IL TESORO DI EQUATORIA


Invito alla lettura del romanzo "Il tesoro di Equatoria", nuovo libro di Vittorio Vetrano.


Vittorio Vetrano ha dato alle stampe il suo lavoro “Il tesoro di Equatoria”, pubblicato pochi mesi fa da “Leone Editore”.

Si tratta di un romanzo d’avventura, ben scritto e molto originale, appartenente al genere “ucrònico”, sebbene, a tratti, lambisca il mondo del fantaspionaggio e non disdegni neppure gli intenti didascalici di un saggio storico-antropologico. Ma sarebbe riduttivo, parlare di questo lavoro solo in termini tecnico-letterari.

Vi è in esso qualcosa di ben più profondo: qualcosa di ben più nobile si cela in maniera palesemente misteriosa tra le sue righe. L’attento lettore, che gusterà avidamente le pagine di questo racconto, tra colpi di scena, colluttazioni ed episodi di suspense, non noterà solo immagini suggestive descritte con dovizia di dettagli, non conoscerà solo personaggi tanto ben tratteggiati da risultare estremamente verosimili, non si limiterà a sperimentare i colori delle razze umane via via incontrate durante questo singolare viaggio, non avrà solo il privilegio di inebriarsi degli odori di una lussureggiante flora esotica.

Tutto ciò è insufficiente ad esprimere la ricchezza di ideali custodita gelosamente in quest’opera.

Ma andiamo con ordine. L’Italia ha vinto la II Guerra Mondiale, o meglio, è una delle nazioni vincitrici della “Guerra del Mediterraneo”. Il sogno vagheggiato da Benito Mussolini, finalmente, si è avverato: la nostra patria ha ormai consolidato i suoi territori in Africa, divenendo concretamente “Impero”, crocevia di popoli, usi, costumi, paesaggi multiformi e splendenti che si integrano nello scacchiere sociale della nostra civiltà, nata dalle macerie della precedente ed asfittica società materialista. Capitalismo e collettivismo sono stati sconfitti e reclusi nei loro angusti confini. La civiltà del Lavoro, la dignità umana, le leggi eterne della Tradizione spirituale hanno davvero trionfato sull’umiliante materialismo di una modernità diabolica che sembrava invincibile. Roma ha di nuovo il suo Impero e lo sta difendendo “contro chiunque con le sue armi”. Il Popolo Italiano si è reso davvero degno di tutto ciò, dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini.

Non si tratta di fantasie arbitrarie né di retorica ideologizzata: tutto quello descritto sopra costituisce la realtà oggettiva e naturale del romanzo, la cornice storica entro cui si sviluppa l’intera vicenda narrata.

E’ giusto, la Storia, sebbene non sia una scienza esatta, non si fa con i “se”, come l’Autore nota nella Premessa. Tuttavia, aggiungiamo noi, è ormai risaputo che la fanno i vincitori. Pertanto, le ipotesi del tipo “se avessimo vinto la guerra…”, sono valide tanto quanto quella che, partendo da premesse comuni, si è poi concretizzata ed ha prevalso (quell’ ipotesi che alla fine si è realizzata non in quanto più plausibile delle altre, ma perché imposta all’umanità da parte di chi ha vinto una guerra).

In un simile contesto, seguiamo allora l’avventura del protagonista Giulio Dudovich, giovane romano che lavora per una ditta produttrice di macchine agricole e che riceve l’incarico di recarsi in Equatoria, nel Commissariato più meridionale del Sudan, affiancato da un gruppo di persone audaci che lo aiuteranno nell’impresa. Tuttavia, la missione si trasforma ben presto in una tanto pericolosa quanto esaltante caccia ad un tesoro, nascosto fra i segreti dell’Africa nord-orientale e preda ambita da parte di una banda di malviventi efferati.

Ma ciò che più entusiasma è constatare come in ogni passo dell’avvincente trama, supportata da annotazioni geografiche sempre puntuali, vi siano riflessioni storico-politiche attente e scrupolose, divagazioni mai scontate sui temi etici e profonde precisazioni culturali. Ecco allora, che la storia della missione di Dudovich, perfettamente intrecciata alla Storia in cui è ambientato il racconto, offre l’opportunità per riscoprire i grandi Valori che attraversano i secoli e restano oltre il tempo, in quanto immutabili, eterni e che Julius Evola indicherebbe come pilastri della “Grande Morale”: Dio, Patria e Famiglia, Onore e Fedeltà, Rettitudine e Cortesia, Vigore fisico ed intellettuale.

Il viaggio alla ricerca di questo bene prezioso dal valore inestimabile, ci sembra assumere tutte le caratteristiche di un percorso esistenziale, fatto di glorie e pericoli, cadute e coraggio, prove e trionfi: il Viaggio della vita che ognuno di noi è chiamato a compiere, per scoprire il Bene, il Bello ed il Buono, ovvero ciò che valorizza davvero l’esistenza umana.   

Che sia questo, alla fine, il “tesoro di Equatoria”?


Giovanni FLAMMA


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“Il tesoro di Equatoria”. Romanzo ucronico | L'ITALIA COLONIALE 

Il tesoro di Equatoria | Agenzia Stampa Italia