13 Dec

Mentre il Quirinale rimane al centro delle attenzioni per l'elezione del presidente della repubblica, il mondo monarchico italiano che si pone come alternativa, vede in questi tempi una situazione complessa. 


I monarchici in Italia ci sono, ma rispetto al passato si tratta di un fronte più frazionato, diviso tra questo o quel pretendente oppure tra uno o l'altra dinastia. Infatti se dopo il 1946, con il dubbio referendum e la fine della monarchia, i monarchici sostenevano nella totalità Umberto II, esiliato in Portogallo, con il corso del tempo le cose sono mutate. La scomparsa di Re Umberto II, e il clima italiano che da secoli fa rinascere le rivalità e le divisioni, ha rispolverato in tempi recenti il ricordo delle vecchie dinastie preunitarie, in parte per un legittimismo, ma in realtà per un regionalismo coltivato anche dall'istituzione repubblicana che de facto ha sfaldato i monarchici.   

Va detto, con onestà, che alcune dinastie si sono ben poste in questo contesto, ad esempio i Borbone Parma, con Sua Altezza Reale Carlo Saverio hanno ricreato un legame con il loro antico principato. Anche gli Asburgo Este, in particolare Martino d'Austria Este (fratello del pretendente al trono di Modena Lorenzo d'Austria) che risiede in Lomellina, è figlio di Roberto d'Asburgo (figlio del Beato Carlo I) e Margherita di Savoia Aosta figlia di Amedeo eroe dell'Amba Alagi. Al contempo ci sono gli Asburgo Lorena di Toscana, che regnarono sul Granducato fino all'unità d'Italia, successivamente questa dinastia è rientrata nella Casa imperiale d'Austria, ed oggi vedrebbe Sigismondo d'Asburgo Lorena come pretendente, ma questi è contestato dai Medici di Ottajano, un rame pregranducale della famiglia medicea. Inoltre abbiamo la pretesa sul regno Lombardo Veneto, che vedrebbe nell'Arciduca Carlo d'Asburgo il pretendente, come Capo della Casa d'Asburgo Lorena. Questi esempi sono esemplificativi, perché mostrano in primo luogo le due "criticità" ai monarchici italiani: in primo luogo spesso i pretendenti vivono all'estero, gli Asburgo Este sono principi del Belgio, ed a parte l'Arciduca Martino, lì risiedono, i Borbone Parma risiedono in Olanda invece. Inoltre, altra grande criticità, sono le questioni dinastiche, che sovente contrappongono principi della medesima Casa. In codesto caso gli esempi più palesi sono due, i Borbone delle due Sicilie e i Savoia. 

La successione al trono delle due Sicilie, senza entrare nello specifico delle leggi dinastiche, vede oggi due pretendenti contrapposti, da un lato Don Pedro e dall'altro Don Carlo. Entrambi i pretendenti borbonici hanno il loro raggio d'azione sul meridione d'Italia ovviamente, dove negli ultimissimi anni è nato un sentimento anti nazionale, anti risorgimentale e antisabaudo (cosa che sembra impressionante se paragonato al grande sostegno che il Sud diede ai Savoia durante il referendum del 1946). Sta di fatto che i Borbone, pur mostrandosi e interessandosi al loro antico reame, sono divisi, riappacificazioni dinastiche di breve durata e ammodernamenti di leggi tengono divisi questi due pretendenti, con Don Pedro in parte sostenuto da Madrid e Don Carlo, sostenuto dalle leggi dinastiche. 

L'altra grande questione dinastica è quella sabauda, la più dibattuta, che accende gli animi della grossa fetta dei monarchici italiani. La disputa su chi sia il Capo di Casa Savoia, e di conseguenza il legittimo pretendente al trono d'Italia, vede da un lato i "ginevrini", con Vittorio Emanuele figlio di Umberto II, considerato decaduto in violazione dei suoi atteggiamenti e dell'infrazione della normativa dinastica sabauda, decadenza che portò il Duca Amedeo d'Aosta a reclamare la guida della Casa fino alla di lui scomparsa nel 2021, ed oggi la pretesa "aostana" sostiene il Duca Aimone di Savoia. Anche qui senza entrare nello specifico della questione puramente dinastica, abbiamo due pretendenti, che vivono all'estero, Vittorio Emanuele a Ginevra, il di lui figlio Emanuele Filiberto tra la Svizzera, Parigi e gli USA per lavoro, mentre sempre per motivi lavorativi anche Aimone vive all'estero, a Mosca alla guida della Pirelli. Inoltre si aggiunge il fatto che spesso ci sono stati casi giudiziari, cronaca, liti furibonde e altre beghe, che non hanno giovato all'immagine della Casa. Sarà difficile una riappacificazione, le posizioni dinastiche sono distinte, e soprattutto avrebbe una durata effimera, come mostra il caso della "pace" tra i due rami Borbone, infatti il "Capo della Casa" può essere solo una persona. 

In conclusione il panorama innanzi al trono vuoto del Quirinale rimane complesso, se da un lato il mondo repubblicano vede nel ciclico settennato l'alternarsi di anonimi burocrati statali, il mondo monarchico italiano, pur ricco di pretendenti è assai diviso, forse rimangono affascinanti le profezie che periodicamente vengono ricordate, la monaca di Dresda scrisse che un Savoia tornerà sul trono italico, e San Pio da Pietrelcina indicò un Savoia Aosta, forse Aimone, o chissà un di lui discendente, un Umberto perdette il trono e forse un Umberto lo riotterà. 

Come ebbe modo di scrivere Julius Evola: "quand’anche i tempi [...] offrissero una situazione favorevole, dove trovare mani capaci di reggere veramente uno scettro?". Qualcuno scrisse che «occorre avere una grande fede per credere nella monarchia malgrado i Re dei nostri giorni». 

Forse bisogna che il mondo monarchico italiano non sia soltanto in grado di decidere quale pretendente proporre; occorre che, in primo luogo, sia in grado di offrire una vera immagine di monarchia, seria istituzione, tradizionale e reale alternativa al grigiore repubblicano, perché non è possibile traslitterare il monarca al posto del presidente: fare una fotocopia di una fotocopia grigia non produce un risultato adeguato. 


Alessio BENASSI

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