NON TUTTI I "DRAGHI" VENGONO PER NUOCERE


L'editoriale del mese di aprile MMXXI.


Mario Draghi è subentrato a Giuseppe Conte nel ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri. Già questo basterebbe per tirare un sospiro di sollievo, giacché "Giuseppi" è riuscito nella grande impresa di rivelarsi uno dei peggiori Capi di Governo che la storia repubblicana (ma anche unitaria) italiana abbia mai conosciuto. 

L'improvvisazione, la superficialità, la disonestà, la millanteria dell'accozzaglia "giallo-fuxia" guidata da Conte, Di Maio, Arcuri e compagnia brutta, ha devastato il tessuto sociale nazionale più di quanto non abbia fatto il virus SARS-CoV-2 (che, sicuramente, avrà più buon senso dei nostri politicastri ed uscirà autonomamente di scena, essendo ormai stanco di aver flagellato il mondo).

Tuttavia, non siamo così ingenui da farci illusioni; la realtà dei fatti è innegabile: restano dubbi, perplessità, preoccupazioni, sospetti circa il nuovo esecutivo. Restano leggi spesso "illogiche" e prive di qualsiasi base scientifica a vessare il popolo italiano senza proteggerlo realmente. Restano limitazioni della libertà, invocate e subìte in nome della sicurezza e della salute, che avrebbero un senso se solo fossero attuate da uomini responsabili e capaci. Non sono poche le voci che dal mondo scientifico ed accademico si sono levate per criticare i dogmi moderni del "lockdown"; non sono poche le voci di giuristi che iniziano a sgretolare l'assoluta insindacabilità costituzionale dei DPCM. Come se non bastasse, molto probabilmente, verrà imposto il discutibile obbligo vaccinale al personale sanitario. 

Oltretutto, il nuovo governo, formato senza alcun consenso popolare, è l'ennesimo colpo inferto ad una democrazia ormai svuotata di qualsiasi valido significato. La sovranità popolare non esiste e le decisioni vengono calate dall'alto in maniera neanche troppo nascosta.

Pertanto, è normale che il nostro non sia entusiasmo, ma solo un cauto, attento e vigilante sguardo sullo scenario politico che cambia. E che si potrebbe presentare come un'arma a doppio taglio.  

Eppure, ci sembra che qualcosa si muova: un barlume di speranza c'è, nonostante Grillo sparlante sostenga che Draghi sia uno dei "suoi". Per questo crediamo che non tutto sia perduto. Il cambio di passo che in alcuni settori della vita civile si sta profilando, potrebbe essere un' ancora di salvezza per la nostra nazione. Ad esempio, ci sembra degna di attenzione la nomina del Generale pluridecorato Francesco Paolo Figliuolo a "commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19". Un ufficiale dell'Esercito che per formazione e per sensibilità, crediamo possa ricoprire degnamente questo incarico e possa così rimediare ai disastri che il suo incompetente predecessore ha generato (con il patrocinio dell'esecutivo Conte-bis).

Forse non tutto è perduto: nonostante alcuni incapaci siano rimasti ai posti di comando come il ministro Speranza, possiamo credere che dei piccoli segnali di ripresa ci saranno: la tanto agognata riforma della Giustizia, la rinascita della Scuola, la riorganizzazione della Sanità, il recupero del prestigio internazionale, la dignità del lavoro. Tanti settori consapevolmente massacrati dagli anni '60 in poi, ma distrutti definitivamente negli ultimi tempi. Tanti settori della nostra nazione che aspettano e meritano di essere rinvigoriti.

E come non parlare poi della presenza-assenza del Presidente della Repubblica. Che sia stato il capriccio del medìceo spaccone Renzi, e non piuttosto una decisione sovrana ed autorevole del Capo di Stato, a causare la crisi del governo Conte, la dice lunga: il Colle non ha voluto giocare (apparentemente) alcun ruolo in tutta questa tragedia, dimostrandosi lontano, inconsistente, inutile. In questa "malnata" repubblica (come la definisce il nostro Cav. Ruzzier) c'è sempre stato (e in questo periodo drammatico risulta ancora più evidente) un abissale distacco fra i vertici della Nazione ed il popolo italiano. Un distacco incolmabile: sebbene per decenni lo Stato sia campato di rendita, godendo dei benefici prodotti dalla precedente epoca monarchica in termini di autorevolezza istituzionale, oggi questo errore di sistema viene a galla inevitabilmente ed indecorosamente. Non prendiamo di mira un Sergio Mattarella piuttosto che un Giorgio Napolitano: l'oggetto del nostro dibattito è la crisi del sistema repubblicano, ormai incapace di fronteggiare le problematiche attuali e quelle che il futuro ci riserverà.

Così come un altro sintomo di grave patologia istituzionale è costituito dalla Magistratura: un corpo impazzito (non tutti i singoli magistrati, sia chiaro, ma la categoria dilaniata da mille correnti interne ideologizzate e dileggiata da coloro che dovrebbero rappresentarla ai vertici), una metastasi che irresponsabilmente, mina le stesse basi della nostra Nazione, senza dover rendere conto a nessuno, perché nessuno è garante "super partes" dello Stato.

Sia detto una volta per tutte: non godiamo nel denunciare questi problemi, siamo sinceramente addolorati perché vediamo la nostra amata Patria soffrire. Ma è bene ammettere che siamo arrivati al punto di non ritorno. Abbiamo toccato il fondo (oltre il quale c'è solo il declino della Grecia...). Perché non pensare allora, che almeno in parte, l' "uomo dei poteri forti" (eh si, sono passati ormai i tempi dell' "uomo della Provvidenza"!) non possa utilizzare queste sue doti a beneficio dell'Italia e dell'Europa?

Diceva giustamente Evola, che in un' epoca di dissoluzione, l'uomo differenziato sa cavalcare la tigre. Perché noi non dovremmo cavalcare il drago? Senza proclami tanto roboanti quanto ridicoli di "marziani" nostalgici che dicono "Governo inadeguato. I monarchici sono pronti" (chi sono? con quali numeri? con quali voti? con che prospettive? con quali forze politiche?), non perdiamo la fiducia che ci deriva dai nostri Valori e accettiamo la sfida della modernità: c'è tanto da fare, c'è tanto da ricostruire in termini sociali e culturali, c'è tanto da progettare in termini politici. Ma occorre fare tutto in silenzio, con calma, con serio lavoro, con disciplina "domenicana". E chissà che, magari, il governo Draghi non costituisca l'opportunità per iniziare a vedere qualche piccolo, ma sostanziale, cambiamento.

Ad ogni modo, non staremo a vedere. Lotteremo, piuttosto. 

Pesaro, I aprile 2021


Giovanni FLAMMA


Immagine di copertina da https://www.fondazioneterradotranto.it/2016/12/01/drago-araldico-dai-bestiari-medievali-alle-armi-delle-casate-trane-protonobilissimo/