PER UN 26 APRILE IN RICORDO DI BRUNO LEONI


Quando la regola di maggioranza sostituisce senza necessità la scelta individuale, la democrazia confligge con la libertà individuale. E’ questo particolare tipo di democrazia che dovrebbe essere tenuto al minimo allo scopo di conservare un massimo di democrazia compatibile con la libertà individuale (B. Leoni).


Il 26 Aprile del 1913 nacque, nella città di Ancona, il filosofo Bruno Leoni, così celebre negli Stati Uniti, quanto poco conosciuto in Italia (Nemo propheta in patria…). Mi spiace che una città importante come quella di Ancona ignori un suo figlio, che è stato grande giurista-filosofo (mai nessuna commemorazione o via a lui intitolata, non si è mai trovato un suo libro nella biblioteca comunale).

Questo è purtroppo frutto di un’ignoranza e di un’intolleranza culturale presenti nel nostro paese, date anche dalla famosa occupazione delle “casematte del potere e della società civile” voluta da Gramsci. Ma perché il giurista risulta così scomodo? Perché Ancona, la sua terra natia, non vuole nemmeno menzionarlo?

Il pensiero leoniano affronta tantissimi temi, ma in particolare vorrei soffermarmi sulla critica alla pianificazione centralizzata e allo statalismo; il liberismo è de-centralismo e la pianificazione stessa è irrazionale. Secondo il filosofo, la libertà nella legge implica la libertà economica, mentre il controllo economico rende possibile, in quanto controllo dei mezzi necessari alla realizzazione di tutti i fini, la restrizione di tutte le libertà. Leoni parlò della creazione giurisprudenziale delle regole, ricordando l’ordine spontaneo che emerge sul mercato grazie alle innumerevoli libere decisioni assunte da imprenditori e consumatori, mentre la tradizione giuridica continentale di matrice napoleonica, fondata su codici e decisioni dei parlamenti sovrani, si avvicina alla logica della pianificazione e del socialismo.

Molto interessante è la “contaminazione” che Leoni fa tra la materia economica e la materia giuridica, per riflettere su come emerga il diritto; infatti, come il prezzo nel mercato viene proposto quale incontro da domanda e offerta, allo stesso modo la norma giuridica è il punto di incontro tra le diverse pretese.

Bruno Leoni e Friedrich A. von Hayek (altro importante economista con cui ebbe diversi rapporti epistolari), pur differenziandosi tra loro, erano concordi sul principio fondamentale per cui l'intervento coercitivo dell'autorità statale deve limitarsi a imporre il rispetto delle norme generali di condotta lecita, privando il governo stesso del potere di dirigere e controllare le attività economiche degli individui. Se cosi non fosse, il conferimento di tali facoltà darebbe al governo un potere sostanzialmente arbitrario e discrezionale che si risolverebbe in una limitazione di quelle libertà di scelta degli obiettivi individuali.

Se volgiamo lo sguardo alla situazione attuale italiana, in tempi di Covid-19, si è scelta proprio quella pianificazione “comunisteggiante” su beni e lavori essenziali decisi dallo Stato, su come e quando le attività lavorative possono essere attive o meno, ottenendo l’esatto opposto della teoria leoniana.

Questa, purtroppo, è stata l’ennesima, se non una delle più grandi dimostrazioni di come si voglia ostracizzare in Italia il libero pensiero; quindi la miglior arma per non porsi dubbi su un “lockdown per arresti forzati in casa in nome di un bene superiore deciso dallo Stato” oppure su pianificazioni di chiusure di attività in nome di un bene collettivo (invece di investire e lasciar fare investimenti in ambito medico su cure e strutture), è occultare quello che può essere un pensiero contro-corrente di libertà, ossia quella linfa vitale per potersi mettere in discussione.

Ed ecco, quindi, la risposta alla domanda iniziale: la città di Ancona (che altro non è che lo specchio della situazione italiana) non ha mai dedicato nessun ricordo ad un grandissimo filosofo come Bruno Leoni, pur avendogli dato i natali. Si può essere d’accordo o meno con le sue teorie e nessuno ha la presunzione di avere la verità in tasca, ma è doveroso parlarne, far conoscere il suo pensiero; è importante  ricordarne il valore, altrimenti il nostro sapere sarà solamente “partigiano e parcellizzato” e non avremo mai il beneficio del dubbio che ha mosso e promosso lo sviluppo dell’umanità sin dai tempi antichi.

Noi preferiamo celebrare questo grandissimo filosofo in occasione del suo genetliaco, e alla sua città natale e all’Italia intera lasciamo questo precetto: “Homines, nihil agendo, agere consuescunt male” ("Gli uomini, non facendo nulla, si abituano a fare malamente").

26/04/2021


Gianpaolo FLAMMA