SIAMO "MES - SI" PROPRIO MALE...


Nonostante le fragili ed ormai poco credibili rassicurazioni del Primo Ministro Giuseppi, l'attuale esecutivo sembra ormai in procinto di firmare il tanto famigerato quanto pernicioso MES (qualunque sia il nome con il quale ce lo presenteranno)… Che ruolo vogliono giocare i monarchici in tutto ciò?


La nostra amata Italia, mortificata negli ultimi decenni da molteplici flagelli virali (globalizzazione, burocrazia, tassazioni assurde) è ora in insufficienza respiratoria causata, non solo da un altro virus allogeno - che, nonostante il nome, di nobile non ha proprio nulla - ma anche e soprattutto da una politica europea egoista e miope che ha la spregiudicatezza di ricattarci, facendo leva sulle nostre debolezze. Niente di più meschino. I paesi del nord, solo perché accidentalmente meno colpiti dal Sars-CoV-2, si sentono in diritto di umiliarci, ponendo delle condizioni all’elargizione degli aiuti economici di cui abbiamo bisogno come l’ossigeno. 

A tutto ciò, si aggiunga un governo nostrano inetto (nella migliore delle ipotesi), ancorché illegittimo, guidato da un Presidente del Consiglio narciso ed arrogante, che millanta di difendere i nostri interessi ma che, in realtà, si accinge a firmare un disgraziato patto dettato dall’usurocrazia continentale e destinato ad ipotecare il nostro oggi ed il domani dei nostri figli. Oltretutto impegnandosi, nel lungo termine, senza alcun filtro parlamentare né, tantomeno, popolare. Questo è puro tradimento della Patria, il peggior reato che si possa commettere.

Ci hanno traditi e ci stanno vendendo; le opposizioni sono deboli e scoordinate, non incisive. Non è delirio di persecuzione, non è psicosi collettiva ingenerata dallo stato di emergenza. Questa è realtà, purtroppo.

Il nostro ormai palese status di colonia ci impedisce di far valere il diritto di poter usufruire, dato il momento critico, di un prestito senza condizionale. Allo stesso tempo, ci manca il coraggio di prendere l’estrema decisione di uscire da questa perniciosa unione europea per riappropriarci della nostra sovranità.

Solo il progressismo clerico-giallo-fucsia dei bigotti di oggi continua imperterrito ad osannare la “solidarietà europea”. In realtà, l’europeismo non è il rimedio al male; l’europeismo è il male.

Noi non possiamo accettare supinamente una situazione del genere. Noi non possiamo accettare un governo simile. La misura è colma. Non possiamo accettare la definitiva perdita di sovranità nazionale né una nuova prospettiva di austerity. 

Urge una posizione chiara di noi monarchici. Non possiamo non gridare il nostro disappunto. L’unica soluzione al momento di stallo, è chiedere a gran voce le dimissioni di Conte e Gualtieri, quindi formare un Governo di unità (e solidarietà) nazionale che abbia come scòpo quello di uscire da questa UE meschina ed inutile, pachiderma burocratico e bancario. Comprarci il nostro debito, stamparci moneta, tagliare gli sprechi (e sono tanti), risanare il sistema socio-sanitario, detassare imprese e privati, ma rompendo quel perverso cortocircuito del “privato convenzionato”: per troppo tempo il privato è stato l’alibi del mal funzionamento del pubblico. Ora è giunto il momento di ripristinare il prestigio e l’efficienza del sistema pubblico di qualità (sanitario, ma non solo) con cui un privato puro sarà stimolato a competere per offrire prestazioni eccellenti.

Ma soprattutto, dobbiamo costituire un’altra idea di Stato, di Nazione, di Europa. Lo andiamo ripetendo da sempre: noi vogliamo uno Stato sovrano, tradizionale (ma non tradizionalista-passatista), liberale (ma non liberista-capitalista) e sociale (ma non socialista-collettivista): uno Stato forte e sicuro ma agile e snello, minimo dove occorra; noi vogliamo l’Europa dei Popoli, una confederazione di Nazioni libere, fondate su identità granitiche (cristiana, greco-romana e celtica), ma accomunate da un unico destino.

Se solo la Monarchia italiana si risvegliasse dal suo torpore pluridecennale, potrebbe incarnare tutto ciò. Solo l’Istituzione monarchica rappresentata da persone serie, affidabili e preparate, potrebbe tornare a garantire la rinascita, fondata su una rinnovata gerarchia di competenze e merito tale da garantire responsabilità e spirito di servizio.

Il problema è che siamo divisi ed impreparati, senza un serio lavoro alle spalle. La situazione di opportunità che ci è data è grande, ma è  prematura soltanto perché non è stato fatto un adeguato allenamento politico-culturale serio e propositivo a tempo debito.

Quello che si sta delineando sempre più rapidamente, è uno scenario drammatico: la crepa apertasi anni fa è diventata una voragine istituzionale che qualcuno dovrà pur occupare. Si sta presentando un’occasione unica per poter dimostrare all’Italia, all’Europa ed al mondo intero che noi ci siamo.

Ovviamente non parliamo di cambiamenti a breve termine. Non ci lanciamo in assurdi proclami referendari per abolire l’attuale sistema repubblicano. Non siamo così ingenui da credere che basti una bacchetta magica per cambiare tutto. Occorre testimoniare in maniera forte, tenace, presente, concreta, senza badare ai risultati immediati, senza preoccuparsi delle prebende e degli onori. Non servono a nulla proclami confezionati da Netflix, dinastie alla stregua di brand per il consumatore moderno. Non bastano più le nostalgie ed i pur legittimi legami affettivi con le Case reali. Non è sufficiente la pur meritevole beneficienza. Occorre rivendicare le idee per poter agire. Seriamente.

Altrimenti, chi dovrebbe mettersi in gioco ora, ma non lo fa, si macchia di ignavia: un peccato disgustoso che, come insegna Dante, rende, chi lo commette, persino indegno di entrare nell’inferno.

Senigallia, 10-IV-2020


Giovanni Flamma


Foto di copertina: Marinus  van Reymersvaele, "Gli usurai", 1540