ANCHE SE MONARCHICI, NON SIAMO "ALL’ ALTEZZA"


L'editoriale del mese di giugno MMXXI.


Per essere monarchici, occorre esserne “all’ altezza”. Può sembrare un ironico gioco di parole, in realtà è la cruda verità che ne implica un’altra altrettanto amara: oggi, ci diciamo monarchici senza sapere come e perché. 

Crediamo che questo j’accuse riguardi tutti coloro che fanno parte del nostro mondo, nessuno escluso. 

Diciamoci la verità: non siamo stati in grado, in questi ultimi anni, di creare un vero e grande movimento di idee e di azione. Il nostro Circolo Monarchico “Dante Alighieri – Patto per la Patria”, vorrebbe modestamente colmare questa lacuna ormai insostenibile: non possiamo dirci monarchici solamente perché ci commuoviamo dinanzi ad una foto del Re, ma dobbiamo recuperare una grande Visione della vita e del mondo, che abbia forti radici e che sappia immaginare e proporre un futuro diverso da quello che ci stanno imponendo le oligarchie dominanti; dobbiamo convintamente spiegare (prima di tutto a noi stessi) che la Monarchia è un’ Idea come la cantò il Sommo Poeta, un Mito che si incarna in un’istituzione sempre capace di garantire equilibrio fra Autorità e Libertà, fondata su basi razionalmente dimostrabili ma al tempo stesso dotata di un afflato meta-politico, capace di suscitare tensioni emotive forti, secondo canali inevitabilmente irrazionali. La Monarchia è una Realtà possibile da instaurare, non un bel quadro da restaurare.

Con la presente rivista, arma di punta del nostro Circolo, vogliamo portare avanti la nostra battaglia culturale: tentare di riunire e di coinvolgere le tre principali correnti del monarchismo nazionale (quella tradizionale, quella liberale e quella sociale) storicamente contrapposte, in nome di comuni traguardi. In questa prospettiva, si inquadra il nuovo focus di approfondimento che vogliamo pubblicare in questo mese, dedicato ad una tematica molto spinosa e delicata: il concetto di "razza", una nobile idea che va depurata da tutte le scorie materialiste e pseudo-scientifiche di otto-novecentesca memoria, per restituirle la sua più nobile accezione di "schiatta", orgoglio della propria "stirpe", amore per la propria "gens", legame spirituale indissolubile di sangue e suolo: cioè, quanto di più lontano dal "razzismo", che significa odio per le altre razze, xenofobia, violenza, intolleranza nei confronti delle altre identità (e, quindi, anche della propria).   

Aggiungiamo qui che sarebbe ora anche di fondare un movimento monarchico giovanile capace di coinvolgere le tante forze dinamiche dei nostri ragazzi: una sorta di “CasaPound” monarchica, sullo stile dell’Action Française e delle Camicie azzurre di Corradini, un movimentismo dinamico e futurista, un arditismo audace e vitalistico capace di controbilanciare il pur necessario ma insufficiente doppiopetto borghese.

Siamo noi che abbiamo una grande responsabilità. E’ in gioco il futuro dell’Italia. E’ in gioco il futuro di noi stessi e dei nostri figli. Se sapremo lavorare uniti, raggiungeremo traguardi sempre più alti. Non dobbiamo disprezzare le differenze: ciascuno di noi ha le sue memorie, i sui affetti, la propria identità; ma, in nome dei comuni e grandi ideali che ci uniscono, tutti noi sapremo gridare con gioia e senza retorica: 

“Sempre Pronti per la Patria e per il Re”!


Giovanni FLAMMA

 

Immagine del titolo: "Sublime impeto che la barbarie atterra, Carducci", di Venzolla, 1917