IL CORPUS DOMINI


IL CORPUS DOMINI


1. Storia -

Domenica 14 giugno è la “Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo” (“Sollemnitas Ss.mi Corporis et Sanguinis Christi”), o, nella forma del rito romano, “Festum Ss.mi Corporis Christi”, comunemente nota con le espressioni latine “Corpus Domini” (“Corpo del Signore”), come in Italia, o “Corpus Christi” (“Corpo di Cristo”), come nei paesi di lingua inglese e spagnola, una delle principali solennità dell’anno liturgico della Chiesa cattolica.

È una festa mobile: si celebra il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità oppure, in alcuni Paesi tra cui l’Italia, la domenica successiva.

Anche in Italia era festeggiata di giovedì (come l’Ascensione), ma, purtroppo, una legge unilaterale della repubblica Italiana (5 marzo 1977, n. 54) la soppresse unitamente ad altre festività. 

Rievoca, in una circostanza liturgica meno solenne, la liturgia della Messa nella Cena del Signore (“Missa in Coena Domini”) del Giovedì santo.

La solennità cristiana universale fu istituita in Orvieto da papa Urbano IV [Jacques Pantaléon de Troyes (nato nel 1195), 1261-1264] con la bolla “Transiturus” del giorno 11 agosto 1264.

La solennità del “Corpus Domini” sorse inizialmente, nel 1247, nella diocesi di Liegi, in Belgio, per celebrare la reale presenza di Cristo nell’eucaristia in reazione alle tesi di Berengario di Tours (999-1088), secondo il quale la presenza di Cristo non era reale, ma solo simbolica.

Il papa Urbano IV, con la detta bolla, da Orvieto, dove aveva stabilito la residenza della corte pontificia (non andrà mai a Roma), estese la solennità a tutta la Chiesa.

All’anno precedente si fa risalire tradizionalmente anche il Miracolo eucaristico di Bolsena (di cui ne parlo più avanti).

Il fine della festa era quello di celebrare la presenza reale di Cristo nell’eucaristia.

L’introduzione di questa festività nel calendario cristiano la si deve principalmente a una donna, suor Giuliana di Cornillon (1193-1258), una monaca agostiniana vissuta nella prima metà del tredicesimo secolo. Da giovane avrebbe avuto una visione della Chiesa con le sembianze di una luna piena, ma con una macchia scura, ad indicare la mancanza di una festività.

Nel 1208 ebbe un’altra visione, ma questa volta le sarebbe apparso Cristo stesso, che le chiese di adoperarsi perché venisse istituita la festa del Santissimo Sacramento, per ravvivare la fede dei fedeli e per espiare i peccati commessi contro il sacramento dell’eucaristia.

Dal 1222, anno in cui era stata nominata priora del convento di Mont Cornillon, si consigliò con i maggiori teologi ed ecclesiastici del tempo per chiedere l’istituzione della festa. Scrisse una petizione anche al cardinale Hughes de Saint-Cher (1200-1263), all’arcidiacono di Liegi, Jacques Pantaléon (futuro Urbano IV) ed al Vescovo di Liegi. Furono proprio l’iniziativa e le insistenti richieste della monaca a far sì che, nel 1246, il vescovo Roberto de Thourotte (+ 1246) convocasse un concilio e ordinasse, a partire dall’anno successivo, la celebrazione della festa del “Corpus Domini”.

All’epoca i vescovi avevano infatti la facoltà di istituire festività all’interno delle loro diocesi.

Si dovette aspettare però il 1264, poco dopo l’elezione al soglio Pontificio, proprio del già Arcidiacono di Liegi, Jacques Pantaléon de Troyes, che  contribui’ alla Prima Festa del “Corpus Domini” in Belgio, ed alcuni anni dopo la morte di suor Giuliana e di Roberto de Thourotte, perché la celebrazione fosse estesa a tutta la Chiesa universale.

Durante il periodo delle guerre di religione in Francia (in verità tra il 1540 e il 1600, cioè in un arco temporale leggermente più lungo), la processione del “Corpus Domini” fu oggetto di ostilità da parte degli Ugonotti. Infatti i Calvinisti (noti in Francia come Ugonotti) negano la transustanziazione, come leggenda priva di fondamento, e persino offensiva nei confronti della religione evangelica.

Gli Ugonotti facevano la processione oggetto di numerose provocazioni, e veri e propri attacchi alle immagini ed all’ostia, oppure semplicemente dimostravano la loro diversità religiosa (non stendendo alla finestra le tovaglie che, tradizionalmente, le famiglie cattoliche francesi mettevano in mostra in omaggio alla processione).

Fino alla metà del ‘600 in certe zone della Francia la processione del “Corpus Domini” fu quindi accompagnata da rilevanti schieramenti di forza pubblica, e con i fedeli in genere armati e pronti a difendere l’ostia da eventuali profanazioni.


2. Il Miracolo di Bolsena –

Una delle più antiche narrazioni è contenuta nella “Chronica” (III, tit. 19, cap. 13) di sant’Antonino da Firenze (1389-1459), frate domenicano ed Arcivescovo di Firenze, che diede anche il resoconto del miracolo eucaristico di Parigi del 1290.

Quest’ultimo è simile al racconto della “Nova Chronica” dello storico e cronista Giovanni Villani (+ 1348).

Nell’estate del 1263, un sacerdote boemo, di nome Pietro da Praga, iniziò a dubitare della reale presenza di Gesù nell’ostia e nel vino consacrati.

Il sacerdote si recò allora in pellegrinaggio a Roma per pregare sulla tomba di Pietro e fugare i suoi dubbi: il soggiorno romano lo rasserenò ed intraprese il viaggio di ritorno. Percorrendo la via Cassia si fermò a pernottare a Bolsena, dove i dubbi di fede lo assalirono nuovamente.

Il giorno successivo celebrò la messa nella chiesa di Santa Cristina.

Secondo quanto tramandato dalla tradizione, al momento della consacrazione l’ostia cominciò a sanguinare sul corporale. Impaurito e confuso, il sacerdote, cercando di nascondere il fatto, concluse la celebrazione, avvolse l’ostia nel corporale di lino e fuggì verso la sacrestia. Durante il tragitto alcune gocce di sangue caddero sul marmo del pavimento e sui gradini dell’altare.

Pietro da Praga si recò subito dal papa Urbano IV, che si trovava a Orvieto, per riferirgli l’accaduto.

Il pontefice, allora, inviò a Bolsena il vescovo di Orvieto per verificare la veridicità del racconto e per recuperare le reliquie.

Urbano IV dichiarò la soprannaturalità dell’evento e, per ricordarlo, il giorno 11 agosto 1264 estese, come detto, a tutta la Chiesa la solennità chiamata “Corpus Domini”.

Per custodire il corporale venne edificato, a partire dal 1290, il duomo di Orvieto, al quale si aggiunsero la cappella del corporale, nel 1364, e la cappella nuova, nel 1504.

Urbano IV, inoltre, affidò a San Tommaso d’Aquino (1225-1274) il compito di preparare i testi per la liturgia delle ore e per la messa della festività, e stabilì che il ”Corpus Domini” dovesse essere celebrato il primo giovedì dopo l’ottava di Pentecoste.

La Chiesa cattolica riconobbe ufficialmente il miracolo eucaristico.

Le cui reliquie si conservano nel duomo di Orvieto e nella basilica di Santa Cristina a Bolsena: nella cappella del corporale, in Orvieto, sono custoditi l’ostia, il corporale ed i purificatoi, che in seguito, nel 1338, furono collocati nel reliquiario dell’orafo Ugolino di Vieri, dove si trovano attualmente.

Il reliquiario venne posto, a partire dal 1363, nel tabernacolo in marmo che si trova nella stessa cappella. Nel vestibolo della basilica ipogea di santa Cristina a Bolsena sono conservate le quattro lastre di marmo macchiate di sangue che, dal 1704, si trovano all’interno della cappella nuova del miracolo a Bolsena. Una quinta lastra fu donata, nel 1574, alla parrocchia di Porchiano del Monte.

Il corporale di lino, custodito presso il duomo di Orvieto, è stato oggetto di un intervento di natura conservativa tra il 3 febbraio ed il 27 marzo 2015, durante il quale sono stati raccolti dati scientifici. L’intervento è stato preceduto da un’analisi della documentazione fotografica ottenuta in luce normale ed in fluorescenza ultravioletta (UV), da cui si è evidenziata la presenza in ogni sezione del corporale di depositi biologici costituiti da sangue, scisso in plasma e siero.


Gianluigi CHIASEROTTI