25 Apr

Ricordo di Francesco Otello Montanari, partigiano scomodo, suicidatosi per amore della patria la notte del 22 febbraio 1996.


In molti sono “dimenticati” non dalla Storia, ma dalla storia scritta dai vincitori, scritta dalla politica vincente, storia – spesso ricostruita -degli intellettuali carrieristi, storia dei pensanti in linea con il potere al governo, storia dei saggi dei vari salotti televisivi che non sono pagati per parteciparvi, ci mancherebbe !.....percepiscono unicamente dei rimborsi spese che , sempre, devolvono in beneficienza.

Anche oggi fanfare, discorsi, spintonate per essere in prima fila con il proprio Labaro, con la propria Bandiera ed i soliti nomi.

Oggi dedico un po’ di tempo ad un “Dimenticato” in particolare dai suoi concittadini, dai suoi compagni di partito, dai suoi amici.

Incomincio dalle fonti, così per chiarire che la mia ricerca è stata fatta unicamente partendo dalle solite “voci sussurrate” e sviluppata solo in articoli pubblicati e mai revocati o oggetto di querele ed altro. Semplicemente hanno scelto il silenzio (non tutti) e così da un lato esaltare qualcuno e dall’altro applicare la damnatio memoriae a qualcun altro.

Fonti:

https://www.adhocnews.it/il-partigiano-che-si-suicido-per-protesta-contro-lanpi/

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/02/23/il-suicidio-dell-ex-partigiano.html

https://www.gris-imola.it/chi_siamo/OtelloMontanari.pdf

Ex comandante partigiano di Forlì, la cui storia, differentemente da quella di alcuni suoi ex colleghi, non viene mai raccontata. Montanari qualche anno dopo la fine della guerra iniziò a raccontare il suo passato. Troppo vivi erano in lui i ricordi dei crimini commessi da partigiani, le sanguinose giornate di torture, violenze ed epurazioni, molte delle quali avvenute in Emilia-Romagna.

Nell’agosto del 1993 Montanari decise di scrivere una lettera ad Oscar Luigi Scalfaro. Era prevista l’erogazione, da parte dello Stato, di ben 20 miliardi di lire per le celebrazioni del cinquantesimo anniversario della Resistenza. Inaccettabile secondo lui. In particolare non poteva tollerare che questi soldi, soldi degli italiani, venissero conferiti all’Anpi.

Prese carta e penna e scrisse al Presidente della Repubblica:

“Signor presidente, ho letto che lei ha promesso di stanziare venti miliardi per le celebrazioni per il cinquantenario della Resistenza. È semplicemente ridicolo…! Questa Repubblica nata dalla Resistenza è marcia. Come lo fu anche la Resistenza, infatti, la maggioranza dei partigiani era costituita non da idealisti, ma da renitenti e poi da malfattori del tipo degli onorevoli comunisti Moranino e Silvio Ortona. O da figure esecrabili come la medaglia d’oro Rosario Bentivegna e “compagni”, responsabili dei massacri delle Fosse Ardeatine, Marzabotto, Casaglia, Caprara, Rioveggio, Pedescala, ecc.

La maggior parte delle imprese eroiche dei partigiani comunisti consistettero nell’uccisione di qualche tedesco isolato per poi darsi a precipitosa fuga. Pur sapendo che, così, la popolazione civile avrebbe dovuto pagare dolorose conseguenze per le inevitabili rappresaglie che i tedeschi avrebbero fatto qualora non si fossero presentati i responsabili degli attentati.

Non si è mai presentato nessun comunista! Si presentarono invece i carabinieri Salvo d’Aquisto, Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti, Vittorio Marandola che, attribuendosi colpe non proprie, si fecero ammazzare al posto degli ostaggi che i tedeschi stavano per fucilare. “I comunisti come ebbe a dire Edgardo Sogno, eroe e medaglia d’oro della resistenza, lottarono durante la lotta di liberazione, non tanto per liberare l’Italia dal tedesco invasore o dal fascismo, quanto per potervi istallare, finita la guerra, la dittatura del comunismo.”

I partigiani con le mani pulite e la coscienza apposto, furono pochi o meglio, fummo pochi. Si, perché anch’io fui un partigiano ed esattamente, il comandante della Brigata Mazzini – dipendente dal Partito Repubblicano – di cui fecero parte anche gli onorevoli Oddo Biasini e Libero Gualtieri. A quest’ultimo, poi, procurai una lauta pensione di guerra dichiarando indebitamente che si era ammalato ti tbc durante il periodo partigiano. Questa, credo, è l’unica mia colpa. 

Finita la guerra, i partigiani dalle mani pulite tornarono alle proprie attività, mentre gli altri costituirono l’Anpi, il cui presidente l’onorevole Boldrini, fu chiamato assassino dall’onorevole Sgarbi, che godendo dell’immunità parlamentare, lo può definire, ma io no!

Nell’anno ’65 in occasione del ventennale della resistenza, fui invitato a partecipare, il 25 aprile, a una sfilata nella piazza di Forlì, dove mi avrebbero anche consegnato una medaglia. Ma io mi rifiutai di andare e pubblicai un articolo in cui dicevo che era ora di smettere di voler perpetuare l’odio tra fascisti e antifascisti e che il ravvivare continuamente questa triste pagina della nostra storia faceva comodo soltanto al Partito Comunista, mentre sarebbe stato meglio per tutti cercare di dimenticare quel periodo di guerra fratricida, ovvero la Resistenza, e di unire invece le nostre forze o energie per ricostruire e migliorare insieme, la nostra comune Patria.

Ma per i comunisti allora, la Patria era la Russia! Poi ebbi la grande soddisfazione di constatare che si era comportato nella mia stessa identica maniera il Generale Raffaele Cadorna. Se non era opportuno celebrare il ventennale ancora meno lo è festeggiare in cinquantennale. Se lei, presidente, dà o fa dare quei venti miliardi all’Anpi, sarebbe come se regalasse venti miliardi al Pci, che ora ha cambiato nome, ma nella sostanza è come prima. 

Orbene, se lei dà o fa anche questo affronto al buonsenso, io le giuro sul mio onore e su quello che ho di più sacro al mondo, che per colpa sua, farò la fine di Jan Palach, non prima di averle augurato però che la stessa fine la faccia per l’eternità all’inferno”.


Il suicidio

Una sera di febbraio del 1996, uscì dalla propria casa alla periferia di Cesena. Si fermò ad un distributore automatico di benzina e riempì una tanica. Dietro si era portato del filo di ferro. Fermò l’auto in una stradina isolata e con un filo metallico bloccò le portiere della macchina. Nessuno doveva poterlo salvare. Si versò addosso la benzina e accese il fuoco. Quando l’hanno trovato era carbonizzato. Voleva che tutti capissero, prima di chiudersi dentro circondò la Ritmo con un cerchio di copie del suo libro.

Viva il Re

Forlì 24 Aprile 2022


Alberto URIZIO v. KOVERECH


Vedasi anche https://paolabruno4.wordpress.com/2012/04/25/chi-sa-parli-il-grido-di-cincino-partigiano/

21Oct
19Jul
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