Oggi ricorre l’anniversario dell’occupazione pacifica di Massaua, tappa fondamentale per il consolidarsi della giovane Colonia Eritrea, la “Colonia Primogenita” il cui nucleo originario, la Baia di Assab, era stato costituito già nel 1869 e ufficializzato nel 1882. 


1. Panoramica di Massaua, la “Porta dell’Impero"

Massaua, soprannominata a suo tempo la “Porta dell’Impero”, sorge in singolarissima posizione sul Mar Rosso, e precisamente si situa su due piatte isolette di tipo madreporico: l’una ha dato il nome alla città, Massaua; l’altra ha nome Taulùd. Le due isole si congiungono fra loro e con la terraferma con dighe di muratura. La città si estende poi sulle due penisole di Gheràr e Abd el-Cáder, formanti bacini e insenature. 


Massaua nel XIX secolo


Ai tempi dell’Impero dell’A.O.I. la vecchia città araba, posta sull’isola di Massaua, comprendeva il centro commerciale e la dogana nonché un ospedale; a Taulùd erano concentrati gli uffici amministrativi nonché le abitazioni Italiane; Gheràr costituiva il quartiere industriale, mentre ad Abd el-Cáder si trovavano le installazioni della Regia Marina, la stazione marconigrafica, diversi magazzini e un altro ospedale. La particolare conformazione della città ne fa il porto più funzionale del Mar Rosso. Caratteristici i palazzi in stile arabo, come la moschea Sciafei, ricostruita in modo eccellente insieme al resto della città dal Governatore Jacopo Gasparini dopo il terremoto del 1921, il cui interno è diviso in 5 navate da archi di pietra madreporica, e i tanti edifici di gusto orientale, con richiami addirittura indiani.


Il Governatore Jacopo Gasparini, ricostruttore di Massaua


Lo stile in qualche modo moresco ed orientale della città fu sempre salvaguardato e le innumerevoli nuove costruzioni innalzate dal Governo Italiano mantenevano sovente quel gusto architettonico. Il Lungomare Umberto I, la banchina per antonomasia, è fiancheggiato da una serie di fabbricati a portici, ideali per passeggiare al riparo dal sole. Tra i palazzi più notevoli dell’Isola di Massaua troviamo sicuramente le cosiddette Case El Gul, cui si giunge dalla Piazza Principe di Piemonte che si prolunga nella Piazza Coatìt, l’ultima delle quali è sormontata da una cupola ed ha un bel portone in legno scolpito, nonché atrio e cortile pittoreschi. Altri edifici interessanti sono la Casa del Fascio, il Palazzo della Banca d’Italia, la Casa della Comunità Baniana, con archi a conci bianchi e neri, i due fabbricati della Società commerciale Eritrea. Questi ultimi danno il via alla cosiddetta “Palazzata”, che termina con l’Albergo Savoia, già Casa Bahandùm, il più importante della città, tuttora attivo. Il centro della vita popolare è la Piazza degli Incendi, che deve il curioso nome ad un incendio ivi occorso alla fine dell’800 e rimasto nella memoria della popolazione. I Reali Carabinieri avevano sede nella vecchia area della Garesa portoghese.


Veduta recente di Massaua


A Taulùd da citare il Palazzo del Governo, già Palazzo del Serraglio innalzato a suo tempo (1872-75) da Münzinger Pascià e poi più volte restaurato, e la Chiesa Cattolica, con all’interno pregevoli opere d’arte, tra cui Madonna, S. Francesco d’Assisi e Dante, del Morgari, e una Deposizione di delicata fattura proveniente dalla vecchia chiesa demolita dei Lazzaristi a Ras Mudùr presso il faro. Purtroppo le pessime amministrazioni susseguitesi dopo la sconfitta bellica non sono state minimamente in grado di effettuare le dovute manutenzioni a tante bellezze architettoniche. Un’ ardita teleferica, collegante Massaua con Asmara, unica nel suo campo, fu sempre indicata universalmente come esempio del genio ingegneristico Italico.

                                         

Cartina di Massaua del 1938 dalla Guida dell'AOI della CTI   


2. Breve storia di Massaua fino all’avvento degli Italiani

Poco nota è l’antichità di Massaua. Taluni la fanno coincidere con una città di nome Sabàt citata da Tolomeo e Strabone, le cui ormai sparite rovine si sarebbero trovate ad Abd el-Cáder. I primi veri conquistatori dell’area, in un imprecisato periodo posto tra il tardo Medioevo e il Rinascimento, furono gli Arabi Mussulmani, i quali, costituito un Regno nelle finitime Isole Dáhalac in opposizione agli Axumiti, occuparono presto la costa. Gli islamici spostarono il centro nell’isola di Massaua, più facilmente difendibile. Considerando che l’antica città di Adúli era scomparsa, Massaua divenne in breve tempo il principale sbocco del retroterra etiopico. Nel 1520 fu presa dai Portoghesi. Contestualmente gli altri abitanti fuggirono, ritornandovi solo nel 1526, allorché i Portoghesi l’abbandonarono per partire alla volta dell’India. Per tutto il XVI secolo, Massaua fu uno scalo commerciale fiorentissimo e nel 1557 cadde in mano Turca. I Turchi miravano in quel periodo a dominare l’intera Abissinia approfittando dei torbidi che continuavano a caratterizzarla. Fallito il tentativo di penetrare nell’acrocoro etiopico, i Turchi si limitarono a conservare un dominio formale sulla città, delegandone l’amministrazione alla famiglia Naib, di una stirpe mussulmana dei Beláui, provenienti dal bassopiano orientale. Essi governarono per lungo tempo, finché nel 1872 la Turchia cedette i suoi diritti nominali al Viceré d’Egitto, che la fece subito occupare. 


3. Massaua è Italiana

L’Italia, che stava muovendo già da un po’ di anni i primi passi per sviluppare la sua presenza in Africa Orientale, colse all’inizio degli anni ’80 del XIX secolo una situazione di contingenze favorevoli che determinarono l’annessione pacifica di Massaua. Da un lato gli Inglesi, che da poco avevano costituito un loro protettorato sull’Egitto, diedero nel 1884 il loro beneplacito a un’eventuale estensione Italiana, probabilmente in chiave antifrancese, visto che i transalpini si erano già orientati verso Gibuti; dall’altro sia i Turchi che le innumerevoli popolazioni Abissine non mostrarono di volersi immischiare più di tanto nelle faccende della costa dell’Africa Orientale. Il Ministro degli Esteri Pasquale Stanislao Mancini, del III Governo Depretis, si attivò perciò subito per un’occupazione pacifica della città: fu allestito un piccolo corpo di spedizione di 1.200 uomini sotto la supervisione del Colonnello Tancredi Saletta. Al comando fu posto l’Ammiraglio Pietro Caimi. Inizialmente non fu rivelato a nessuno il vero obiettivo, ma s’indicò una generica destinazione presso la zona di Assab.


L’Ammiraglio Pietro Aristofane Caimi

Caimihttps://www.lavocedelmarinaio.com/2020/05/1-5-1886-pietro-aristofane-caimi/


Il gruppo partì da Napoli il 17 Gennaio 1885 imbarcandosi sul Mercantile San Gottardo e sulla pirofregata corazzata Principe Amedeo; altre due imbarcazioni si unirono in seguito al gruppo, la pirocorvetta Amerigo Vespucci e la pirofregata Garibaldi. Dopo una lunga navigazione non priva di difficoltà, il 1° febbraio il corpo di spedizione fece uno scalo tecnico a Suachin, allora principale porto del Sudan (non era ancora stata fondata la città di Porto Sudan). Qui tutti furono informati dell’obiettivo finale. Si unirono così al gruppo altre navi da guerra e torpediniere, nonché una cannoniera britannica, la Condor. Nel frattempo, il 25 Gennaio, altre tre navi, tra cui la pirofregata corazzata Castelfidardo, guidate dal Capitano di Vascello Gioacchino Trucco, occupava Beilul, una trentina di chilometri a nord di Assab, senza che i pochi egiziani di guardia opponessero alcuna resistenza. Alle ore 11 del 5 febbraio 1885 l’Ammiraglio Caimi sbarcò dal Gottardo e prese possesso della città di Massaua, senza che alcuno degli abitanti o della guarnigione egiziana presente facesse obiezione. Il Vicegovernatore egiziano presente, Izzet Bey, invero un po’ sorpreso, fu rassicurato dalla presenza del Comandante britannico della Condor. Lo sbarco delle truppe e dei materiali si svolse senza alcun problema tra le 15 e le 19. Nei mesi seguenti furono occupati i villaggi circostanti e giunsero altre truppe e mercanzie. La calma più assoluta regnò nella zona e le poche proteste di alcuni Stati esteri non ebbero alcun seguito. Il 6 Novembre 1885 il Maggior Generale Carlo Genè divenne il nuovo Comandante in Capo del presidio. Massaua divenne così Capitale della Colonia Eritrea finché tra il 1897 e il 1900 il Governatore Ferdinando Martini non organizzò la nuova Capitale, Asmara.


Massaua, con i suoi tipici palazzi moreschi


4. Conclusione

L’occupazione pacifica di Massaua e del suo territorio fu una tappa fondamentale per il consolidamento della presenza Italiana in Africa Orientale. Ciò oggi va ricordato in particolare come testimonianza dell’Italianità dell’Eritrea. E’ altresì interessante notare che un’estensione territoriale non avviene per forza di cose a causa di una guerra, ma può essere talora il risultato di altre dinamiche. 


Vittorio VETRANO 


Bibliografia

  • AA.VV. (1938), Guida dell’Africa Orientale Italiana, Consociazione Turistica Italiana, Milano
  • Meleca V. (2017), La strana conquista di Massaua, disponibile su https://www.ilcornodafrica.it/la-strana-conquista-di-m