IL BALZO DEL VELTRO


L'editoriale del mese di gennaio MMXXI.


Lasciamoci alle spalle questo pessimo 2020: un anno drammatico, che ha colpito pesantemente la nostra esistenza di uomini, di cittadini, di fedeli. Non ci riferiamo soltanto al distanziamento "sociale" ed al "regime della mascherina" che una classe dirigente inetta e disonesta ha voluto imporre, senza avere né autorevolezza né legittimità. Quando parliamo di dramma, il nostro pensiero va in particolare agli italiani rimasti vittime di questa tragedia: coloro che sono deceduti a causa del virus e coloro che si sono ritrovati in difficoltà economiche spaventose. 

Lasciamoci alle spalle questo pessimo 2020. Voltiamo pagina.

Entriamo allora nel 2021, carichi di speranza per l'avvenire e pronti per ricostruire con fervore e spirito di sacrificio. 

Entriamo nel 2021, anno dantesco, giacché il 13 settembre ricorrerà il VII centenario della morte di Dante Alighieri. Per tale motivo, abbiamo deciso di pubblicare sul nostro sito internet la rivista "on line" denominata Il balzo del Veltro, icastico omaggio al Sommo Poeta: un periodico che, avendo come modello il Poema "al quale ha posto mano e cielo e terra", cercherà di essere, nel contempo, solenne ed irriverente, nobile e popolare, severo ed ironico, ascetico e carnale.

Con questa iniziativa, intendiamo riallacciarci concretamente, non solo idealmente, alla Visione politico-culturale dell'Alighieri; per tale motivo, nella trepidante attesa di un risveglio nazionale e continentale, vogliamo recuperare l'animale-simbolo per eccellenza della poetica dantesca: il Veltro, quel cane da caccia che ucciderà la Lupa, ovvero la famelica allegoria del nostro nemico morale (la cupidigia) e politico (il Vaticano di allora, più attento alle faccende temporali che alla cura delle anime, così come le oligarchie anti-nazionali di oggi) e sarà la salvezza dell'Italia, secondo le parole misteriose di Virgilio, la cui affascinante visione verrà completata e coronata da Beatrice con l'annuncio del "cinquecento diece e cinque" (in latino DXV, forse anagramma di DVX) quale erede dell'aquila imperiale (un principe? Un condottiero? Un imperatore? Certamente un uomo della Provvidenza divina...).

C'è in questa complessa ed articolata profezia la "summa" del pensiero monarchico dantesco: la rinascita dell'Italia ("la regione più nobile d'Europa", "lo giardin de lo 'mperio") è presupposto per una più vasta opera di ricostruzione europea: la centralità della nostra nazione è affermata in un contesto imperiale, che il poeta non rinnega ma, anzi, afferma vigorosamente.

"L'Italia è il cuore di una civiltà universale e dunque di una patria che trascende la penisola" (F. Finotti): Questa centralità, come nota giustamente Adriano Scianca, si incardina su Roma, centro nevralgico ove si fondono le tradizioni pagana e cristiana, secondo un'ardita quanto bellissima fusione di temi biblici e virgiliani. Pertanto, Roma è la Città con una missione cosmica, al centro di una terra sacra (la "Saturnia Tellus") che sostiene una stirpe chiamata a un destino cattolico nel senso più vasto e profondo del termine. Roma - Italia- Europa, Principe - Senato - Popolo, indissolubilmente legati in una comune vocazione alla grandezza. L'Idea (meta)politica di Dante si basa sulla "triplice sacralità" (J. De Coreglia) di terra, stirpe e lingua, la triade  valoriale dalla quale discende il destino imperiale dell'Italia, che sarà infine compiuto dal Veltro.

Nell'ottica di questa battaglia risorgimentale che ci attende, il simbolo del veltro è scelto non casualmente, bensì come immagine di Tradizione e di retaggio (il levriero pare sia una delle razze canine più antiche al mondo), di memoria solida, di agilità aristocratica e di eroica fedeltà; nel contempo, nel titolo della nostra rivista, vogliamo sottolineare anche l'attitudine dinamica dell'animale, l'azione vigorosa ed energica che è tesa verso l'avvenire, il "balzo" futurista, il coraggio intrepido, lo scatto generoso verso la giustizia e la libertà. 

Con questo ambizioso programma intendiamo inaugurare il nuovo anno, sotto i migliori auspici.

Che questa battaglia sia coronata dal successo è fuori discussione: la nostra vittoria è nella lotta.

Recte agere, nihil timere!

Pesaro, I gennaio MMXXI 


Giovanni FLAMMA