LA REGINA DELLA CARITA'


Il 28 novembre 1952, muore a Montpellier la Regina d'Italia Elena del Montenegro, "Regina della Carità", consorte del Re d'Italia Vittorio Emanuele III. Per grandi meriti fu insignita da S.S. Papa Pio XI della più alta onorificenza riservata ad una donna: la Rosa d’Oro della Cristianità. S.S. Pio XII la definì «specchio di soave maternità e di virtù domestiche» e «Signora della Carità benefica».


Nonostante non amasse particolarmente il Quirinale, Elena di Montenegro, divenuta regina d’Italia nel 1900 dopo l’assassinio di Umberto I, esercitò con grande consapevolezza il suo ruolo a palazzo, mostrando uno stile elegante che si univa ad un atteggiamento pratico e molto sobrio. Anche per questo, nel 1911, la famiglia reale, nel frattempo accresciutasi con la nascita di Jolanda, Mafalda, Umberto e Giovanna, si trasferì definitivamente a Villa Savoia, sulla Via Salaria, riservando al Quirinale la funzione di ufficio e di sede di rappresentanza. 

Tuttavia, si deve proprio a Elena di Montenegro una fra le vicende più significative della storia del Quirinale, nella quale l’antica residenza papale fu vicina e partecipe della vita e delle sofferenze degli Italiani. Una sorta di prova generale si ebbe nel 1909, dopo la devastazione di Messina e Reggio Calabria, quando le sale di rappresentanza del palazzo vennero trasformate in efficienti laboratori tessili per produrre indumenti e biancheria da inviare ai terremotati. 

E allo scoppio del primo conflitto mondiale, Elena non esitò a trasformare in ospedale l’intera reggia, In lei fu sempre forte l’interesse per la medicina (teneva sempre a portata di mano cassette per il pronto soccorso), che la portò a sostenere terapie innovative, a creare istituti sanitari e a ricevere, nel 1941, una laurea honoris causa. Il 16 luglio 1915 è dunque attivo l’Ospedale del Quirinale, che prende il nome di «Ospedale Territoriale n.1 della Croce Rossa Italiana», forte di 206 posti letto (portati poi a 275), 11 ufficiali medici diretti dal tenente colonnello medico Enrico Scafi e 25 infermiere volontarie coordinate dall’ispettrice principessa di Paternò. Il palazzo è irriconoscibile: rimosso il mobilio e protetti gli arredi inamovibili e le decorazioni, i saloni e le altre zone di rappresentanza, compressa la Sala del Trono, accolgono ordinate corsie, sale operatorie, gabinetti radiologici, specialistici e di analisi, magazzini, cucine, refettori, la farmacia, l’officina per le protesi, i guardaroba ma anche lavatoi, latrine, depositi, laboratori, alloggi per il personale medico ed infermieristico, per le cinque suore di carità, spazi aperti attrezzati per l’elioterapia e lo svago dei convalescenti. Mutarono anche i nomi degli ambienti, intitolati ai combattenti più valorosi: il Salone dei Corazzieri divenne, ad esempio, la «Sala soldato Andreolo Giuseppe». Segnalato sul tetto e al centro del Cortile d’onore con il simbolo della Croce Rossa, la cui bandiera sventolava sul pennone del Torrino, l’ospedale del Quirinale continuò ad operare fino al 24 aprile 1919, avendo accolto 2648 feriti, di cui 1131 grandi invalidi, tutti noti alla regina attraverso dettagliate schede personali. 

A chi veniva dimesso Elena usava donare una piccola medaglia d’oro con pietre tricolori, mentre l’imminenza di un decesso la vedeva accorrere al capezzale del moribondo anche di notte. Anche il morale non era trascurato: sui comodini e nelle corsie sempre fiori freschi e un ricco calendario di attività ricreative e scolastiche scandivano il soggiorno dei degenti, molti dei quali si alfabetizzarono o impararono a scrivere da mancinizzati. Furono inoltre organizzati laboratori di falegnameria, di lavorazione di materiali vari, di confezionamento di sigarette, volti a sottrarre alla depressione i convalescenti ma soprattutto ad avviare ad un lavoro tanti giovani mutilati. Spesso i feriti meno gravi venivano anche portati fuori del Quirinale per svago o per trattamenti: frequenti furono le trasferte estive a Porto Santo Stefano e a San Rossore, le uscite teatrali in città, le merende con la famiglia reale a Villa Savoia. Altre volte erano le stesse compagnie a esibirsi nella reggia, mentre il giovedì e la domenica venivano proiettati filmati e documentari dal fronte. All’atto delle dimissione, i mutilati ricevevano anche l’arto artificiale rivestito in cuoio di «pachidermo», sulla cui scelta la regina aveva dato precise indicazioni. 

Nel terribile frangente del primo conflitto mondiale, il Quirinale come Ospedale Territoriale n. 1 della Croce Rossa assolse perfettamente al ruolo che la regina Elena aveva voluto conferirgli, quello di testimoniare lo stretto legame di una famiglia reale già «borghese» con il suo popolo. 


A. GHIDOLI

Da "Quaderni della Biblioteca del Quirinale 1994"