CONCORDATO STATO-CHIESA: STORIA DI UNA CONCILIAZIONE


Con i Patti Lateranensi del 1929, non solo finisce l'annosa "Questione Romana", ma si compie il grande sogno di Dante: la conciliazione fra Stato e Chiesa. Su questi accordi si basa il riconoscimento reciproco delle due Autorità, quella temporale e quella spirituale, ciascuna sovrana nel proprio ambito di azione. 

Era l'11 febbraio 1929, a Roma pioveva a dirotto ma la giornata storica non fece desistere la gente, che curiosa e trepidante guardava gli eventi. Verso le ore dodici, presso il palazzo apostolico di San Giovanni in Laterano giunge il corteo italiano, il Presidente del consiglio Mussolini incontra il Segretario di Stato della Santa Sede, il Cardinale Pietro Gasparri. 
Nella sala delle Missioni avviene la firma del concordato: con tale atto viene sancita la fine della "questione romana", sorta dopo l'epopea risorgimentale e la presa di Roma da parte delle forze italiane. 


La breccia di porta Pia aveva spaccato i rapporti tra Chiesa e Stato, ma con la firma dei patti la situazione cambiò, il Romano Pontefice riconosceva il Regno d'Italia, mentre il Sovrano dell'Italia unita riconosceva la sovranità e la libertà del Papa nello Status Civitatis Vaticanæ.

L'importanza di questa data risulta fondamentale, non si tratta infatti di una mera soluzione diplomatica a una divisione che sembrava insormontabile, ma una vera ricostruzione del tessuto sociale, religioso, culturale e nazionale. I patti lateranensi ristabilirono il valore confessionale dell'articolo primo dello Statuto albertino, dando alla religione cattolica apostolica romana una centralità nello stato italiano, restituendo "Dio all'Italia e l'Italia a Dio". 
Inoltre armonizzavano la questione della legittimità dello stesso Stato italiano, disconosciuto dai pontefici, dai cattolici e da molte ex casate preunitarie dopo il 1870, il Concordato pacificò "Cesare con Pietro" per citare Baron Corvo, che vaticinò una conciliazione nel suo romanzo "Adriano VII".


La conciliazione fu un passo decisivo dell'unificazione italiana, perché se con la fine del primo conflitto mondiale l'Italia poté raggiungere la quasi totalità dei suoi confini naturali, il trattato laterano unificò lo spirito italiano e cattolico. 
Infatti se consideriamo la nostra storia patria, lo scontro tra il Papa e l'Imperatore, tra guelfi e ghibellini, spaccò e indebolì la penisola. Il Sommo Poeta Dante, che visse direttamente le dure lotte tra le due autorità, comprese l'importanza dell'esistenza pacifica di entrambi per il bene dell'Italia.

Ecco perché oggi più che mai dobbiamo ricordare la data dell'11 febbraio, la nostra memoria comune, il sentimento di conciliazione deve essere il fondamento della stessa grandezza d'Italia, lo compresero Sua Santità Pio XI e Sua Maestà Vittorio Emanuele III che portano a quella firma. 
Nel suo discorso di insediamento sul trono del 9 maggio 1946, Sua Maestà Umberto II ribadì la difesa della Patria, ribadendo l'intangibilità dei confini e il valore unificante della secolare "civiltà cristiana" e italiana. In egual misura anche il Pontefice Pio XII, nel proclamare San Francesco d'Assisi e Santa Caterina da Siena patroni d'Italia, nel 1939 disse:"Sono questi, o Italia, i tuoi alti Patroni al cospetto di Dio, il quale pure ti ebbe privilegiata fra tutte le sponde del Mediterraneo e degli oceani, stabilendo in te, attraverso le mirabili vicende di un popolo prode, ignaro del consiglio e della mano divina, la sede e l’impero pacifico del Pastore universale delle anime redente dal sangue di Cristo. Caterina e Francesco, sotto il beatificante ciglio di Dio, guardano Roma e le regioni italiche, perché l’amore, che nutrirono quaggiù vivendo e operando, non si spegne nel cielo, ma si rinfiamma nell’imperituro amore di Dio". 

La forza nazionale rifulge sotto i due soli, la concordia ristabilita tra "l'Apostolo e Cesare", e il valore unificante passa attraverso la conciliazione per la costruzione unificante dell'identità nazionale. 


Alessio BENASSI