Il 31 Marzo 1994 moriva a quasi 88 anni il belga Léon Degrelle, fondatore del Partito Rexista, valoroso combattente della Seconda Guerra Mondiale e uno dei massimi pensatori del XX secolo. Nel ricordarlo, auspichiamo, in un periodo tormentato come il presente, un’autentica rinascita dei popoli basata sulla riscoperta degli ideali per cui egli lottò tutta la vita. 


1. Cenni biografici


Léon Degrelle nacque da Édouard e Marie-Louise il 15 Giugno 1906 a Buglione, la celebre cittadina delle Ardenne belghe donde proveniva il famoso Goffredo. Di etnia franco-vallone, sin da giovanissimo fu fervente Cattolico, dimostrando un’intelligenza non comune. Infatti a soli 17 anni era già in corrispondenza epistolare col Primate dei Belgi Cardinal Mercier. Si appassionò inoltre prestissimo alla letteratura, alla poesia e al giornalismo, palesando un notevole talento, tanto che pubblicò opere, saggi, poesie. 

A livello politico, i suoi primi riferimenti furono i francesi Maurras e Daudet: negli ideali dell’Action Française, il giovane Degrelle trovava infatti quel monarchismo antipartitico che riteneva indispensabile per un autentico risveglio nazionale unitario dei popoli. 

Anche all’università di Lovanio, Degrelle mise in luce le sue qualità di giornalista, divenendo Direttore di successo de L’Avant-Garde, prestigioso giornale studentesco. Nel frattempo maturava una sempre maggior avversione al bolscevismo, ben conscio che una diffusione del terrorismo rosso non avrebbe potuto far altro che annientare i popoli Europei e i loro valori fondamentali. 

Nel 1929 divenne Redattore del Vingtième Siècle, foglio dell’Abate Wallez. In tale veste denunciò con successo le deplorevoli condizioni in cui versavano i poveri delle periferie cittadine. Si occupò quindi delle vicende dei Cristeros Messicani e delle persecuzioni attuate dal governo demomassonico, recandosi personalmente in Messico e, in seguito, negli Stati Uniti. Colà comprese appieno il pericolo costituito dalle trame massoniche mondiali. 

Tornato in patria, nel 1930 divenne Direttore della casa editrice dell’Azione Cattolica, Christus-Rex, alla quale diede una forte impronta attivista, lanciando nel 1931 anche un settimanale, Soirées. 

Con le elezioni del 1932, Degrelle si impegna con ottimi risultati nella propaganda a favore del Partito Cattolico. Intanto dà alle stampe ben quattro nuove riviste: Rex, Foyer, Vlan e Crois. Quella più politica era Vlan, mentre Rex restava all’inizio un supplemento letterario a Soirées. Divenuto proprietario della casa editrice assieme a una cordata di finanziatori degli stessi ideali, Degrelle si lancia in ulteriori pubblicazioni, di tipo sia letterario che politico. 

L’espressione di un Cattolicesimo integrale, monarchista, fortemente antiparlamentare e antidemocratico non piacque però a tutti gli esponenti del Partito Cattolico, tanto che tra il 1934 e il 1935 si fecero sempre più frequenti gli screzi e le incomprensioni tra coloro che ormai venivano chiamati “Rexisti” e coloro che invece non ne condividevano i valori. 

Tutto ciò portò Degrelle alla decisione di fondare un proprio partito: il Partito Rexista nacque così ufficialmente il 2 Novembre 1935. Con le elezioni legislative della primavera del 1936, Degrelle puntò chiaramente il dito contro coloro che ammorbavano il Partito Cattolico di idealità non Cattoliche. I due partiti corsero perciò alle elezioni nettamente divisi.



Il Partito Rexista, alla sua prima tornata elettorale, ebbe un notevole successo (11,5% dei voti), ottenendo 12 seggi al Senato e 21 alla Camera dei Rappresentanti. In particolare si riconobbero nelle sue idealità i movimenti combattentistici dei reduci della Grande Guerra, i nazionalisti, i Cattolici integrali e i patrioti sociali di tutte le classi. 

Col nuovo giornale Le pays réel, Degrelle mise in luce tutte le magagne dell’ultrademocrazia parlamentare, che in ultima analisi diventa un’oclocrazia del mercimonio e della compravendita dei voti e delle cariche. Coniò in proposito il termine “bankster”, che rappresenta molto bene il tipo del banchiere-rapinatore dei popoli, classico esponente del mondo liberalcapitalista. 

Degrelle e il suo movimento iniziano così ad avere un certo peso nella vita politica belga. A livello di politica estera, il giovane capo inizia ad intessere rapporti con gli altri movimenti politici di idealità socialnazionali. In particolare nella seconda metà del 1936 incontra sia Mussolini che Hitler. Inizia così a immaginare il futuro di un’Europa (o meglio Eurasia) dei popoli, basata sui valori della Religione, del Patriottismo e della Socialità, sostenuta da un’economia di tipo corporativo, senza divisioni partitiche e ricatti di centri di potere settari. 

Contemporaneamente cerca di far convergere i due patriottismi etnici belgi, vallone e fiammingo, in un unico movimento: in tal senso va visto l’accordo con il VNV (Vlaamsch Nationaal Verbond - Unione nazionale fiamminga) di Staf De Clercq, del quale accordo si compiacque anche il Re Leopoldo III. Del resto nel Partito Rexista erano presenti esponenti di ambo le razze. 

Pensò anche a una Marcia su Brusselle sull’esempio della Marcia su Roma, ma non riuscì a concretizzarla. Instancabile, continuò una fitta propaganda per un cambio di regime socio-economico, con alterni successi, in tutto il paese, culminata, in gennaio 1937, nella “Sei giorni di Rex” al Palazzo dello Sport di Brusselle, che riunì un ingente numero di persone (la media di presenze ad ogni incontro fu di quasi tredicimila). 

Concorrendo all'elezione parziale per un seggio alla Camera nella circoscrizione Brussellese, Degrelle non ottenne lo sperato appoggio dell’episcopato del suo paese, tradizionalmente troppo democratico. Ottenne comunque un ottimo risultato (19% dei voti), nonostante avesse sostanzialmente tutti gli altri partiti contro, dai comunisti al Partito Cattolico, che fecero convergere senza eccezione i loro voti sul potente Primo Ministro Van Zeeland. 

Sostenitore moderato delle ragioni tedesche e specialmente del Patto di Monaco del 1938, sperò in un’identica soluzione per la questione di Danzica, che purtroppo non si verificò. 

Alle elezioni del 1939 il suo partito perse parecchi seggi (ne ottenne solo quattro in ambo le camere), poiché probabilmente i belgi, timorosi dell’espansionismo tedesco, non avevano apprezzato la pur moderata solidarietà del Rexismo con la Germania. 

Di fronte alla guerra in Norvegia e a una paventata occupazione di Belgio, Olanda e Lussemburgo da parte dell’Inghilterra o della Germania, Degrelle condivise in toto la politica neutralista di Re Leopoldo III. 

Con la pesantissima pressione franco-inglese sul Belgio iniziò anche l’epurazione politica, nonostante la contrarietà del Re. Il 10 Maggio 1940 il Ministro della Giustizia Janson ordinò l’arresto di migliaia di persone sospettate di spionaggio a favore dei tedeschi: tra essi figurava Degrelle. 

Catturato, il capo del Rexismo fu internato in un campo di concentramento ad ovest del paese e di lì trasferito in campi di concentramento francesi, dapprima a Dunquerke, quindi a Vernet. 

Destinato alle fucilazioni sommarie che gli Alleati riservavano ai nemici politici, Degrelle fu prima interrogato, duramente percosso e torturato, anche attraverso il classico utilizzo, già tipico dei rossi durante la Guerra di Spagna, delle finte fucilazioni come tortura psicologica. 

Questo dilungarsi delle torture fu però paradossalmente la sua fortuna: i tedeschi fecero in tempo a liberarlo, il 24 Luglio. Da Parigi si recò allora a Brusselle, impegnandosi risolutamente nella collaborazione con la Germania, vista come liberatrice dal giogo bolscevico e liberalcapitalista. 

Cercò subito di convincere Re Leopoldo III e il Cardinale Van Roey a schierarsi risolutamente al fianco di Hitler, ma sia il Re che il Cardinale non vollero compromettersi così apertamente, preferendo permanere nella neutralità, timorosi probabilmente delle ritorsioni anglo-francesi (non sbagliandosi, visto che, tra l’altro, si sarebbero in seguito realmente concretizzate a danno di Leopoldo III a causa della sola neutralità!). 

Degrelle rilanciò immediatamente il Partito Rexista e il quotidiano Le pays réel, costituendo altresì una formazione paramilitare, i Gruppi di Combattimento (Formations de combat). 

Fremendo all’idea di poter combattere sul campo il pericolo rosso bolscevico, Degrelle saluta con gioia l’inizio dell’Operazione Barbarossa, il 22 Giugno 1941, e si mette subito al lavoro per formare una Legione di combattenti, la Legione Vallona, che presto sarebbe stata inquadrata nell’ambito delle Waffen SS, che, com’è noto, avevano nei loro ranghi esponenti di svariate razze e nazionalità. Anche Re Leopoldo III fece sapere di approvare la Crociata antibolscevica in difesa dei valori Europei e Degrelle, forte dell’appoggio degli elementi migliori della società belga, decide di arruolarsi egli stesso, come soldato semplice, dando supremo esempio di dedizione assoluta alla causa.


 

I Fiamminghi costituirono a loro volta una Legione, sicché entrambe le razze della popolazione Belga furono in prima linea assieme alle altre avanguardie d’Europa. 

Nel 1942 ulteriori giovanissimi volontari della "Gioventù Rexista" giunsero arditamente in Russia. Degrelle fu decorato con la Croce di Ferro e divenne Aiutante (Feldwebel). 

Alle dure e tremende prove del fronte russo, Degrelle e i suoi camerati delle Waffen SS, con una forza d’animo che solo la fede nell’ideale può dare, scrissero pagine di gloria ampiamente documentate nei diari e negli scritti dei più diversi partecipanti al conflitto, costituendo un esempio che gli uomini intellettualmente onesti, di qualunque fede politica siano, non possono non ammirare. 

Come emerge dalle sue discussioni con Hitler, con cui il capo belga aveva un rapporto privilegiato, Degrelle cercò di collaborare alla costruzione di un nuovo assetto eurasiatico che promuovesse le istanze dei vari popoli: i progetti erano molti e notevoli le speranze, ma, ben presto, con i rovesci militari, Degrelle vide pian piano sfumare il suo sogno in una nuova Europa. 

Tuttavia, tornato in Belgio nel 1944 come eroe di guerra, ebbe ancora notevoli testimonianze di plauso e favore. 

Hitler, colpito dalla tempra e dagli ideali di Degrelle, disse durante un incontro: “Se io avessi un figlio, mi sarebbe piaciuto che fosse come voi”. 



Promosso SS-Sturmbannführer nell'aprile 1944, Degrelle fu posto a capo di una Brigata destinata alla difesa del Belgio. Nominato quindi Volksführer der Wallonen da Hitler stesso, con l’inizio del 1945 divenne SS-Obersturmbannführer, con ampi poteri politici sul suo paese. Ormai però la guerra volgeva in disfatta e la Legione Vallona combatté la sua ultima battaglia in Pomerania con ardimento impensabile, innanzi alla schiacciante supremazia nemica. Il 20 aprile 1945 Degrelle divenne Standartenführer delle Waffen SS, ma ormai era la fine: il 3 Maggio 1945, a Schwerin, in Meclemburgo, si arrese l’ultima unità combattente. 

Condannato a morte dai suoi nemici sin dalla fine del 1944, Degrelle dovette sfuggire a una vera e propria caccia all’uomo. In effetti agli occhi dei vincitori, in particolare dei belgi filo-britannici, Degrelle era visto come un pericolosissimo avversario, che avrebbe potuto ancora dar loro del filo da torcere, anche in un dopoguerra dominato dalle potenze angloamericane. 

Ma Degrelle, abilissimo nel far perdere le proprie tracce, si mosse sin dalla fine di aprile del 1945 dalla Danimarca alla Norvegia. Ad Oslo riuscì a requisire rocambolescamente un aereo leggero, al comando del quale giunse, dopo un quanto mai periglioso volo, sulle spiagge della Spagna settentrionale, presso San Sebastián. La Spagna infatti, essendo saldamente governata dal Nazionalsindacalismo, accoglieva in quel periodo parecchi uomini perseguitati dai vincitori alleati. 

Dal suo rifugio spagnuolo, Degrelle reclamò l’amnistia per i combattenti belgi del fronte russo e fece sapere ai nuovi governanti installati dagli Alleati che era pronto a rientrare in Patria solo se gli fosse stato assicurato un equo processo, cosa peraltro piuttosto improbabile, visto anche la triste fine che in ottobre, ad esempio, aveva fatto in Francia Laval. 

Nel 1947 la Spagna negò ufficialmente ogni possibilità di estradizione, opponendosi fieramente ai processi politici sommari cui erano sottoposti nelle democrazie i combattenti socialnazionali dei vari paesi. 

Il Primo Ministro belga Spaak, assetato di vendetta, reclamò addirittura l’intervento dell’ONU! La Spagna allora capì che per salvare Degrelle era necessario farne sparire le tracce e per un certo periodo nessuno seppe più che fine avesse fatto il Capo Rexista. 

Più tardi, nel 1954, a Degrelle fu concessa ufficialmente la cittadinanza spagnuola attraverso adozione (assunse il nome di Léon José de Ramírez Reina), mettendolo al riparo dalle costanti richieste di estradizione che sarebbero continuate, in modo quasi autoironico, nei decenni. 

Tutta l’attività politica di Degrelle durante il lunghissimo dopoguerra (visse fino agli anni ’90, quasi alla soglia dei 90 anni) fu concentrata su un obiettivo fondamentale: far comprendere gli ideali degli sconfitti all’opinione pubblica, via via sempre più assuefatta al pensiero unico liberaldemocratico, dimostrando di volta in volta le malefatte e le menzogne dei vincitori. 

Per questo fu considerato sempre un pericolo dai regimi democratici, i quali non cessarono un istante di boicottarlo, tentando più volte anche di assassinarlo o catturarlo. 

Nel giro di quasi cinquant’anni di attività post-bellica, per forza di cose spesso nascosta, Degrelle riuscì a intessere legami internazionali con tutte le forze che si opponevano al sistema unico mondialista imposto dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale. 

Perfino le indebolite autorità Franchiste, quando nei primi anni ’70 si intravvedeva ormai una fine prossima del regime, dovettero rinunciare a proteggerlo sotto la pressione delle forze atlantiste. Tuttavia, ottimi furono i rapporti politici e filosofici con vari esponenti e movimenti politici europei, in particolare col Fronte Nazionale francese di Le Pen. 



Riconosciuto ormai come vero e proprio “monumento della seconda guerra mondiale”, come diceva Le Pen, Degrelle negli anni ’80 e ’90 suscitava da un lato venerazione politica negli uomini eredi delle idee socialnazionali, dall’altro fobia smaniosa di vendetta nei “democratici”. 

Basti pensare alla persecuzione che subirono gli editori che ne pubblicarono gli scritti più audaci, come la lettera al Papa a proposito di quella che chiamò la “truffa di Auschwitz” (finirono in galera) o ai divieti di pubblicazione dei suoi scritti che pretendevano larghe frange del parlamento belga. 

Morì a Malaga, sazio di anni e di gloria, il 31 marzo 1994. 


2. Il Rexismo, ideali e principî



Il Rexismo si fonda su saldi ideali Cattolici, Monarchisti, Aristocratici, Sociali e Nazionali, con un forte legame coi principî del Fascismo Italiano. 

Prende il nome dal concetto di regalità inteso in senso sia religioso che politico (Christus Rex). 

Il Rexismo lotta fortemente contro le idee dei liberali (“lo squalo capitalista”) e dei bolscevichi (“il mostro rosso”), inserendosi perfettamente nel concetto di “Terza Via”. 

Esso ritiene il parlamentarismo partitico non funzionale a un buon andamento della politica nazionale, soprattutto perché portatore di estrema corruzione: “Contro tutti i partiti, contro tutti i corrotti!” è un tipico motto Rexista. 

La democrazia oclocratica è considerata dal Rexismo come fondamentalmente incivile e basata sul mercimonio dei voti. 

Per il Rexismo gli insegnamenti tradizionali della Chiesa Cattolica devono essere alla base delle leggi dello Stato, che dev’essere permeato dalla moralità e dall’etica. 

A livello economico, il Rexismo vuole costruire una società corporativa sull’esempio del Fascismo Italiano. 

Il movimento fece sue molte consuetudini del Fascismo Italiano, come il saluto romano. Come inno fu scelto il preesistente canto patriottico Vers l'avenir, di cui di seguito proponiamo il testo.

Le siècle marche et pose ses jalons,     

Nous marquant une étape nouvelle.     

Nous le suivons et nous nous rappelons     

Nos aïeux et leur gloire immortelle.     

Si ton sol est petit, dans un monde nouveau     

L'avenir qui t'appelle a planté ton drapeau. 


Rit. Marche joyeux, peuple énergique,     

Vers des destins dignes de toi.     

Dieu protège la libre Belgique et son Roi!         


Ô terre sainte, ô terre des aïeux,     

Leurs sueurs et leur sang t'ont pétrie,     

Et loin ou près sauront leurs fils pieux     

Honorer, élargir la Patrie.     

Si des frères s'en vont, il en est par milliers     

Qui, fidèles gardiens, défendront tes foyers. 


Rit. Va sans faiblir, peuple énergique,     

Vers des destins dignes de toi.     

Dieu saura protéger la Belgique et son Roi !

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Il secolo avanza e fissa le sue pietre miliari,     

Segniamo una nuova tappa.     

Lo seguiamo e ci ricordiamo     

Dei nostri avi e della loro gloria immortale.     

Se il tuo suolo è piccolo, in un mondo nuovo     

L'avvenire che ti chiama ha piantato la tua bandiera.


Rit. Marcia gioioso, popolo energico,     

Verso destini degni di te.     

Dio protegga il libero Belgio e il suo Re!


O terra santa, o terra degli avi,     

I loro sudori e il loro sangue ti hanno costruito,

E lontano o vicino i loro pii figli sapranno    

Onorare, espandere la Patria.     

Se i fratelli se ne vanno, ce ne sono migliaia     

Che, fedeli guardiani, difenderanno i tuoi focolari. 


Rit. Va senza indebolirti, popolo energico,     

Verso destini degni di te.     

Dio saprà proteggere il Belgio e il suo Re!


Altri esponenti importanti del partito furono Victor Mathys (Capo del Partito durante la permanenza di Degrelle al fronte), l’ideologo José Streel e Louis Collard. 

Con la guerra quasi tutti i Rexisti perirono o al fronte o assassinati dai partigiani o fucilati dagli alleati.

 

3. Le battaglie contro un mondo ostile: la difesa dell’ideale innanzi alla propaganda democratica


Essendo, tra gli sconfitti, uno dei pochi protagonisti di primissimo piano sopravvissuto per tanti decenni alla Seconda Guerra Mondiale, Degrelle fu oggetto di una campagna denigratoria che dire allucinante è dir poco. 

E la cosa interessante è che non furono tanto i comunisti ad accanirsi contro di lui, quanto soprattutto i democratici e i liberali di tutta Europa. Abilissimi nella costruzione dei vari miti del “male assoluto”, i “buonisti” democratici europei collezionarono ogni tipo di accusa e di presunta “rivelazione”, tirando fuori dal “cilindro propagandistico” ogni sorta di “coniglio”: da vicende politiche a vicende amorose, da rapporti familiari a rapporti economici, da questioni pubbliche a questioni private…non ci fu settore della vita del Capo Rexista che non fosse investito da qualche calunnia o da qualche costruzione gigantesca, tanto che se si ammettesse la pur parziale veridicità di tante congetture, si dovrebbe ammettere che Degrelle o non era una persona sola o era una specie di superuomo dotato di ubiquità e telepatia! 

Anche le biografie che si leggono attualmente sui vari canali d’informazione e siti di “regime” contengono una miriade di strane ricostruzioni e voli pindarici tra i più fantasiosi, spesso rasentanti le più ridicole chiacchiere da infimo rotocalco. 

In realtà Degrelle non era un uomo così complicato: era più semplicemente un uomo di principî, dotato di un’estrema capacità di sacrificio, con ideali ferrei e un comportamento lineare, tale da costituire un esempio per tante generazioni. In definitiva è proprio questo che era inammissibile per i politici democratici del secondo dopoguerra: essi non potevano ammettere che fosse ancora viva una figura di tale spessore. Per questo egli divenne il pericolo numero uno: non certo per le reali possibilità di scalzarli via dal potere, ma per la gigantesca presenza morale, capace di offuscare in un baleno tutti gli assiomi dei “buoni liberatori”. Di qui il livore e la violenza dimostrata nei suoi confronti dai vari personaggi liberaldemocratici Europei, che potrebbe apparire spropositata rispetto all’effettiva possibilità d’azione pratica del Capo Rexista. 

Dal canto suo Degrelle continuò indefesso a cercare di illustrare alle giovani generazioni gli unici ideali che permetteranno ai popoli europei di farsi spazio nel mondo e di non diventare cenerentole dell’umanità o addirittura di essere prossimi all’estinzione. 

E’ impossibile sintetizzare in un articolo i suoi copiosi scritti, le sue illuminate indicazioni, i suoi ineguagliabili aforismi. Cercheremo perciò, nello spazio consentitoci dall’articolo, di illustrare brevemente i punti essenziali della sua lotta ideale durante il lungo secondo dopoguerra. 

Egli dovette anzitutto iniziare da una pars destruens, atta a demolire tutti i postulati del pensiero unico mondiale, anzitutto dal principale: quello che dipingeva i tedeschi e coloro che nella seconda guerra mondiale lottarono al fianco della Germania come una sorta di “mentecatti esaltati”, “esponenti del male assoluto”, che “volevano trasformare tutto in un grande campo di concentramento”. 

Al contrario egli grida al mondo che essi erano mossi da ideali ben precisi, e di alta caratura morale. Tali ideali potranno essere abbracciati o rifiutati, ma giammai negati. 

Nei suoi scritti egli smonta brillantemente una ad una le menzogne dei vincitori, senza mai peraltro passare all’errore opposto, quello cioè di trasformare il preteso “male assoluto” in “bene assoluto”, il che sarebbe egualmente fuori dalla realtà. 

Egli riconosce gli errori fatti, ivi comprese le malefatte e i crimini nei confronti della popolazione ebraica: quando egli, nella sua lettera al Papa Giovanni Paolo II, parla di “truffa di Auschwitz” non dice affatto che non esisté alcuna persecuzione contro gli ebrei. Egli, scoprendo menzogne e strumentalizzazioni, si scaglia piuttosto contro l’utilizzo sociale, politico e religioso di detta persecuzione; egli dimostra inoltre che i campi di concentramento tedeschi non erano affatto un unicum

“Ad Auschwitz, nessuno lo negherà, la vita è stata dura, a volte molto crudele. Ma nei campi dei vincitori del 1945, i sadici e gli aguzzini prosperarono rapidamente e con pari abbondanza.” 

Egli sostanzialmente parifica la persecuzione degli ebrei a tutte le altre persecuzioni ed è difficile non condividere quest’impostazione, a meno di non considerare quella ebraica una razza superiore. C’è invero da pensare che per molti lo sia se, anche dal punto di vista religioso, si è assistito negli anni a una sacralizzazione di detta persecuzione ebraica (la cosiddetta “religione di Auschwitz”, con veri e propri dogmi che è considerato delitto negare e con l’istituzione di una vera inquisizione politica, sociale e giuridica pronta a colpire i più o meno presunti “negazionisti”, neologismo atto a bollare gli “eretici” di tale nuova religione). 

Tutto ciò è invero inaccettabile per un Cattolico, che riconosce come vero olocausto (sacrificio religioso) quello di Gesù Cristo sul Calvario e non una persecuzione verso un popolo, fosse anche l’ex popolo eletto. 

Alla pars destruens segue la pars costruens, basata essenzialmente sul tener saldi gli ideali fondamentali innanzi a un mondo ostile: la Religione, la Patria, la Stirpe, la Famiglia, le Comunità intermedie, il senso dello Stato, il concetto di Europa, l’Aristocraticismo, il Monarchismo, il Corporativismo. Detti valori hanno fatto grandi le civiltà Europee e devono essere gelosamente conservati almeno come seme, affinché possano rigermogliare ancora in un futuro finalmente libero dall’oppressione liberaldemocratica.   


4. Conclusione: attualità e prospettive future del pensiero di Degrelle e del Rexismo


I valori e i principî che furono di Degrelle e del Rexismo sono di un’attualità sconvolgente. Oggi, innanzi a un mondo corroso fino al midollo da un’orribile mentalità che risulta dalla fusione delle peggiori istanze della liberaldemocrazia e del socialcomunismo, chi vuole conservare e difendere le proprie radici, affinché possano conservarsi e fruttificare in un futuro anche remoto, deve custodire gelosamente gli insegnamenti del XX secolo, e tra questi insegnamenti primeggiano sicuramente quelli forniti da Léon Degrelle. 

Chiudiamo con qualche citazione, in virgolettato, del grande pensatore belga. 


Perché siamo sulla terra? 

“Non si è sulla terra per mangiare in orario, dormire a tempo opportuno, vivere cent’anni ed oltre. Tutto questo è vano e sciocco. Una sola cosa conta: avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, sorvegliarne la debolezza ed esaltarne le tensioni, servire gli altri, spargere attorno a sé felicità ed affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l’un l’altro.” 


In tempo d’Avvento 

“Noi conoscevamo solo mamme belle con occhi puri in cui si poteva vedere tutto. Avevamo tanto guardato quegli occhi…ma quelli della Mamma di Gesù Bambino ci incantavano completamente, come se il cielo facesse vedere ai fanciulli più di quel che vedono gli uomini. Non dicevamo nulla ridiscendendo il pendio. Quando i bambini non dicono nulla, ciò significa che essi hanno tante cose da dire. Il cioccolato fumante, la tavola grande coperta di dolci fatti in casa, non sono mai riusciti, al ritorno, a strapparci dagli invisibili conversari che si erano stretti tra i figli di mamme umane e il figlioletto della Mamma del Cielo.” 


Verso la Pasqua 

“Signore, voi ci portavate l’essenziale e l’eterno, il pane e la bevanda, il soffio e il sole. Voi amavate i nostri cuori, ci davate forza. Avremmo dovuto esultare leggeri, il cuore festoso, liberati per sempre da ogni legame, da ogni rimpianto, da ogni altra speranza. Siamo rimasti pavidi nell’ombra di una porta o sotto un ulivo rilucente. Voi passavate oppresso e carico d’insulti. Ah!, mio Dio! In quei momenti di dolore e di salvezza, noi non abbiamo saputo amare. Nell'ora del dono totale i nostri cuori erano senza vita. Mio Dio, Voi siete là, abbandonato da tutti, muto e triste, le membra irrigidite. Non vi è stato nessuno, nessuno. Noi abbracciamo il legno della morte e, senza rialzare il capo, lasciamo cadere ai Vostri piedi la disfatta dei nostri cuori... Voi tornerete alla luce, Signore. In quell’ora, abbiate pietà delle anime distrutte! Abbiate pietà delle anime vuote! Soffriamo tanto nel sentirci così meschini e vili, così pieni di noi stessi, preoccupati dei nostri egoismi, delle nostre ambizioni, delle nostre vanità... Vi abbiamo lasciato soffrire, abbiamo visto sgorgare il Vostro Sangue, piantare la Vostra Croce, spegnersi il Vostro Volto. Quando mai oseremo guardare le Vostre Piaghe aperte e i Vostri occhi stanchi? Signore, l'ora è vicina, la Vostra luce sta per risplendere improvvisamente sulla collina. Noi ci troveremo là, nonostante tutto: vergognosi e tristi. Date ardore ai nostri cuori con la Vostra sfolgorante dolcezza, dateci il calore e la purezza di quel fuoco divino da cui Voi scaturite. Noi stiamo prostrati al limitare del Vostro Sepolcro. Signore, fate sprizzare nelle nostre anime vinte la scintilla della Resurrezione!” 


Natale di guerra sul fronte russo: la forza della Santa Eucarestia 

“Per il Natale 1943, ogni rifugio aveva piantato il proprio albero di Natale, imbiancato con ovatta portata via agli infermieri. (…) Esattamente a mezzanotte, nel momento in cui quelli che facevano ancora gli spavaldi avevano appena intonato il “Minuit, Chretiens!” (canto tradizionale Natalizio francese, ndr), il cielo si infiammò. Non erano certamente né gli Angeli annunciatori, né le trombe di Betlemme: era l’attacco! I rossi, dicendosi che a quell’ora i nostri uomini sarebbero stati un po’ brilli, avevano aperto il fuoco con tutta la loro artiglieria e arrivavano al combattimento…All’alba, il fuoco si calmò. Il nostro Cappellano distribuì la Comunione alla truppa, che salì dalle postazioni, squadra per squadra, fino alla cappella ortodossa in cui fraternizzavano, molto cristianamente, il nostro Prete vallone, vestito in feldgrau, e il vecchio Pope con la mitra viola. Là, i cuori dolenti o amari trovarono il sollievo. I genitori, la sposa, i bambini diletti avevano ascoltato la medesima Messa, laggiù, e ricevuto la medesima Eucarestia…I soldati ridiscesero con le anime semplici, candide come la grande steppa bianca che balenava nel pomeriggio di Natale.” 


Il materialismo, grande male della modernità 

“Questo esagitato materialismo elimina o contamina tutto ciò che potrebbe ostacolare la sua sfrenata espansione, ovvero tutto quello che costituisce per sua essenza una tendenza alla disciplina o alla rinuncia: Religione, Famiglia, servizio alla Patria - i tre punti fermi della saggezza umana. (…) La società dei consumi converte l’umanità in un’immensa massa materialista alla quale la semplice idea della disciplina suscita orrore. Le ferie, la televisione, la libido, la voglia di avere tutto, di pagarsi tutto ciò che si vede, di non sottomettersi ad alcuna norma limitativa, di non avere nemmeno il carico dei genitori vecchi (pesi morti) o dei bambini (ostacoli) hanno buttato all’aria la civiltà occidentale nello spazio di un quarto di secolo.” 


Senza spiritualità si sprofonda nell’abisso 

“Il secolo non sprofonda per mancanza di supporto materiale. L’universo non è mai stato così ricco, colmo di tanto benessere, grazie a una industrializzazione di tale efficacia produttiva. Non vi sono state mai tante risorse, né tanti beni disponibili. È il cuore dell’uomo, solo lui, ad essere in stato fallimentare. È per mancanza di amore, è per mancanza di fede e capacità di donarsi, che il mondo stesso si abbatte sotto i colpi che lo assassinano.” 



Vittorio VETRANO 


Bibliografia 

  • Brasillac R. (1936), Léon Degrelle et l’avenir de Rex, Plon, Parigi
  • Degrelle L. (1964), Les Ames qui brûlent (Militia), À la Feuille de Chȇne, Parigi
  • Degrelle L. (1969), Hitler pour mille ans, La Table Ronde
  • Degrelle L. (1979), Lettera al Papa sulla truffa di Auschwitz, Sentinella d’Italia
  • Degrelle L. (1984), Waffen SS la grande sconosciuta, traduz. Antonio Guerin, Edizioni di Avanguardia, Trapani
  • Étienne J.M. (1968), Le mouvement rexiste jusqu’en 1940, in Armand Colin, Cahiers de la fondation nationale des sciences politiques, n. 195, Parigi

Immagini: l'ultima tratta da https://www.deviantart.com/ssa88art/art/Leon-Degrelle-Sticker-by-SSA-ART-739951326 ; le altre di dominio pubblico