MONARCHIA SECONDO NATURA: MAURRAS - UN PENSIERO ATTUALE

Pubblichiamo un interessante articolo di Leonardo Rivalenti e Manuel Berardinucci sul pensiero del grande monarchico francese Charles Maurras (Martigues, 20 aprile 1868 – Tours, 16 novembre 1952), giornalista, saggista, politico e poeta, leader di "Action Française". Buona lettura!


Charles Maurras, nato a Martigues nell’aprile del 1868 e deceduto a Tours nel 1952, fu un vero e proprio ideologo della Destra monarchica francese, tanto da sviluppare una precisa corrente di pensiero (il maurrassismo) che ispirerà sia l’operato del movimento nazionalista Action Française, che la linea editoriale dell’omonimo giornale, di cui egli fu fondatore e direttore.Si formò studiando, in particolare, i principali Maestri contro-rivoluzionari come Joseph DeMaistre, ma anche Aristotele, Platone, Dante e Tommaso D’Aquino. 

L’”Inchiesta Sulla Monarchia” uscì per la prima volta nella forma di due opuscoli nel 1900 e nel 1901, venendo poi espansa e modificata fino alla sua edizione finale nel 1921. Questa versione  costituisce un vero e proprio volume, di quasi 800 pagine, il quale si costituisce di tre libri e un appello monarchico presentato al giornale Le Figaro, nel ’21. Il primo libro presenta l’esposizione della visione di Maurras in comparazione con quella del Conte di Lur-Saluces, anch’esso legato all’Action Française. Nel secondo libro invece, ciò che si ha è una serie di risposte e prese di posizione sulla monarchia, espresse da diversi accademici francesi. Infine, nel terzo, viene esposto il parere di Jules Lemaitre, un altro scrittore francese dalle simpatie monarchiche.

Oltre a raccogliere le testimonianze di diversi intellettuali francesi di spicco, l’Enquete Sur la Monarchie si distingue anche per la natura della sua difesa della monarchia rispetto alla democrazia repubblicana. Infatti, se fino a quel momento molte tesi a favore della monarchia seguivano una linea tradizionalista-religiosa oppure sostenevano il modello parlamentare-democratico, l’opera di Maurras traccia un solco diverso: quello biologico-darwinista. Seguendo questa linea di pensiero infatti, lo Stato viene visto non come un mero assemblaggio di organizzazioni ed enti, ma come la struttura che garantisce il funzionamento dell’organismo-nazione, idea che riprende tra l’altro l’idea di Stato e nazione del geografo tedesco Friedrich Ratzel. In questo sistema, il sovrano svolgerebbe la stessa funzione del cervello in un organismo, essendo esso la fonte dell’ordine ed il principio coordinante dello Stato, garante della sua unità e della sua coesione. 

Nella costruzione del suo argomento, Maurras fa anche appello a tre principi fondanti della biologia: continuità, selezione e razza. Della prima regola, la monarchia è portatrice naturale, dal momento in cui essa rappresenta per definizione la continuità della nazione, grazie alla trasmissione del trono per via ereditaria e grazie alla permanenza del riferimento fisso della Corona a dispetto dei cambiamenti costanti a cui la politica di una nazione può essere soggetta. 

Per la seconda regola, la selezione, il primo elemento da menzionare riguarda sempre la natura ereditaria della monarchia. Infatti, se in principio può sembrare che la monarchia sia in contrasto con l’idea di selezione, un’attenta analisi del sistema può dimostrare il contrario. Questo perché diversamente dal Presidente della Repubblica o dai politici eletti democraticamente, un Re e una Casa Reale associano il loro destino e le loro fortune a quelle della nazione che guidano. Un politico, dal canto suo, andrà sempre in pensione, in un dato momento, potendosi ritirare con la sua fortuna privata lontano dal paese nel quale ha provocato i suoi danni. Il Sovrano invece muore legato al paese e una Casata che portasse rovina al proprio paese ne soffrirebbe insieme ad esso, come la storia ha spesso dimostrato. In questo modo, la selezione viene spesso applicata in primo luogo dentro alla stessa Casa Reale, che deve poter essa stessa sopravvivere.

Per quanto riguarda la terza legge invece, quella sulla razza, si deve partire dal presupposto che essa sia determinata dal tramandarsi di una memoria collettiva e di esperienze comuni di una data popolazione attraverso le generazioni. In questo modo, la monarchia rappresenterebbe l’espressione più essenziale della razza, dal momento in cui essa stessa è la prova tangibile del tramandarsi delle esperienze e delle memorie di una nazione, nonché la guida di essa attraverso i secoli. 

Oltre a ciò, Maurras presenta anche una serie di ragioni, in aggiunta a quanto detto, per le quali il sistema monarchico sarebbe superiore a quello repubblicano/democratico. Per l’Accademico di Francia infatti, la monarchia, oltre ai pregi già menzionati, avrebbe quello di essere una forza razionalizzatrice, capace di organizzare i diversi impulsi e le diverse forze interne ad una nazione, laddove invece, la repubblica porterebbe disordine e disaggregazione. A sostegno di ciò infatti, nella sua corrispondenza con Bourget, Maurras sosterrà che: “Una democrazia è necessariamente amorfa ed atomistica, altrimenti cessa di essere una democrazia. Una democrazia non si organizza, poiché il concetto di organizzazione esclude, a qualsiasi livello, l’idea di uguaglianza: organizzare significa differenziare, e, di conseguenza, creare gradi e gerarchie.” Da ciò, la necessità per uno Stato dell’esistenza di un punto di riferimento fisso, quale la figura del Re, nella quale tutti gli interessi e le organizzazioni del Regno dovranno convergere. Si tratterebbe quindi dei vantaggi di un’organizzazione verticale, chiaramente conforme alle leggi naturali, come infatti si osserva anche nei microorganismi, in confronto a quelli di un’organizzazione orizzontale, per definizione contraria alle leggi naturali.

Infine, un ultimo elemento di spicco presentato dall’intellettuale francese riguarda i simboli dietro ai quali la popolazione francese è stata mobilitata durante la Prima Guerra Mondiale. Infatti, come osserva bene Maurras, nel 1914, la mobilitazione non è avvenuta tanto in nome della democrazia e della repubblica, quanto piuttosto in nome della Nazione e dell’Unità Nazionale e i simboli adottati dalla propaganda durante il conflitto facevano spesso riferimento a figure legate al passato monarchico della Francia, come Giovanna D’Arco. Ciò per dimostrare che oltre a quanto è già stato detto, la monarchia presenta simboli più forti e più radicati nell’identità della nazione di quanto non ne possa presentare una repubblica vecchia di circa un secolo e mezzo nel caso della Francia e di meno di uno nel caso nostro. 

L’ideologo francese, oltre a motivare, quasi scientificamente, la propria posizione, fornisce anche elementi chiari per comprendere il modello monarchico al quale fa riferimento. Il contatto col Felibrismo (corrente letteraria volta alla tutela delle identità locali e in particolare di quella Provenzale) contribuisce alla formazione della convinzione che sia fondamentaleper la Monarchia reggersi su di un sistema decentrato di potere. Egli crede che il Sovrano debba costituire l’autorità stabile e centrale, ai vertici dello Stato, in grado di garantire Unità Nazionale e degna rappresentanza della Patria nei consessi internazionali, e al contempo consentire quel livello di autodeterminazione nel piccolo mondo, che con l’ingombrante burocrazia repubblicana è sotto attacco. Con “piccolo mondo” mi riferisco alle amministrazioni provinciali e comunali, oltre che alla Famiglia, nucleo che Maurras ritiene fondamentale per la Civiltà, e agli individui. Un modello che ben si confà anche alla realtà nostrana, che poi è il vero motore dell’elaborazione di tale articolo: la necessità di un’autorità permanente al vertice, sostitutiva dell’instabile parlamentarismo che ci ha regalato 66 esecutivi in 73 anni di Repubblica e il bisogno di liberare le energie locali, di valorizzare i territori e le loro Tradizioni (considerando che gran parte della nostra storia nazionale è basata su Comuni e realtà di piccole dimensioni), di slacciare i cittadini dai vincoli di legislazioni asfissianti nei confronti di chi lavora, produce e contribuisce alla comunità. Afferma infatti Maurrasche “oggi troviamo la libertà ed i suoi rischi in alto, cioè in quegli affari di particolare importanza che impegnano l’avvenire della nazione e la Sicurezza dello Stato” mentre la rigidità è presente “senza utilità alcuna in basso, nel terreno in cui, al contrario, la discussione, la varietà, l’iniziativa d’ogni cittadino sarebbero non solo senza pericoli, ma vantaggiose; si è messa quest’autorità sovrana e decisiva sin nel dettaglio più insignificante dei rapporti dei privati con l’amministrazione!”.  

Realizzare un sistema sburocratizzato e decentralizzato, ma al contempo forte ed autorevole, è impossibile in una Democrazia Parlamentare, ad opinione dell’ideologo dell’Action Française, poiché, essendo essa fondata su di un sistema elettorale, i vertici politici hanno necessità di catene che li leghino, direttamente o indirettamente, al cittadino. 

Come accennavamo, particolare importanza era conferita alla Famiglia, oggi sempre più sotto attacco economicamente, socialmente ed eticamente, insieme al mondo agricolo, ritenuto da Maurras “bene nazionale”.  Rivalorizzare il Nucleo Famigliare Naturale, unica possibilità di garantire una continuità alla società, rappresenta, in effetti, un’emergenza per l’Italia e l’Europa tutta, ad oggi, così come la costituiva nella Francia della III° Repubblica.

Nell’Inchiesta egli, inoltre, rifiuta, categoricamente, ogni forma di monarchia parlamentare (che sarebbe attanagliata dalle medesime problematiche repubblicane): “La monarchia è rappresentativa. Non è  parlamentare. Un re che regna e governa, è abbastanza chiaro?” 

Sostiene poi quanto sia necessario l’indirizzo Tradizionale dell’Istituto Monarchico, rispondente cioè, non a logiche individualiste e legate alle tendenze umane, ma alla Natura e alla Realtà. “La monarchia deve essere tradizionale: c’è giustamente un orientamento spirituale completamente nuovo, favorevole alla tradizione nazionale”. 

Per Maurras un forte Sovrano è, infine, l’unico baluardo contro il Comunismo  (ad oggi debellato in Occidente) e il Cosmpolitismo (pericolo ancora forte e sempre più radicato attraverso molteplici fattori economici, informatici, migratori, politici e religiosi). 

Riteniamo, dunque, che l’opera e il pensiero di Charles Maurras, pur elaborati nella Francia della III° Repubblica, possano presentare spunti interessanti di riflessione persino per la contemporaneità di un’Italia perennemente in bilico e statica nella propria instabilità. L’analisi del maurrassismo consente, inoltre, di far luce, con argomentazioni logiche e deduttive, sul controverso tema della Monarchia. 


Manuel BERARDINUCCI

Leonardo RIVALENTI

Dal sito giovaniadestra.it