150° del Circolo “'L Caprissi”

L'OZIO CREATIVO DEL MOTORE IMMOBILE

   «Ma sedendo e mirando, interminati/ spazi di là da quella, e sovrumani/silenzi, e profondissima quiete/io nel pensier mi fingo; ove per poco/ il cor non si spaura. […] E mi sovvien l'eterno,/ e le morte stagioni, e la presente/ e viva, e il suon di lei.» Così il diciannovenne Giacomo Leopardi nell'“Infinito” scrisse l'elogio dell'ozio meditativo. Non fu il solo. Recita la Bibbia: «Così furono terminati il cielo e la terra. Allora Dio nel settimo giorno volle concluso il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato il lavoro…»    L'ozio non è “il padre di tutti i vizi”. È il meritato riposo che si concesse anche il Grande Architetto, pausa di contemplazione e impulso alla creazione, perpetua nel tempo. Poi ognuno faccia la sua parte. A modo loro ne sono specchio i 150 anni del Circolo “'L Caprissi”, fondato a Cuneo il 10 dicembre 1875 da una decina di persone, forse reduci dalla Costa Azzurra e bene ammanicate con Torino. Avevano motivo di fermarsi a riflettere. Che cos'era lo spazio liguro-piemontese? Era sempre stato cerniera transfrontaliera. Nei millenni le Alpi del Mare avevano unito: transito di mercanti audaci e incontro di miti e di riti, come attestano le incisioni rupestri del Vallone delle Meraviglie e la “Tana Bertran” di Badalucco.    Nizza era stata la meta agognata dai conti di Savoia prima ancora di ascendere a duchi e a re di Sardegna. Affacciarsi su quel mare era molto più importante che sboccare sul Ligure di Ponente. La Costa Azzurra proiettava verso la Provenza, culla della civiltà trobadorica, misto di arti e di eresie spazzato via da un'infame “crociata”. Da quella terra verso fine Settecento arrivò l'Armata d'Italia di Napoleone Bonaparte: stracciata, famelica ma innovatrice. Con la Restaurazione del 1815 i Savoia tornarono a Torino e Nizza fu restituita al Piemonte, con l'aggiunta dell'intera Liguria. Ma nel 1860, per avere alleato Napoleone III e ottenere Milano, Bologna e via via costituire il regno d'Italia, Vittorio Emanuele II dovette cedere all'Imperatore dei francesi la Savoia, ove erano sepolti i suoi antenati e da dove tutto era iniziato 850 anni prima, e, appunto, il Nizzardo, rendendo se stesso e Garibaldi stranieri in patria.    Crescere molto costa sacrifici.    Così accadde che il Cuneese da crocevia d'Europa retrocesse a terra di confine. Non bastasse, la capitale passò da Torino a Firenze e poi a Roma, sempre più lontana. Il nuovo Stato dovette investire nel Mezzogiorno e in altre plaghe che abbondavano di chiese, monasteri, castelli, ma mancavano di ferrovie, strade, ospedali, sedi scolastiche. Il brigantaggio, che fiorì solo in alcune plaghe del Sud e non fu affatto guerra civile, venne domato con costose migliorie più che con le armi. Però la coperta era cortissima. La Nuova Italia nacque gravata di ingenti debiti con l'estero. Si può anzi dire che fu propiziata proprio da chi (le banche inglesi anzitutto) volevano vedersi restituire i prestiti. Perciò tartassò d'imposte i cittadini, evasori per sopravvivere, come annotò Luigi Einaudi.    Ripiegato al di qua delle Alpi con Nizza nel cuore, quel cenacolo di cuneesi sostò a riflettere sulla direzione di marcia. Mise alle spalle conflitti di religione e faziosità d'ogni genere. Era stato l'evangelico “Barùn Litrùn” a comandare la “piazza” di Cuneo durante uno dei molti assedi subìti e si era meritato la gratitudine della città.    Dalla fondazione il Caprissi divenne spazio di ozio creativo dei “bogianèn”: persone capaci di “tenere la posizione” e guardarsi attorno anziché lamentarsi. Nel 1875 la Granda non aveva collegamenti ferroviari con la Francia. L'unica arcaica carrozzabile svalicava oltralpe attraverso il tunnel del Tenda. Sedendo e mirando, i “Capricciosi” decisero di darsi una dirigenza dalle robuste radici locali ma bene addentro ai centri di potere governativi.    La stipula della Triplice Alleanza di Roma con Berlino e Vienna nel 1882, per ripicca contro il protettorato di Parigi su Tunisi, il fatuo sogno di trovare nel Mar Rosso le chiavi del Mediterraneo e la guerra doganale con la Francia assestarono altre batoste sull'Italia Nord-Occidentale. Nell'ozio operoso del Caprissi commercianti, negozianti, artigiani, albergatori, avvocati e amministratori locali crearono l’“armonia”: coro di voci diverse, orchestrate all'insegna dell'amicizia fraterna. Non sorprende che ne abbiano fatto parte anche massoni. Tutti inclini a fare, ma con riserbo.    L'attuale sontuosa sede del Circolo (in “Cuneo Vecchia”, proprietà dei soci, poliglotti che privilegiano il piemontese), splendidamente ornata, arredata e completa di cucina per approntare “munizioni da bocca”, è la base dei Capricciosi in città, con l'occhio volto all'Europa, come alla nascita, 150 anni addietro: ben vissuti e ben portati, all'insegna della libertà, che tutto propizia e senza la quale tutto è perduto. 

Aldo A. Mola

 Nella foto: la presentazione del libro scritto da Aldo Mola è stata preceduta dagli interventi del Sindaco di Cuneo Sig.ra Patrizia Manassero e dal Presidente del Circolo "L. Caprissi" Franco Civallero. Ha moderato la presentazione Diego Rubero, direttore del nostro quotidiano