18 Dec

"Come va, Bianchi?", "Bene, comandante", "Hai paura?", "Sì, comandante", "Anche io. Bene, andiamo". Sono le 21.30 del 18 dicembre 1941. Con questo dialogo fra il tenente di vascello Luigi Durand De La Penne e il capo palombaro Emilio Bianchi, ha inizio il forzamento del porto di Alessandria d'Egitto.


Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, ottant'anni fa, ad Alessandria d'Egitto, sei Militari Italiani portarono a termine un'eroica azione contro la marina britannica. La Storia ricorderà il fatto come "l'impresa di Alessandria". 

I sei uomini, incursori della Marina, a bordo del sommergibile Scirè, operarono su tre siluri a lenta corsa, detti "maiali". Sul maiale 221 c'erano il Tenente di Vascello Luigi DURAND DE LA PENNE e il Capo Palombaro Emilio BIANCHI, sul maiale 222 il Capitano delle Armi Navali Vincenzo MARTELLOTTA e il Capo Palombaro Mario MARINO e sul maiale 223 il Capitano del Genio Navale Antonio MARCEGLIA e il Sottocapo Palombaro Spartaco SCHERGAT. 

Riuscirono a danneggiare, con cariche esplosive, le navi da battaglia inglesi "Queen Elisabeth" e "Valiant", il cacciatorpediniere "Jervis" e la nave cisterna "Sagona", limitando a solo 8 le vittime nemiche. Furono tutti decorati in vita con la Medaglia d'Oro al valor Militare. 

In particolare il Tenente di Vascello Luigi DURAND DE LA PENNE fu decorato, nel 1945, con Onore dal Commodoro inglese Morgan, comandante della Valiant, per la seguente motivazione: "Ufficiale coraggioso e tenace, temprato nello spirito e nel fisico da un duro e pericoloso addestramento, dopo aver mostrato, in due generosi tentativi, alto senso del dovere e di iniziativa, forzava, al comando di una spedizione di mezzi d'assalto subacquei, una delle più potenti e difese basi navali avversarie, con una azione in cui concezione operativa ed esecuzione pratica si armonizzavano splendidamente col freddo coraggio e con l'abnegazione degli uomini. Dopo aver avanzato per più miglia sott'acqua e superando difficoltà ed ostacoli di ogni genere fino all'esaurimento di tutte le sue forze, disponeva la carica sotto una nave da battaglia nemica a bordo della quale veniva poi tratto esausto. Conscio di dover condividere l'immancabile sorte di coloro che lo tenevano prigioniero, si rifiutava di dare ogni indicazione sul pericolo imminente e serenamente attendeva la fine, deciso a non compromettere l'esito della dura missione. Rimasto miracolosamente illeso, vedeva, dalla nave ferita a morte, compiersi il destino delle altre unità attaccate dai suoi compagni. Col diritto alla riconoscenza della Patria conquistava il rispetto e la cavalleresca ammirazione degli avversari; ma non pago di ciò, una volta restituito alla Marina dopo l'armistizio, offriva nuovamente se stesso per la preparazione e l'esecuzione di altre operazioni, sublime esempio di spirito di sacrificio, di strenuo coraggio e di illuminato amor di Patria". 


Ciro NIGLIO


SENZA MEMORIA NON C'E' FUTURO. Grazie per aver letto questo post, con la speranza che questo ricordo possa essere divulgato e condiviso liberamente. Tutti sono invitati a seguire la pagina FB “Esempi Quotidiani”, perché “per superare le sfide del futuro servono Valori, che sono chiari negli Esempi del passato (C.N.)”.


Vedasi anche https://www.marina.difesa.it/media-cultura/Notiziario-online/Pagine/20201218_18-19_dicembre_1941_l_Impresa_di_Alessandria.aspx 


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