"Il balzo del Veltro" dedica un focus di approfondimento a uno degli argomenti più caldi del momento, il conflitto in corso in Europa orientale. Iniziamo con un articolo di Vittorio Vetrano, suddiviso in piccoli quadri, come una carrellata di "pensieri in libertà".


1. Questione ideologica


Noi della “terza via”, che nel corso della storia del ‘900 siamo stati parecchie volte contro la Russia, vuoi per motivi di difesa dallo slavismo, vuoi per motivi di difesa dal comunismo da essa rappresentato a quel tempo, oggi siamo ideologicamente più vicini ad essa che al cosiddetto occidente, rappresentato in particolare dagli Stati Uniti e dalle sue appendici sovranazionali più o meno collegate, come NATO e UE. I motivi sono di ordine morale, politico, economico e geografico. A livello morale l’attuale società occidentale si trova a un livello di decadenza devastante. La Russia attuale pur non rappresentando, sia ben chiaro, chissà quale eccelso modello etico (basti pensare all'ancora non decisiva lotta all'aborto, all'incompleto miglioramento del diritto di famiglia ereditato dall'URSS e al gravissimo problema della corruzione), si trova a un livello oggettivamente superiore a ciò che vediamo in occidente. E’ sufficiente soffermarsi sul senso di comunità organica, di "Impero Sociale", e più in generale di Stato, di Religione e di Famiglia che presenta la Russia odierna rispetto a Stati come l’Italia, la Francia o la Spagna: basta aver viaggiato un po’ per scoprire che non c’è gara. 

Come ha recentemente fatto notare il filosofo russo Dugin, la vera Europa è rappresentata dalla Russia, poiché l’occidente è avvelenato dall’anti-tradizione e ha perso i suoi valori più autentici. 

A livello politico l’Italia, e più in generale l’Europa, ha ormai l’evidente necessità strategica di abbandonare l’atlantismo, che, se aveva senso durante la Guerra Fredda, oggi è un mero mezzo di dominio militare, politico ed economico della globalizzazione liberalcapitalista. L'atlantismo, con le sue provocate "rivoluzioni" più o meno colorate, ha creato un’Ucraina americanizzata molto pericolosa per gli equilibri mondiali. 

A livello economico, la Russia rappresenta per l’Italia e per l’Europa l’unica vera possibilità di superare le crisi energetiche presenti e future, senza considerare poi che essa è uno dei principali Stati che si oppone alla massificante globalizzazione che ha già travolto numerosi popoli, distruggendone cultura e tradizioni e trasformandoli in una schiera di amorfi esseri tutti uguali. 

A tutto ciò si aggiunge una motivazione squisitamente geografica. Che i confini europei siano in gran parte sbagliati è risaputo: del resto derivano da due trattati infami siglati alla fine delle due guerre mondiali, rispettivamente Versaglia e Parigi. Circa l’Ucraina, a ciò si somma, come Putin stesso ha recentemente ricordato, l’insipienza del sistema sovietico, che, colpevole Lenin (ma trent’anni dopo ci mise del suo anche Krusciov), costruirono una più o meno artificiosa Ucraina sulle ceneri della Piccola Russia degli Zar, la vecchia Rutenia. La parte occidentale dell’attuale Ucraina appartiene invece storicamente ad altri popoli: basti pensare a Leopoli, da rendere alla Polonia; Ungvar (Uzhgorod), da rendere all’Ungheria; Cernauţi (Czernowitz), da rendere alla Romania. Il resto ha sempre gravitato verso l’Impero Russo, nessuno storico serio lo può negare. 


2. Il mito del “male assoluto” e la censura democratica


I liberaldemocratici europei e americani hanno un’esperienza più che centennale nel costruire a tavolino i miti del “male assoluto”. Il modo in cui i mezzi di comunicazione di massa di regime descrivono oggi Putin e la Russia seguono un copione già visto e rivisto nei decenni. Fu utilizzato per un’infinità di nemici in una miriade di contesti diversi. I soggetti in questione non saranno certamente i più santi uomini della terra, ma in queste descrizioni fantasiose si raggiungono spesso vette impensate…il nemico di turno sarà caduto dal seggiolone da piccolo? La mammina sarà stata cattiva con lui? Il canovaccio è sempre lo stesso. Creare un “nemico assoluto” è infatti indispensabile per mascherare il vero colpevole. 

Per restare in Italia, infatti, il vero colpevole non è altro che la classe politica del secondo dopoguerra, accecata da un lato da ideologie immorali, ireniste e globalizzanti, dall'altro consumata da avarizia, egoismo e menefreghismo. Essa ha svenduto la Nazione riducendola a dipendere energeticamente da qualsiasi mal di pancia straniero. 

Quando si ascoltano i professoroni "democratici" nostrani, e in coda a loro tanti ingenui, stigmatizzare i vari regimi politici a loro avversi a proposito della “correttezza dell’informazione” c'è proprio da sorridere: infatti se c’è un regime veramente impresentabile dal punto di vista dell’attendibilità delle notizie è proprio il loro. 

Beninteso, in tutti i regimi ci può essere una tendenza precisa per sottolineare aspetti ritenuti più o meno importanti, ma di solito almeno le basi etiche minime del giornalismo vengono salvaguardate e, comunque, vi sono se non altro ideali (più o meno condivisibili) da salvaguardare. 

Ad esempio la censura esercitata durante il periodo Fascista e, sostanzialmente, nei primi anni del secondo dopoguerra (grazie all’effetto benefico ereditato dal periodo precedente) era utilizzata soprattutto per ridimensionare cronaca nera e cronaca rosa, ossia le tipiche notizie che hanno un effetto deprimente sulla popolazione, abituandola o a ripiegarsi su se stessa o più semplicemente a coltivare i più bassi istinti. Questo tipo di censura è lodevole. 

La censura delle democrazie parlamentari invece fa l’esatto opposto: esalta cronaca nera e cronaca rosa, “cibo” ideale per la massa informe degli “elettori-consumatori” non pensanti, mettendo sotto silenzio le notizie che aprono le menti e permettono alla gente di ragionare. Non avendo poi alcun ideale elevato da difendere, la censura democratica non ha il più delle volte un preciso indirizzo, ma mira soltanto a fare "notizia" o semplicemente ad essere prona ai dettami dei potentati internazionali. La vicenda dell'attuale guerra Russia-Ucraina è in questo senso paradigmatica, tanto che è stato segnalato perfino l’utilizzo di immagini tratte da videogiochi fatte passare per scene di guerra. 


3. Il pacifismo guerrafondaio


Il pacifismo è un’ideologia molto spesso deleteria. Infatti essa pone per definizione la pace come scopo assoluto fine a se stesso, dissociandolo dalla giustizia. Ma come può esistere una vera pace senza la giustizia? Lo stesso Vangelo insegna che la vera pace, la “pace di Cristo”, è ben diversa da una comune “pace degli uomini”, che può essere costruita sui più colossali disvalori. 

E’ poi nella natura delle cose che per ottenere giustizia possa talora occorrere la forza. Il pacifismo disprezza a priori le imprese belliche di un popolo che si fa strada nel mondo e nella storia per affermare la propria esistenza, mentre una posizione equilibrata ci insegna ad apprezzarle ed esaltarle come massima capacità di sacrificio di una schiatta, poiché la vita è sacrificio: ciò che manca alla molle società consumistica attuale è proprio la capacità di sacrificarsi, caratteristica indispensabile per perpetuare la vita. 

Invero, a conti fatti, si verifica facilmente “sul campo” che chi abbia un’impostazione equilibrata è di gran lunga più pacifico e mansueto di tanti pacifisti. Il pacifismo è stato non di rado sinonimo di egoismo e violenza: basti pensare all’inerzia interessata dei “panciafichisti” prima del 24 Maggio 1915 o a ciò che fecero gli antimilitaristi appena dopo la Grande Guerra, quando deridevano, insultavano o financo assassinavano i soldati che tornavano dalle tragedie del fronte; oppure a certe manifestazioni pacifiste più recenti, degenerate spesso e volentieri in vere e proprie guerriglie urbane. Il pacifismo, attraverso l'immobilismo, può essere altresì la causa indiretta del perpetuarsi dell'ingiustizia, sicché, esacerbando gli animi, può portare in ultima analisi a improvvisi scontri bellici ancor più crudi. La storia insegna che non sono i pacifisti che fanno la pace, ma i giusti. 

Non è perciò contraddittorio che molti governi dell’UE, tra cui l'Italia, edificatisi sin dai tempi della CEE su tonnellate di retorica pacifista, tanto da mostrarsi imbelli e privi di qualunque volontà decisoria innanzi ai problemi del mondo, oggi riforniscano di armi il governo ucraino da loro riconosciuto e sostenuto (naturalmente con la logica ben espressa dall’icastica frase “armiamoci e partite”: ma si sa, il mondo è pieno di guerrieri da salotto). Qualcuno ha perfino giustificato questa iniziativa etichettandola come invio di “armi per il fronte della pace”…?! 

Costoro sono così diventati il paradigma di una specifica categoria umana, il “pacifista guerrafondaio”.


4. Gli internazionalisti si scoprono patrioti (della patria altrui) 


Uno degli aspetti più tragicomici del momento è sicuramento il comportamento tenuto in Italia dal mondo politico e giornalistico "di potere" nei confronti del popolo Ucraino a proposito dei concetti di "patria", di "sacri confini", di "eroi nazionali" e di "condottieri militari".

Gente che ha sputato fino all'altro ieri su qualunque concetto positivo relativo a Patria, Stirpe e Famiglia, di colpo si commuove e inneggia al patriottismo, all'eroismo, alla difesa dei sacri confini attuata con maschia virilità, beninteso, limitatamente alla stirpe Ucraina...

Il sottoscritto sarebbe ovviamente il primo a rallegrarsi con i suddetti potenti se ciò fosse il risultato di uno spontaneo moto del cuore atto a cancellare tutte le empietà dette nei decenni passati e se di colpo essi provassero una sincera ammirazione per chi combatte per un ideale...

Il punto è che non siamo certo di fronte a una folgorazione sulla via di Damasco: gli è semplicemente che l'ipocrisia e la faccia tosta di questa gente ha raggiunto vette impensabili.

E' l'ennesima dimostrazione dell'ideologia del "c'è chi può e chi non può", in cui sono confluiti in un tutt'uno antirazzismo, pacifismo e globalismo.

In altre parole c'è un potentato globale che decide "chi può" e "chi non può". Gli ucraini, a quanto pare, possono. Possono usare la forza per difendere i loro ideali, le proprie famiglie, la propria patria. Invece, che so, gli Italiani nella Grande Guerra, Italiani e Tedeschi durante la seconda guerra mondiale, oppure i Russi nel frangente attuale...no, non sia mai, loro non possono!

E' la stessa ideologia del suprematismo nero, tanto di moda un po' dappertutto, che fa sì che in Sudafrica un certo Malema sia lodato per inneggiare agli ideali di "sangue e suolo", mentre le camice brune degli anni '30 che facevano la stessa cosa in Germania ("blut und boden")...per carità, non possono: sono "i cattivi" per definizione.

Di fronte a tutto ciò c'è una sola parola adatta a questa gente: vergogna!


5. Risposta a due obiezioni


In generale, coloro che in Italia si rifanno a valori sociali e nazionali e si riconoscono in quella che un tempo si definiva “terza via rispetto a liberalismo e comunismo”, e che almeno in parte cercò di realizzarsi col Fascismo, sono oggi ideologicamente più vicini alle posizioni della Russia. 

Vi sono due legittime obiezioni che potrebbero essere avanzate rispetto a questa posizione. 

Prima obiezione: ma al tempo dell’“Operazione Barbarossa” voi non eravate favorevoli a uno smembramento dell’URSS, appoggiando di conseguenza le istanze dei nazionalisti ucraini e le idealità di Bandera? Non è forse vero che oggigiorno nelle armate ucraine combattono coloro che si ritengono eredi di Bandera? Non è forse vero che Putin si sta facendo accusatore degli ideali di Bandera, che considera un “nemico nazista”? 

A questa obiezione è facile rispondere: non si può in alcun modo equiparare la situazione del 2022 con quella del 1941. 

Vediamo la situazione del 1941: gli ideali che spingevano alla “Marcia su Mosca” erano quelli “eurasiatici” socialnazionali (in poche parole: spazio vitale adeguato per ogni popolo, difesa dall’avanzata slava verso occidente, visione religiosa della vita, giustizia sociale attraverso l’economia corporativa, organizzazione apartitica della politica, primato dell’etica e della morale sull’economia; che poi i tedeschi abbiano ampiamente disatteso questi ideali col loro egoismo e col loro fanatismo violento è un altro discorso); dall’altra parte c’era l’ideale del bolscevismo massificante, antidentitario e superegualitarista (per quanto va dato atto a Stalin di esser riuscito a recuperare parecchi valori positivi di tipo patriottico, tanto che la loro guerra assunse il nome di Grande Guerra Patriottica), presto alleatosi con la liberaldemocrazia internazionale, altra faccia della stessa medaglia. 

Vediamo la situazione del 2022: dove sono posizionati oggi gli ideali “eurasiatici”? A Mosca o a Parigi/Bruxelles/Washington? E’ evidente che quegli ideali oggi sono difesi più da Mosca che dall’Occidente. Il fatto che Putin si faccia paladino dell’”anti-Banderismo” è una questione puramente contingente e “pratica”, non certo ideologica. E’ ovvio che i “discendenti diretti” di Bandera militino nelle forze ucraine: è comprensibile che difendano un governo che sperano di poter indirizzare il più possibile verso le loro idealità e che considerino in qualche modo la lotta attuale identica a quella del 1941 contro il centralismo moscovita. Ma la nostra prospettiva autenticamente Italiana non può essere la loro, perché dalla loro parte c’è il mondo costruito sulla vittoria degli Stati Uniti in guerra, che è il mondo che aborriamo. 

Seconda obiezione: ma innanzi alle tragedie di una guerra non è troppo “comodo” perdersi in questioni geopolitiche stando seduti tranquillamente nel salotto di casa? Non sarebbe più opportuno denunciare la guerra in sé e basta? 

A questa obiezione si può rispondere così: quando una generazione come la nostra, in Italia, non certo abituata a doversi confrontare in modo bellico con qualcuno, parla di guerra, deve sempre farlo con un atteggiamento equilibrato. 

Vi sono evidentemente due atteggiamenti sbagliati e affetti da una buona dose di retorica, uno per eccesso, l’altro per difetto. 

Il primo atteggiamento sbagliato è quello per difetto, ovvero quello “ultrapacifista”. Secondo questa impostazione, siccome la guerra è da aborrire e basta, sostanzialmente non se ne può parlare in termini geopolitici. Chi attacca ha sempre torto per principio, anche se l’attacco fosse la sua unica possibilità di salvezza da uno strangolamento economico, politico o di altra natura. 

Il secondo atteggiamento sbagliato è quello per eccesso, ovvero quello “bellofilo da salotto”. Secondo questa impostazione la storia è fatta dalle guerre, perciò se ne discute nella tranquillità della propria dimora, sviscerando ogni possibile soluzione militare, immaginando attacchi e difese a destra e a manca senza minimamente considerare la tragedia umana che sta dietro ad ogni azione militare. 

Entrambi gli atteggiamenti sono da rigettare. 

La via corretta è una sola: libertà di dichiarare pacatamente la propria condivisione degli intenti di una parte belligerante o dell’altra, ma sincera comprensione delle tragedie che causano le guerre, evitando sempre rodomontate alla “Capitan Fracassa”.

 

6. Corsi e ricorsi storici: le inique sanzioni


La situazione attuale dell’Italia sembra rimandare al 1935, altro anno di sanzioni internazionali. 

Apparentemente l’accostamento sembra un errore marchiano, poiché oggi, nel 2022, le sanzioni sono ufficialmente contro la Russia. 

Il punto è che esse, di fatto, danneggiano l’Italia. 

Tra i tanti danni causati ne citeremo tre, recentemente emersi nel panorama economico della Nazione: 

1) Settore edilizio-commerciale: divieti e penalizzazioni circa i conti in banca delle società a capitale misto Russo-Italiano. 

Risultato: per i Russi scarsi problemi, poiché possono tranquillamente dirottare gli investimenti in Asia; per gli Italiani: collasso quasi certo di società basate su quel rapporto commerciale 

2) Settore ceramiche: divieto di importare argilla dalla Russia. 

Risultato: per i Russi scarsi problemi; per gli Italiani: collasso di un’eccellenza Italiana in vista 

3) Settore marittimo: blocco di imbarcazioni di armatori russi. 

Risultato: per i Russi nessun problema, al massimo qualche vacanza in Italia in più per gli equipaggi; per gli Italiani: accollarsi degli stipendi (per i comandanti arrivano a 15000 Euro al mese) e della manutenzione delle imbarcazioni (migliaia e migliaia di Euro direttamente dalle nostre tasse). Ricordiamo che non si tratta di sequestro, ma di congelamento dei beni perciò in base alla legge le spese ricadono sullo Stato Italiano. 

Dinnanzi a queste crisi internazionali legate a sanzioni, confrontiamo ora il comportamento dei due governi nazionali in carica nei due diversi periodi. 

1935: solidarietà nazionale totale, autarchia, autoapprovvigionamento assicurato con la mobilitazione di tutte le forze produttive della Nazione; sostanziale successo contro i “sanzionisti ginevrini” 

2022: l’autore delle sanzioni contro di noi…è il “nostro” governo, degno erede dei precedenti governi postbellici che hanno volontariamente annullato l’autosufficienza della Nazione, chi in malafede, chi perché imbevuto delle sciagurate ideologie liberaldemocratiche, turbocapitaliste, ultrapacifiste, ambientaliste, globaliste, dell’ “abbattimento delle frontiere” e di tante altre amenità ("che produciamo a fare le cose, tanto ce le producono gli altri! Siamo tutti amici di un fantastico mondo globalizzato!") 

I fatti si commentano da soli.

 

7. Conclusione: la politica estera migliore per l’Italia innanzi alla crisi ucraina


Nonostante il quadro della situazione sia abbastanza chiaro, non è scontato individuare la migliore strategia di politica estera in un frangente come l’attuale, poiché ormai siamo talmente invischiati nella melassa internazionale demoliberale che non è facile uscirne. 

Certo, l’ideale sarebbe denunciare NATO e UE, ma dopo decenni di asservimento e svendita della Nazione probabilmente non avremmo la forza di subire il boicottaggio e le ritorsioni dei nostri cari "alleati".

Tuttavia, gli interessi del Paese imporrebbero di mantenere almeno una rigorosa e prudente neutralità, rifiutandosi di inviare armi a chicchessia, cercando di instaurare un rapporto privilegiato con la Russia. 

Purtroppo però è evidente che gli attuali governanti non hanno affatto gli interessi del Paese come obiettivo. 


22 Marzo 2022


Vittorio VETRANO  


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