26 settembre 2019


Certo che l’elettorato italiano una qualche soddisfazione nel vedere rappresentata l’Italia da un Professore di Diritto che parla correttamente,  e non ignora l’architettura giuridica della Costituzione italiana – fino a conoscerne i paragrafi e i comma utili ai ribaltoni parlamentari legittimi – l’ha provata.
Certo che una buona metà dell’elettorato italiano un qualche apprezzamento per l’accuratezza con la quale si veste – forse un po’ troppo esplicitata – l’ha provata.

Il problema è che pare tutto ciò non si somatizzi in un argine valido per navi, navette, barche e barchette di migranti, che con rinnovato slancio marinaresco non più contrastato dal Ruspantino nazionale – Matteo Salvini non è propriamente sorvegliato nel costruire la propria eloquenza politica – affollano nuovamente i porti italiani, e i servizi televisivi; questi ultimi però consapevolmente non più proposti con sollecito ed abbondante minutaggio sdolcinatamente elogiante l’opera di “salvatori” di vite umane – ONG & C. –, opera nella quale credono ormai in ben pochi.
Gli incontri di vertici, i progetti bilaterali, le rotazioni su base volontaria dei porti di accoglienza, i temporanei accordi tra pochi membri dei 28 Stati componenti la Comunità Europea abbondano, mentre l’unica misura, la chiusura dei porti, che era risultata valida per arginare l’invasione di stranieri, questa volta provenienti solo dal mare e non anche dai valichi del Brennero e di Nauporto, viene rimodulata e interpretata in modo tale  da permettere un considerevole aumento degli sbarchi.

C’è già nostalgia del Ruspantino nazionale, di quel Matteo Salvini che si vede subito che quando indossa giacca e cravatta lo fa con fatica, ma che non si fa ingannare dall’unto glassato nebbiosissimo sipario di parole, che questo o quel politico italiano o del resto d’Europa tenta quotidianamente di calare sulla realtà dei numeri.
Quei numeri ormai passibili di analisi che sembrano decisamente sfavorevoli alla nuova vecchissima gestione dei flussi immigratori.
L’Opposizione li proponga all’elettorato con tavole facilmente leggibili su carta video e web, e li metta a confronto, il mese dell’anno corrente con il mese di quello precedente.

Così si capirà se questa nostalgia per il Ruspantino nazionale che sembra già insorgere tra l‘elettorato – anche quello passivo – è solo emotiva, o razionalmente basata sui fatti.


Claudio SUSMEL - da Oblo' www.claudiosusmel.it