PADRE GIOVANNI ANTONELLI SCH. P. (1818-1872)


Nel corrente anno, Settimo Centenario della morte di Dante Alighieri, desideriamo ricordare padre Giovanni Antonelli, scienziato e sacerdote dell’ ”Ordine dei Chierici Regolari poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie” (deceduto a Firenze il 14 gennaio 1872), ma soprattutto, come vedremo in seguito, anche studioso del Sommo Poeta, dal punto di vista astronomico.


Giovanni Antonelli nacque a Candeglia, attuale frazione di Pistoia, il giorno 1 ottobre 1818. 

Di famiglia popolare non ebbe che la modesta istruzione richiesta per un ragazzo della sua condizione. Ma sin da allora, per bontà d’animo, desiderio e facilità di apprendimento, emerse fra i suoi coetanei.

Ma la svolta della sua vita la ebbe quando incontrò frà Pietro Panichi, laico di San Giovannino a Firenze, che lo convinse ad entrare nell’Ordine delle Scuole Pie. 

Scrive, tra l’altro, lo scrittore e linguista Niccolò Tommaseo (1802-1874) nella biografia dell’Antonelli: «[…] fra Pietro non era un filosofo, ma aveva il cervello e nel cuore due lanternini che gli rischiaravano i passi […]».

Quindi il Panichi presentò il nostro al padre Giovanni Inghirami (1779-1851), Preposito Provinciale dell’Ordine a Firenze, ma anche astronomo e matematico [tra i suoi allievi, nel collegio degli scolopi di Volterra, si annovera Giovanni Battista Mastai Ferretti (1792-1878), il futuro papa Pio IX] che lo volle vicino a sé. Dopo cinque anni l’Antonelli divenne aiuto dell’Inghirami medesimo, ed al sesto anno era suo supplente alla cattedra dell’Osservatorio Ximeniano.

Il nostro fu chierico studente in San Giovannino, ma era di già avviato alle scienze superiori.

Ma tuttavia iniziò il suo tirocinio da maestro nella scuole popolari di San Carlo, nel quartiere d’Oltrarno. Ivi apprese a sentire e praticare quell’amore per i fanciulli del popolo, che è caratteristico dei veri scolopi, anche ascesi in alto grado.

Ma forse questa è tutta la base e la missione dell’Ordine delle Scuole Pie, che ha per primario compito quello di educare la gioventù come volle nelle Regole (“Pietas et litterae”) il fondatore dell’Ordine San Giuseppe Calasanzio (1556-1648).

Giovanni Antonelli fu ordinato sacerdote il 12 marzo 1841. Insegnò, quindi, filosofia e matematica.

Ma ecco una nuova svolta nella sua vita.

Il padre Giovanni Inghirami fu elevato all’incarico di Preposito Generale dell’Ordine delle Scuole Pie, e quindi dovette lasciare Firenze per Roma. Per cui affidò la direzione e la cattedra dell’Osservatorio Ximeniano al nostro. 

Eppoi, morto il 15 agosto 1851 l’Inghirami, si rese ufficiale la naturale ascesa dell’Antonelli alla Specola Ximeniana.

Ebbe poi altri incarichi: consultore della Provincia Toscana; rettore di San Giovannino; Preposito Provinciale per ben tre consecutivi trienni sino alla morte per polmonite, contratta proprio per andare a studiare i tracciati ed i terreni delle strade ferrate, sua vera peculiarità, che vedremo più avanti.

Ora analizziamo sinteticamente, la sua che fu un’eccezionale (forse a dir poco) attività scientifica.

Fu innanzitutto l’Antonelli un astronomo dell’Osservatorio Ximeniano. Però, seppur studioso degli astri, il padre Giovanni volutamente non pubblicò nulla, poiché, amava ripetere che l’Osservatorio era ubicato nel centro di Firenze, ed esso risentiva dell’illuminazione serale, del fumo, del pulviscolo dell’abitato, e delle trepidazioni prodotte dall’incessante passaggio di veicoli: quindi non in perfetta posizione per le osservazioni meramente scientifiche.

I successori dell’Antonelli trasformarono, quindi, detta Specola da astronomica e geofisica.

Ma il grosso lavoro astronomico fu quello di porre nuovamente al suo posto, in Santa Maria del Fiore, il celebre gnomone collocatovi, nel 1467, da Paolo dal Pozzo Toscanelli (1397-1482). Esso era, dopo l’invenzione di Galileo Galilei (1564-1642) del cannocchiale, anche uno strumento per osservare il sole, e quindi una meridiana.

Altra peculiarità del padre Antonelli erano le “lecturae Dantis”, analizzate essenzialmente dal punto di vista astronomico, ma anche poetico.

L’Alighieri esercitava nel nostro un grande fascino, ed egli ne intrecciava lo studio con quello del cielo.

Nel corso del 1865, sesto centenario della nascita del Sommo Poeta, venne dato alle stampe uno studio al quale vi collaborò, e con successo, anche Giovanni Antonelli. 

Egli pubblicò un’attenta e scrupolosa interpretazione sulla “vexata quaestio” delle prime terzine del Canto IX del Purgatorio, e precisamente: «La concubina di Titone antico/già s’imbiancava al balco d’oriente,/fuor delle braccia del suo dolce amico; […]».

Molte furono le interpretazioni di codesti versi. Padre Antonelli dimostrò che Dante, proponendosi di indicare l’ora nella quale fu preso dal sonno al termine della prima giornata in Purgatorio, intese descrivere l’alba che precede il sorgere della Luna e non l’aurora solare, come molti volevano. E queste interpretazioni antonelliane [anche perché preferì darne delle altre come quella che Titone è Titano, Titan, quindi il Sole. La sua concubina è Teti, (“Tηθύς”, nella lingua greca, moglie di Oceano, l’onda marina…..)] furono riprese dall’altro grande dantista, padre Luigi Pietrobono (1863-1960), scolopio anch’esso, nel suo commento alla Divina Commedia, ma anche dal Tommaseo e da un altro famoso dantista, lo svizzero Giovanni Andrea Scartazzini (1837-1901).

Ulteriore aspetto della vita scientifica del padre Giovanni Antonelli è quello del matematico nel suo etimo tradizionale. Egli fu cartesiano, limpido, impareggiabile, armonioso ed elegante nella sue lezioni.

Codeste apparivano come una musica.

Pubblicò diversi trattati di matematica, e quindi, analizzando il principio e la fine, si riversò naturalmente negli studi filosofici, come l’interpretazione ideale della realtà sperimentale.

Ed anche in questa ulteriore attività scientifica, il nostro pensò, prima di tutto, ai suoi allievi. Infatti progettò e realizzò un sistema di cartelle del semplice gioco della tombola, che desse la minore probabilità di una vincita spartita fra molti.

Eppoi applicò anche la matematica alla fisica, e sostenne il padre Eugenio Barsanti (1821-1864), scolopio anch’esso, nonchè geniale inventore del motore a scoppio, nell’invenzione medesima.

L’Antonelli fu pure studioso di idraulica, con la bonifica delle paludi di Fucecchio e con i suoi studi, poi realizzati, per i comuni di Grosseto e di Firenze.

Ma eccoci alla sua vera peculiarità, e cioè la specialità nella quale riuscì nuovo ed originale, e nulla avendo ereditato dai suoi maestri; parliamo dello studio e del tracciamento di nuove strade ferrate.

Il suo primo lavoro pubblicato, di carattere meramente e squisitamente tecnico, è del 1851.

Infatti con lo studio delle ferrovie il nostro iniziò e terminò la sua vita. Ed in tutti questi anni (1851-1872) non vi fu progetto di nuove ferrovie in Toscana e/o nella regioni limitrofe, i cui promotori non invocassero il suo autorevole parere. Ed egli, quelle regioni le percorse palmo a palmo, ben sapendo che tali progetti non possono realizzarsi in una stanza di studio, o su carte topografiche, seppur perfette, ma sulla faccia medesima del luogo, al fine di ricavarne i profili, i rilievi, le altezze, la natura dei terreni.

La prima linea sulla quale padre Giovanni Antonelli scrisse fu quella da Firenze ad Arezzo, secondo un tracciato assai vicino a quello poscia realmente eseguito.

Quindi la Lucca-Modena, costatagli anni ed anni di duro sacrificio e lavoro compensato per nulla, poiché in seguito la La Spezia-Parma soffocò la Lucca-Modena. Il tratto, però, Lucca-Aulla non è per lo più che il primo della linea Antonelli.

Ma senza alcuna ombra di dubbio, la strada ferrata prediletta dallo Scolopio, quella che egli aveva in tutto il percorso minutamente e particolarmente studiato, è la Firenze-Faenza, la c. d. “linea faentina”. Essa fu anche la prima in ordine di tempo, avendone avuto commissione sin dal 1846 al fine di determinare trigonometricamente la lunghezza e la giacitura della galleria che, per detta linea, si vedeva necessaria nell’appennino di Casaglia o di Marradi.

Da quel primo incarico, limitato e specifico, prese il nostro passione a tutto i progetto, sino a divenirne l’autorità più stimata. Comprese benissimo che l’andamento più naturale e più semplice di quella linea era di muoverla da Pontassieve, ma non abbandonò lo studio al fine di approntare un progetto per muoverla da Firenze, per la Val di Mugnone, valicando così i colli di Pratolino e di Vaglia.

Ma al solito fu negato al padre Antonelli di vedere la sua realizzazione.

Essa fu decretata per legge solo nel luglio 1879, con inizio da Pontassieve, eppoi, modificato il decreto (1881), con inizio da Firenze.

Il tracciato prescelto ben poco si discosta da quello studiato dallo Scolopio; e laddove se ne discosta è, senza dubbio, in peggio.

Sia nell’inaugurazione parziale (8 aprile 1890) del tratto Firenze-Borgo San Lorenzo, che quella totale (23 aprile 1893), fu ricordato il nome del padre Giovanni Antonelli delle Scuole Pie.

Il nostro non ebbe molti onori. Se si pensa che l’unico ufficiale resogli in vita furono le insegne di cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1860).

Codesta, e la si è appena accennata, è sostanzialmente la produzione scientifica del padre Antonelli in poco più di venticinque anni. Quale più lunga carriera non si terrebbe onorata di pareggiarla?

Eppoi tutti codesti suoi lavori non si successero ordinatamente uno alla volta, uno dopo l’altro, come descritti; ma si sovrapposero e si intrecciarono accrescendosi così l’uno dopo l’altro, con relativi impegni e difficoltà.

Ho cercato di delineare la figura e l’opera di uno scienziato: padre Giovanni Antonelli delle Scuole Pie, il quale, se fosse vissuto più a lungo, avrebbe fatto ancora di più, per la scienza, per la cultura, ma, soprattutto, per la fede. 

Concludo ancora con un pensiero del Tommaseo: «Scuole Pie, dolce nome che abbraccia la fede e la carità, l’intelletto e il cuore, la parola e l’opera, la compassione e l’amore, gli uomini e Dio…».


Gianluigi CHIASEROTTI