LA GRANDEZZA DI RE UMBERTO I


Nel 1884 il Re Umberto I, invitato a Pordenone per assistere alle celebrazioni in suo onore, preferì andare a Napoli dove imperversava il colera. E disse "a Pordenone si fa festa, a Napoli si muore: vado a Napoli", dove fu accolto da una folla commossa. "Abbiamo un re che viene a morire con noi", riferiscono le cronache mentre visitava i quartieri colpiti dal contagio, dando la mano a tutti e rifiutandosi di partire anzitempo. In occasione della sua visita avvenne uno storico incontro con l'allora cardinale di Napoli Guglielmo Sanfelice, ritenuto tale in quanto fu considerato il primo riavvicinamento tra lo stato italiano e la Chiesa dopo la presa di Roma.


LA GRANDEZZA DI RE UMBERTO I

Una grave epideL'Arcivescovo di Napoli Guglielmo Sanfelice d'Acquavella con il suo clero, visita i colerosi dell'Ospedale "della Conocchia".mia di colera colpì Napoli nella estate del 1884, facendo nella sola città settemila morti, e almeno altri ottomila nella Provincia.

L’epidemia scoppiò nei quarteri della città bassa, i più vecchi e degradati: Vicaria, Porto, Pendino, Mercato, dove nei fondaci meleodoranti, nei vicoli stretti, negli edifici fatiscenti, vivevano ammassate come formiche migliaia di persone.

Il Cardinale Guglielmo Sanfelice, a capo del suo Clero, si prodigò senza risparmiarsi per soccorrere materialmente e spiritualmente il suo popolo, come già aveva fatto il suo predecessore, il Cardinale Sisto Riario Sforza (1845-1877), qualche decennio prima. E non mancarono episodi di eroismo da parte di sconosciuti Sacerdoti colpiti dal morbo per soccorrere e curare i moribondi e portando loro il conforto della fede ed episodi di pietà eucaristica, da parte di Preti che raccolsero e consumarono, perché non andasse profanata la Santissima Eucarestia, le Sacre Specie appena vomitate da colerosi moribondi, morendo poi contagiati dallo stesso morbo.

Re Umberto I, accorse fra i colerosi napoletani e rimase sorpreso e ammirato per la dedizione dell’Arcivescovo di Napoli e dei suoi Sacerdoti per il suo popolo: mentre l’Arcivescovo di Napoli amministrava ai colerosi il Sacramento della Confermazione, lo stesso Re d’Italia poneva spesso la sua mano sulla spalla dei moribondi, assumendo il ruolo di padrino.

Il Re d'Italia Umberto I e il principe Amedeo 
visitano i colerosi dell'Ospedale "della Conocchia"

L’episodio era riportato su un pannello bronzeo scolpito da Raffaele Belliazzi (1835-1917) nel monumento celebrativo di Re Umberto I, all’emiciclo di Capodimonte, a Napoli,  rubato qualche decennio fa.

Rappresentava Umberto I fra i colerosi di Napoli e riferiva la celebre frase pronunziata dal sovrano: “…A Pordenone si fa festa, a Napoli si muore: vado a Napoli”.

L'Arcivescovo di Napoli, Guglielmo Sanfelice d'Acquavella

Re Umberto I donò al Cardinale Sanfelice, in riconoscenza per quanto aveva fatto per il suo popolo e perché per la prima volta aveva visto un Pastore arrischiare la propria vita per il suo gregge, un bastone pastorale, perché fosse usato dagli Eminentissimi Arcivescovi di Napoli quando celebrano i sacri riti in duomo e probabilmente l’azione pastorale del Sanfelice che suscitò la sorpresa del sovrano, fu l’inizio di un cammino di pacificazione dei rapporti tra lo stato italiano e la Chiesa che si concluderà con i Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929.




L’epidemia di colera cessò improvvisamente allorquando Suor Maria Landi, oggi Venerabile, ascoltò un “buon consiglio” del Cardinale Sanfelice e collocò una immagine della Santissima Vergine, proprietà della famiglia e venerata nella loro casa di piazza San Carlo all’Arena, in una edicola votiva, accanto all’ingresso della  casa.

Questa miracolosa immagine della Santissima Vergine è L’ Incoronata Madre del Buon Consiglio, venerata nella Basilica di Capodimonte.

Cessata l’epidemia colerica, nel gennaio 1885 fu emanata con urgenza una legge che,  prevedendo l’utilizzo di fondi pubblici, si provvedesse al risanamento della città di Napoli, per spianare e ricostruire con criteri moderni la parte bassa della città, dove era scoppiata l’epidemia.

Il risanamento di Napoli si protrasse fino al 1891 e comportò l’abbattimento di interi quartieri e anche delle chiese e cappelline che sorgevano nei luoghi interessati dallo sventramento.

Molte reliquie di Santi e Beati venerate nelle chiese e nei monasteri abbattuti, furono portate in duomo e l’Arcivescovo Cardinale Sanfelice, anche egli non ancora nella disponibilità totale del palazzo arcivescovile, dispose la loro temporanea sistemazione nella cappella della Madonna “del pozzo”, per conservarle degnamente ed esporle alla venerazione dei fedeli, in attesa della realizzazione di una sola cappella per contenere tutte le reliquie venerate nel complesso episcopale, utilizzando e trasformando per tale scopo la cappella dedicata allo Spirito Santo, di diritto di patronato della  famiglia Galluccio, ormai estinta.


Da https://tinodamico.wordpress.com/2014/06/24/la-cappella-delle-reliquie-nel-duomo-di-napoli-vestibolo-del-paradiso/


Litografia originale raffigurante Re Umberto I in visita all'Ospedale della Conocchia di Napoli recante la dedica: "ALL'OSPEDALE DELLA CONOCCHIA IN NAPOLI L'ANNO 1884. DIGNITA' DI RE UMBERTO E CARITA' DI SANFELICE NEL SUO TRIONFO PIU' BELLO", da http://www.danielesquaglia.it/sites/default/files/Re-Umberto-napoli-ospedale.conocchia-lito.jpg


CONVITTO PONTANO ALLA CONOCCHIA - RIONE SANITA'

Il Convitto Pontano alla Conocchia è un edificio storico del Rione Sanità in Napoli. In passato è stato di proprietà della Compagnia di Gesù e per cui è noto anche come Convitto Nazionale dei Gesuiti oppure Istituto Francesco Giordani alla Conocchia.

Storia

Edificato nel XVIII secolo in una zona nota come "la Conocchia alla Sanità", per via di un colombario di età romana chiamato "Mausoleo della Conocchia" a causa della sua forma conica[: la conocchia era in lingua napoletana il rocchetto del filatoio su cui si avvolge il filo. Il mausoleo del I secolo è stato abbattuto abusivamente nel 1965, per fare spazio alle speculazioni edilizie nell'area.

L'edificio venne usato come casa di villeggiatura per i convittori del Collegio del Salvatore della Compagnia di Gesù dalla fine del XVIII secolo alla metà del secolo successivo, quando, cacciati una prima volta da Napoli nel 1848, i gesuiti vennero, nel 1860, nuovamente espulsi da Giuseppe Garibaldi, che in qualità di dittatore di Napoli aveva sequestrato numerosi edifici religiosi, fra cui l'edificio alla Conocchia.

Divenuto dunque di proprietà statale, fu adibito ad ospedale per le malattie infettive per la sua ubicazione, isolata e lontana dalle abitazioni. Qui furono ricoverati i napoletani colpiti dall'epidemia di colera del 1884, i quali furono visitati dal Re Umberto I in persona, recatosi in città per portare conforto alla popolazione. In occasione della sua visita avvenne uno storico incontro con l'allora cardinale di Napoli Guglielmo Sanfelice, ritenuto tale in quanto fu considerato il primo riavvicinamento tra lo stato italiano e la Chiesa dopo la presa di Roma.

Fu il 1º aprile 1886 che, a seguito del riconoscimento dell'Istituto Pontano come opera della Compagnia di Gesù avvenuta nel 1880, l'istituto scolastico creato da Nicola Valente trovò la sua nuova sede nell'edificio del convento. L'inaugurazione nel nuovo convitto, restaurato per l'occasione, perdendo le sue caratteristiche convenutali, venne benedetta dal cardinale Sanfelice.


Da https://www.napolisole.it/2020/01/convitto-pontano-alla-conocchia-napoli.html