05 Jun

Lo Statuto Albertino: semplice, chiaro ed operativo, senza compromessi o paraventi formali.


Non ho mai fatto mistero del mio essere monarchico sin da quando, studentello della scuola media negli anni Sessanta, mandavo gli auguri di Natale a S.M. il Re Umberto II e, fatto per me sbalorditivo, ricevevo le Sue risposte su magnifici cartoncini con impresso l’Aquila sabauda con timbro “a secco “e la firma autografa, che conservo tutti gelosamente.

Negli anni del liceo, l’allora Professoressa di storia e filosofia, ex Giovane Fascista per poi diventare “intellettuale di sinistra”, mal sopportando la mia posizione molto netta e molto chiara come sono tutte le “posizioni” dei giovani, mi incaricò di fare una lezione ai miei compagni di classe per illustrare i contenuti dello Statuto Albertino.

Debbo ringraziarla perché mi costrinse a studiare lo Statuto e conoscerne tutti gli aspetti.

Al giorno prestabilito mi ritrovai in cattedra e dopo i primi sorrisini di sopportazione e di sorda denigrazione, i compagni smisero con le mute disapprovazioni, forse interessati e lei, in un angolo della classe, forse si pentì dell’incarico che mi aveva dato.

Per carità, non per la mia capacità oratoria o di analisi di uno strumento complesso come lo Statuto, ma per il solo fatto che, dopo averlo inquadrato nel periodo storico in cui venne promulgato, mi limitai a leggerne gli articoli principali senza aggiungere nulla di mio.

Meraviglia!!! Nonostante il linguaggio ottocentesco, tutti eravamo in grado di capirne il significato e comprendere come la semplicità dei concetti espressi, era sì il frutto di attente ed approfondite analisi, ma poi erano scritti perché fossero capiti da chiunque ne leggesse il testo ed applicati senza dubbi e interpretazioni di parte.

Ricordo ancora la meraviglia di noi tutti nel leggere, ad esempio, come fosse semplice candidarsi alla Camera dei Deputati ed altrettanto semplice esserne eletti, se votati.

Monti, Letta, Renzi, Conti, Draghi sono Primi Ministri per nomina del Presidente della Repubblica, e votati per la fiducia dagli Onorevoli Senatori e Deputati, come previsto formalmente dalla Costituzione: sono salve le capre dei parlamentari che hanno voluto una legge elettorale applicata una sola volta ed i cavoli del Presidente delle Repubblica che ha scelto chi voleva lui.

Non certo perché eletti dal Popolo italiano che viene invocato solo quando serve a qualche campagna propagandistica, ma da anni mai chiamato al vero e principale scopo per cui viene acclamato nella Costituzione Repubblicana: il voto!

Il Re nominava il Primo Ministro, come stabilito dallo Statuto Albertino: articolo semplice, chiaro ed operativo, senza compromessi o paraventi formali.

Su questo ho ancora una posizione netta e chiara come l’avevo a diciott’anni: preferisco lo Statuto Albertino.


Alberto URIZIO von KOVERECH


Immagine del titolo da http://www.italiareale.it/la-festa-dello-statuto-albertino

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