distruttiva lotta di classe. Sin dal programma del giugno 1919, i Fasci di Combattimento ponevano tra i loro obiettivi un punto fondamentale: l’istituzione di una Milizia nazionale con brevi periodi di istruzione e compito esclusivamente difensivo. Molti uomini fiduciosi nell’avvenire della Patria, tornati dalle trincee, si ritrovarono innanzi uno spettacolo deprimente, tale da rimanerne scandalizzati: scioperi continui e generalizzati paralizzanti l’intero sistema economico e sociale della Nazione; lavoratori e contadini vessati dall’onnipotenza e dalla prepotenza delle Camere del Lavoro rosse; Governo imbelle assolutamente incapace di risollevare le sorti del Paese; soprusi e vilipendi da parte di imboscati e traditori nei confronti di chi, con estremo sacrificio, tutto aveva dato al fronte; tradimento delle potenze alleate esitato nella Vittoria mutilata. Innanzi a un quadro così desolante la parola d’ordine non poteva essere che una: reagire! E così fu. Col 28 Ottobre 1922 e la vittoriosa Marcia su Roma la Rivoluzione Fascista giungeva finalmente al Governo. 



2. Primo Febbraio 1923: la fondazione della MVSN

Era più che evidente che una volta istituito un Governo responsabile, capace di affrontare con sicurezza e decisione gli immensi problemi del dopoguerra, non avrebbe avuto più senso una milizia irregolare, sciolta, non coordinata, ed anzi essa sarebbe in ultima analisi risultata perniciosa alla regolarizzazione della vita del Paese. Fu perciò essenziale incanalare al più presto le giovani e vigorose forze che fino ad allora avevano agito in modo quasi spontaneo in un rigoroso e disciplinato corpo dello Stato. Infatti, con la fondazione, appena tre mesi dopo la Marcia su Roma, della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale fu immediatamente raggiunto lo scopo: salvaguardare la carica patriottica e volontaristica che aveva caratterizzato l’Arditismo e lo Squadrismo in una nuova, organizzata e disciplinata gendarmeria, divenuta presto, con l’apposito Regio Decreto del 4 Agosto 1924, la quarta Arma dello Stato. Già nella riunione del Gran Consiglio della notte tra il 15 e il 16 Dicembre 1922 era stato approvato il progetto di massima, fatto proprio dal Consiglio dei Ministri il 28 Dicembre, sicché l’iter fu velocissimo. Contemporaneamente veniva sciolta la vecchia Guardia Regia, che avrebbe costituito un’inutile sovrapposizione.

Neanche un mese dopo la fondazione della MVSN, anche i Sempre Pronti, le fedelissime Camicie Azzurre dell’Associazione Nazionalista Italiana, che avevano partecipato alla Marcia su Roma al fianco delle Camicie Nere, vi confluivano, arricchendo di ideali la nuova forza armata. Uno degli scopi fondamentali della Milizia apparve subito quello di contribuire all’ordine pubblico, sgravando così il Regio Esercito da estenuanti compiti straordinari. Santo Patrono della Milizia fu scelto San Michele Arcangelo. 


3. Organizzazione e compiti della MVSN 

Essendo la Milizia costituita per la difesa della Nazione e della Rivoluzione Fascista, essa si compose inizialmente soprattutto di volontari che accorressero al bisogno: tra le sue fila si ebbero molti contadini, operai e combattenti. Per avere uomini di provata capacità direttiva, molti Ufficiali furono scelti tra quelli già appartenenti all’Esercito. Tra gli organizzatori della nuova arma da citare De Bono, De Vecchi, Balbo, Finzi e Teruzzi, mentre il Comandante Generale della Milizia fu sempre d’ufficio il Capo del Governo. La Milizia fu suddivisa in Legioni, riunite in Gruppi, a loro volta raccolti in Raggruppamenti. La denominazione dei gradi fu scelta richiamandosi in molti casi alla storia di Roma antica (Camicia Nera, Camicia Nera Scelta, Vice Capo Squadra, Capo Squadra, Sotto Capo Manipolo, Capo Manipolo, Centurione, Seniore, Primo Seniore, Console, Console Generale, Luogotenente Generale, Comandante Generale). Nel corso del tempo la MVSN avrebbe compreso le seguenti Milizie particolari: Milizia Universitaria; Milizia Ferroviaria; Milizia Portuaria; Milizia Forestale; Milizia Stradale; Milizia Postelegrafonica. Poiché l’Esercito assume nel Fascismo un’importanza degna del concetto di Nazione Armata, è logico che ogni forza individuale e collettiva debba compartecipare al fine supremo della difesa degli interessi nazionali. In caso di necessità tutto il Popolo dev’essere pronto a salvare la Patria in pericolo, sicché dal 1927 gli Avanguardisti, al momento di diventare Giovani Fascisti (18 anni), accedevano automaticamente ai corsi premilitari della Milizia. In questo modo l’esercito, unitariamente alla scuola ed alle altre organizzazioni giovanili contribuisce alla formazione della giovinezza. Oltre gli anni 36 e fino ai 55 i Militi venivano chiamati Triarii. Veniva però salvaguardato lo spirito volontaristico nel senso che l’arruolamento nella Milizia fu sempre una libera scelta. A ogni giovane veniva dato, nell’ambito della sua istruzione, il cosiddetto libretto del premilitare, in cui, con estrema concisione e al contempo precisione, venivano riassunti i principali aspetti relativi alla preparazione militare ed alla preparazione politica: il miliziano si caratterizza infatti per la perizia in ambo gli aspetti della vita sociale.

 


Il Libretto si apre con una serie di brevi scritti e motti che terminano col Giuramento Fascista:

Nel nome d’Iddio e dell’Italia giuro di eseguire gli ordini del Duce e di servire, con tutte le mie forze e, se è necessario, col mio sangue, la causa della Rivoluzione Fascista

Seguono le fotografie del Re e del Duce, quindi una serie di nozioni circa la Famiglia Reale e, sotto forma di domande e risposte, brevissime spiegazioni circa il funzionamento dello Stato e dell’Esercito. Quindi viene illustrato il Regolamento di Disciplina che inizia col Giuramento delle Forze Armate:

Giuro di essere fedele al Re ed ai suoi reali successori, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, e di adempiere a tutti i doveri del mio stato al solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria

Dopo il regolamento seguono le norme d’igiene, l’illustrazione del concetto di servizio territoriale e di servizio interno, delle principali norme e reati e infine una sezione dedicata alle armi e ai mezzi a disposizione dell’esercito nazionale e al loro utilizzo. Si chiude con la Preghiera del Milite e il Decalogo del Milite, che riportiamo qui di seguito.


La preghiera del Legionario (Inno della Milizia)

Iddio, che accendi ogni fiamma e fermi ogni cuore

rinnova ogni giorno la passione mia per l’Italia.

Rendimi sempre più degno dei nostri morti, affinché

loro stessi, i più forti, rispondano ai vivi: “presente”!

Nutrisci il mio spirito della tua saggezza

e il mio moschetto della tua volontà.

Fa più aguzzo il mio sguardo e più sicuro il mio piede

sui valichi sacri della Patria:

sulle strade, sulle coste, nelle foreste

e sulla quarta sponda che già fu di Roma.

Quando il futuro soldato mi marcia accanto nei ranghi,

ch’io senta battere il suo cuore fedele.

Quando passano i gagliardetti e le bandiere,

tutti quanti si riconoscano in quella della Patria,

la Patria che faremo più grande

portando ognuno la sua pietra al cantiere.

O Signore! Fa della tua Croce l’insegna che precede

il labaro della mia legione.

E salva l’Italia, l’Italia nel Duce

sempre e nell’ora di nostra bella morte.

E salva l’Italia nel Duce, nel Duce

sempre e nell’ora di nostra bella morte.

Così sia. Così sia. 


Decalogo del Milite

Sappi che il Fascista, e in ispecie il Milite, non deve credere alla pace perpetua.

I giorni di prigione sono sempre meritati.

La Patria si serve anche facendo la sentinella ad un bidone di benzina.

Un compagno deve essere un fratello: 1°) perché vive con te; 2°) perché la pensa come te.

Il moschetto, le giberne, ecc. ti sono stati affidati non per sciuparli nell’ozio, ma per conservarli per la guerra.

Non dire mai: “tanto paga il Governo!” Perché sei tu stesso che paghi, e il Governo è quello che tu hai voluto e per il quale indossi la divisa.

La disciplina è il sole degli eserciti: Senza di essa non si hanno soldati, ma confusione e disfatta

MUSSOLINI ha sempre ragione!

Il volontario non ha attenuanti quando disobbedisce!

Una cosa dev’esserti cara sopra tutto: la vita del DUCE.

 


Conclusione 

La Milizia costituì un luminoso esempio di spirito volontaristico e di volontà di sacrificio di sé per il bene della collettività e della Patria. In questo senso sarebbe importante oggigiorno recuperarne i principî fondanti ed è per questo motivo che oggi ne ricordiamo l’istituzione.


Vittorio VETRANO

Bibliografia 

  • AA.VV. (1937), Libretto del premilitare, Opera di Previdenza della MVSN
  • De Felice R. (1965-1997), Mussolini e il Fascismo (8 volumi), Einaudi, Torino