30 Dec

Il soglio di San Pietro, come per il trono al Quirinale, si trova vuoto. Infatti se lo scranno dei Re d'Italia è senza un pretendente, con un grigio burocrate di stato sul Colle, in Vaticano la situazione non è dissimile.


Il 2022 non vedrà solo il cambio dell'inquilino al Quirinale, ma dall'altra parte del Tevere, le "voci di corridoio" sussurrano sempre più spesso la parola "conclave", forse si tratta di indiscrezioni infondate, forse no, tant'è che lo stesso Papa Francesco alimenta questa voce, come riportato da un recente incontro con il vescovo di Ragusa a visitare la sua diocesi nel 2025: “Il Santo Padre ha sorriso e annuito, e con una battuta ha detto che nel 2025 sarà Giovanni XXIV a fare quella visita”.

Nel 1958, con la morte del "Pastor angelicus"  Papa Pio XII, come riportato anche nel filmato dell'epoca della settimana Incom che ribadisce:"vuoto il trono di un grande pontificato", e così sembra rimanere. Infatti con Papa Pacelli è venuta a mancare una parte di quella "Ecclesia Christi" che per duemila anni ha caratterizzato la fede cattolica, considerando il breve pontificato di Giovanni XXIII, quel Roncalli "pastore del mondo" che ha aperto il concilio ecumenico Vaticano II°, che invece di portare una "ventata nuova" portò caos, divisione, eresia e apostasia. Tutti i pontefici successivi vissero quest' onda conciliare, calando a seconda della personalità la propria impronta, Paolo VI Montini segnò in modo indelebile l'immagine ecumenica e modernista del "nuovo corso", sullo stesso sentiero ci furono Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e oggi Bergoglio. 

Il regnante pontefice argentino, sul pieno flusso della "chiesa in uscita" è quello che lascia sempre più spaesati i fedeli, ad oggi molti vedono la Chiesa diventare una onlus caritativa appendice dei poteri laici, con Bergoglio come "cappellano dell'ONU".  

Questa situazione naturalmente vede anche un'opposizione, una minima parte di conservatori sembra rimanere nelle mura leonine, forse non paragonabili ai pezzi da novanta come il Cardinale Ottaviani "maresciallo dell'ortodossia" o il cardinal Siri "delfino di Pacelli", ma qualcuno che critica questa situazione c'è, mentre una larga maggioranza, anche nel collegio cardinalizio, sembra composta da "banderuole" pronte ad assecondare il vento di turno. 

Inoltre esiste il vasto mondo tradizionalista, che comprende dai semplici "critici" di Bergoglio che rimpiangono però Ratzinger fino ai gruppi più organizzati, come i lefreviani ad esempio, che si opposero sin da principio alla "nuova messa" voluta sotto il regno di Montini. 

Oggi, tra la secolarizzazione e il progressismo imperante ai cui la Chiesa oggi da seguito, il trono pontificio sembra sempre più vuoto e desolato, con Bergoglio che sembra puntare alla carica di "presidente di tutti i cristiani" in molti sempre di più anelano e rimpiangono il pontificato di Pio XII, lo stesso Pacelli disse in un discorso Agli uomini di Azione Cattolica del 7 settembre 1947:"Ma la giovinezza immortale della Chiesa si manifesta — oh cosa mirabile ! — specialmente nel dolore. Essa è «Sposa di sangue» (cfr. Exod. 4, 25). Nel sangue sono i suoi figli, i suoi ministri, calunniati, imprigionati, uccisi, sgozzati. Chi avrebbe creduto mai possibile, in questo secolo ventesimo — dopo tanti progressi di civiltà, dopo tante affermazioni di libertà —, tante oppressioni, tante persecuzioni, tante violenze? Ma la Chiesa non teme. Essa vuole essere Sposa di sangue e di dolore, per ritrarre in sé l'immagine del suo Sposo divino, per soffrire, per combattere, per trionfare con Lui".


Alessio BENASSI

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