L'editoriale del mese di dicembre MMXXI.

 

Il mondo monarchico è notoriamente una galassia in cui si trova tutto ed il contrario di tutto. Memori delle antiche divisioni “guelfi VS ghibellini”, la nostra area appare lacerata fra “ginevrini ed aostani”, “aostani pro-UMI ed aostani anti-UMI” e via dicendo. Le dicotomie potrebbero essere infinite. In effetti, detto con umorismo un po' macabro, l'individualismo esasperato è il "corona-virus" del nostro mondo. Come se non bastasse, a complicare il tutto, abbiamo anche il monarchismo “pre-unitario” (anch’esso, in verità, diviso fra neo-borbonici, neo-asburgici e neo-papalini…).

Noialtri, da tempo, sosteniamo la necessità di una federazione: tante anime diverse fra loro, tante associazioni ciascuna con la propria fisionomia, ma tutte unite in un solo scòpo: la comune causa monarchica. Non ci stancheremo mai ripetere, come a suo tempo sosteneva il Sommo Poeta, che la Monarchia è prima di tutto una Visione spirituale, organica, della vita e del mondo: prima di qualsiasi, pur legittima, fedeltà dinastica, viene la fede incrollabile in questa Idea grandiosa, meta-politica oltre che politica.

Ovviamente, questa intesa federale fra associazioni dovrebbe essere costruita su una piattaforma comune di valori, su di un patto di princìpi non negoziabili.

Allora sì. Allora si potrebbe pensare ad un programma di massima, ad una “tabella di marcia”, costituita da tappe graduali ma fondamentali. Innanzitutto, dovremmo chiedere a ciascuna persona, desiderosa di aderire al patto, di agire su di sé: “...prima di pensare ad azioni esteriori, spesso dettate solo da momentanei entusiasmi, senza radici profonde, si dovrebbe pensare alla formazione di sé, all’azione su sé...”, “...risorgere interiormente, darsi una forma, creare in sé stessi un ordine ed una dirittura” (così J. Evola, il quale continuava vagheggiando “una rivoluzione silenziosa, procedente in profondità, a che siano create prima dall’interno e nel singolo, le premesse di quell’ ordine che poi dovrà affermarsi all’esterno, soppiantando fulmineamente, al momento giusto, le forme e le forze di un mondo in decadenza”).

Solo in questo modo potremmo pensare di rielaborare Simboli, Miti e Riti, nuovi ed antichi. Solo al termine di questo percorso lungo e difficile potremmo cercare, trovare e salutare con gioia vigorosa un Capo carismatico e lucido, cui fare riferimento.

Ma, al tempo stesso, occorrerebbe non cedere alle facili lusinghe dei proclami, dei rumorosi programmi elettorali, dei partitini politici da 0,1 %: una volta formato l’ “esercito” ed una volta trovato il Comandante, occorrerebbe saper rientrare nel “bosco”, saper fortificare il proprio “quartier generale”, saper aspettare con prudenza, saper rimanere in disparte nel proprio presidio, lontani dal clamore delle vanità esterne, tanto vuote quanto dannose; occorrerebbe saper costruire, nel tenace silenzio del lavoro instancabile, inespugnabili catacombe culturali e segrete cripte spirituali entro alte mura solide e sicure.

Al tempo stesso, sarebbe necessario non commettere il grave errore di cadere nel settarismo buio, bigotto e pauroso; si dovrebbe avere, piuttosto, il coraggio di estirpare la tentazione di rinchiudersi nel ghetto dove il livore rancoroso rischia facilmente di confondere l’orgoglio con l’invidia. Creare una vasta rete di pensiero, come un fenomeno carsico, profondo e “magico”; stringere alleanze intellettuali, “sporcarsi le mani”, aiutare il prossimo attraverso organizzazioni di servizio militare e civile, elaborare mode e stili di vita, sapersi confrontare con idee diverse, con forze opposte e con eresie pericolose, senza fanatismi, senza piagnistei, senza urla isteriche e vittimismi, ma con la solare sicurezza propria di chi è forte.

A quel punto, andrebbe però rigettata con tutte le forze la tentazione sovversiva che ha deviato tante generazioni di giovani idealisti degli anni ’60 e ’70 trasformando il loro sogno in gesto criminale: non si dovrebbe attaccare direttamente lo Stato (benché questo in atto sia un regime assolutamente illegittimo) ma, con la logica del buonsenso, sarebbe più opportuno rimanervi all’interno, pagando le tasse onestamente e rispettando chi lo serve, infiltrandolo dal basso ed occupandone gradualmente ed irreversibilmente, con sacrificio e pazienza, i posti di comando. Sarebbe necessario saper attendere il momento favorevole, dosando bene speranza e cinismo, calda passione ed algida tenacia, sogno e pragmatismo.

Questa miope e miserabile classe dirigente potrebbe tornare a nostro vantaggio: la Nazione paurosa e priva di radici, pronta ad accogliere prona lo straniero minaccioso che la stupra, le Forze di Sicurezza umiliate e sottopagate, la cultura ridotta a brandelli e distrutta, i lavoratori presi in giro, salassati, sfruttati e mal pagati, la Giustizia corrotta, iniqua, la Politica disonesta ed incompetente, la Religione svuotata e soffocata, la Persona uccisa ridotta ad individuo consumatore, a bestia ottusa, ogni nobile ideale sacrificato sull’altare del consumismo sfrenato ed assurdo... prima o poi, tutto ciò raggiungerà un punto tale di non ritorno che il Popolo aprirà gli occhi, inevitabilmente. Allora Noi, avremo il dovere di esserci, di non farci cogliere impreparati, di donare alla Nazione la speranza di risollevarsi: altrimenti saremo i principali responsabili della disfatta della nostra Civiltà. Abbiamo un’enorme responsabilità.

Lo stesso Fisichella scrive: “Date le attuali e scadute condizioni spirituali e morali della nazione, data la “materia sociale” refrattaria ad ogni proposta di rinnovamento istituzionale dello Stato, una vera Monarchia oggi, potrebbe avere un’influenza rettificatrice sul clima politico italiano solamente se, crescendo il disordine attuale, venendo ben percepito il carattere disanimato e assurdo di ciò che oggi viene chiamato il “sistema”, si verrà ad un punto di crisi e di rottura e al superamento positivo di esso. Allora forse, un’idea superiore potrà attrarre, potrà far presa”.

Che importa se i risultati non saranno immediati? Potremo, sapremo, dovremo aspettare mesi, anni, secoli con la fede di chi sa che il mondo in decadenza crollerà definitivamente sotto il peso della violenza, dell’assurdità, della volgarità e della disumanità ed allora l’Italia e l’Europa non ci troveranno impreparati, ma in piedi fra le rovine, pronti per ricostruire!


Pesaro, I dicembre MMXXI


Giovanni FLAMMA


Foto di Federico Giacomini.