Giuseppe Bottai (Roma, 3 settembre 1895 – Roma, 9 gennaio 1959), il Fascista intellettuale che tentò di tradurre i principî nella pratica. Quarta ed ultima parte.


6. La Seconda Guerra Mondiale

Nei confronti dell’alleanza della Germania e dell’eventualità di una guerra, Bottai è piuttosto cauto, pur considerando in qualche modo sacrosante le rivendicazioni degli Stati dell’Asse e indispensabile un superamento dell’immorale status quo degli interessi costituiti internazionali. Tuttavia la sua Critica Fascista esprime molto bene in questo periodo la necessità di non lasciare nulla d’intentato al fine di agevolare una soluzione giusta e pacifica. Un’eventuale entrata in guerra dell’Italia avrebbe dovuto comunque essere una nuova guerra di liberazione, un moto di giustizia, il coronamento vero del Risorgimento. In questo senso è evidente l’intenzione del gruppo di Bottai di dare all’ormai incipiente guerra un carattere politico Italiano, in funzione del Fascismo universale e di uno sviluppo europeo del corporativismo, in un modo indipendente e in un certo senso perfino alternativo alla Germania.

Nell’ambito dello sviluppo di tali tematiche, Bottai dà il via nel marzo del ’40 alle pubblicazioni di Primato, volto a fare dell’Italia Fascista, nell’ambito di ciò ch’egli definiva il coraggio della concordia, “la sola, la più valida tutrice e custode della civiltà e della cultura”. Alla rivista collaborò il meglio della cultura dell’epoca: Nicola Abbagnano, Michelangelo Antonioni, Giulio Carlo Argan, Dino Buzzati, Carlo Emilio Gadda, Leo Longanesi, Eugenio Montale, Indro Montanelli, Cesare Pavese, Giaime Pintor, Vasco Pratolini, Salvatore Quasimodo, Luigi Salvatorelli, Emilio Sereni, Giuseppe Ungaretti, per citare solo i più noti. 

Con l’intervento bellico, Bottai cercò invero di riunire a sé tutti gli intellettuali Italiani. Egli s’accingeva in definitiva a preparare, culturalmente e politicamente, il dopoguerra. Nell’ambito del dibattito sulle prospettive degli anni successivi alla nuova guerra vittoriosa, molto interessanti furono gli interventi dello stesso Bottai, di Pellizzi e di Spirito, che stava scrivendo il libro Guerra Rivoluzionaria, cui si interessò lo stesso Mussolini. In vista della vittoria, di cui egli rimane per molto tempo sicuro, era essenziale cercare di prospettare un europeismo corporativo, affinché alla potenza dell’alleato tedesco stesse innanzi un altrettanto potente Italia, che dal punto vista culturale e politico potesse bilanciare l’oggettiva superiorità economica tedesca. 

Nei primi anni di guerra, cui tra l’altro partecipa direttamente sempre in Fanteria tra il 1941 e il 1942, Bottai cerca altresì di far convergere sempre più l’ideale religioso Cattolico con quello politico Fascista, cercando di incentivare lo studio universitario della teologia e prospettando una sorta di “nuovo umanesimo Cattolico e totalitario assieme”, all’insegna di un antiborghesismo che fosse una sintesi tra Sorel e Peguy, il tutto sempre in un’ottica di assestamento culturale successivo alla guerra vittoriosa.

Allorché i rovesci militari iniziarono a mostrare con evidenza la reale possibilità di una sconfitta, tutti i dibattiti teorici sul dopoguerra iniziarono però a diventare sterili. 

Con l’ampio rimpasto di Governo del 6 febbraio 1943 Bottai lascia malvolentieri il Ministero dell’Educazione Nazionale, poiché riteneva ancora non concluso il suo compito, sicché se ne lamenta direttamente col Duce. I rapporti con Mussolini si erano effettivamente alquanto incrinati e la situazione del Regime, con gli angloamericani alle porte, risultava ormai precaria.

Pur non essendo particolarmente vicino alla posizione politica di Grandi, di cui tra l’altro non aveva apprezzato lo scarso entusiasmo circa il proprio modo di intendere il corporativismo, fu tra i suoi collaboratori nella preparazione dell’ordine del giorno che il 25 luglio 1943 al Gran Consiglio avrebbe dovuto di fatto sfiduciare Mussolini. 

Rimasto nell’ombra all’insediarsi del Governo Badoglio e indifferente alla costituzione della R.S.I., fu condannato a morte in contumacia dal Tribunale di Verona (gennaio 1944). Alla condanna reagì veementemente, suscitando scalpore, con l’arruolamento come volontario nella Legione Straniera francese di stanza in Algeria, nei ranghi del cui I Reggimento Cavalleria combatté i tedeschi in Provenza e nella stessa Germania. Si congedò soltanto nel 1948, col grado di Sergente.


7. Il secondo dopoguerra

Tornato in Patria dopo l'amnistia, collabora a Il Popolo di Roma, finanziato da Vittorio Cini, e fonda nel 1953 la rivista di critica politica ABC, molto tagliente nei confronti dei vizi e delle corruzioni già evidenti nello stato democratico antifascista appena sorto. Scrisse: 

“Gli intellettuali Italiani avrebbero potuto portare un contributo all’educazione politica dei loro compatrioti... visto che non lo fanno loro, bisognerà che un giorno un politico, che con essi abbia avuto qualche commercio, dica dell’incapacità della società letteraria, o più genericamente artistica, Italiana a fondersi nella più ampia società civile, a circolarvi con disinvoltura, a esercitarvi il suo officio e, quasi per istinto di difesa, del suo gettarsi in politica agli estremi: talché ai fascistissimi di ieri corrispondono i democraticissimi di oggi. Con la stessa mancanza di serietà”. 



Di questo periodo sono i suoi interessantissimi scritti memorialistici, Vent’anni e un giorno e i Diari, citati sovente come una delle testimonianze storiche più importanti dell’epoca. Morì nella Capitale il 9 Gennaio del 1959.


8. Conclusione

Giuseppe Bottai fu per antonomasia il Fascista intellettuale, uno dei pensatori politici più acuti e intelligenti del XX secolo. Dai suoi studi e dalle sue realizzazioni nell’ambito dell’economia politica e dell’educazione nazionale sarebbe importante oggi trarre spunto per un rinnovamento completo della scuola, che oggi versa in una situazione pietosa, e del mondo del lavoro, profondamente corroso dall’immoralità e dall’individualismo oltremodo diffusi nella società attuale.


Vittorio VETRANO


Bibliografia

-     Agosti M. (1940), La Carta della Scuola, Società Editrice “La Scuola”, Brescia

-     Bottai G.(1982), Diario 1935-1944, a cura di G.B. Guerri, Collana Storica Rizzoli, Milano

-     Bottai G. (1988), Diario 1944-1948, a cura di G.B. Guerri, Collana Storica Rizzoli, Milano

-     Bottai G. (1949), Vent’anni e un giorno, Garzanti, Milano

-     De Felice R. (1965-1997), Mussolini e il Fascismo (8 volumi), Einaudi, Torino

-     Turati A., Bottai G. (1929), La Carta del Lavoro illustrata e commentata, Ed. de “Il Diritto del lavoro”, Roma