CARLO COLOMBO ED IL MONDO SCOUT


Ricordo di Carlo Giovanni Colombo (Oleggio, 12 agosto 1869 – Roma, 17 ottobre 1918), fondatore degli Scout C.N.G.E.I. (Corpo Nazione Giovani Esploratori Italiani), nelle parole del nostro Salvatore "Salvo" Zappardino, uno dei migliori studiosi della storia scout nazionale ed internazionale. Il tutto corredato dal prezioso materiale fotografico. 


CARLO COLOMBO ED IL MONDO SCOUT


1899 – GUERRA ANGLO BOERA - I RAGAZZI DI MAFEKING 

L'assedio di Mafeking fu un evento bellico nell'ambito della guerra boera avuto luogo tra il 1899 e il 1900.

Mafeking all'epoca era una cittadina di coloni inglesi nel remoto confine nord orientale fra la Colonia del Capo e la repubblica boera del Transvaal, nodo ferroviario e capoluogo amministrativo. Fu messa sotto assedio dai Boeri il 13 ottobre 1899, il giorno dopo lo scoppio della seconda guerra boera. L'assedio durò sette mesi (per l'esattezza 217 giorni), fino alla liberazione da parte delle forze inglesi, avvenuta il 17 maggio 1900. 


I cadetti di Mafeking

Tutti gli uomini atti alle armi furono mobilitati, e quindi restavano scoperti alcuni servizi logistici, in particolare quello postale. Fu allora che  Baden-Powell ebbe l'idea di organizzare i ragazzi della città, di età superiore ai sette anni per svolgere funzioni di ausiliari, portaordini, vedette, ecc; li divise in gruppi di cinque-sei ciascuno, guidati da un ragazzo che essi stessi sceglievano tra di loro.

Dopo la liberazione Robert Baden-Powell fu nominato maggior general, a soli 43 anni, e nel 1903 (la guerra era terminata l'anno precedente) ritornò in patria, arricchito soprattutto dall'esperienza con i ragazzi di Mafeking: questa esperienza sarà una delle basi dell'idea dello scautismo.


Al ritorno in Inghilterra scoprì che i suoi libri Reconnaissance and scouting ( Ricognizione ed esplorazione ) e Aids to Scouting ( Suggerimenti per l’esplorazione ) , pubblicati rispettivamente nel 1884 e nel 1889 venivano usati nelle scuole inglesi per insegnare osservazione e deduzione. Decise quindi di portare la sua esperienza nel campo dell'educazione e di scrivere un libro per ragazzi. A tal fine, studiò il lavoro di numerosi educatori, fra cui Maria Montessori ed Ernest Thomson Seton. La stesura del testo impegnò   Baden-Powell tra il 1906 e il 1907; di pari passo maturavano le idee base dello scautismo, messe in pratica con il campo di Brownsea Island nell'agosto del 1907.

Nel 1907 Baden-Powel, sperimenta insieme ad un gruppo di ragazzi appositamente scelti di diverse estrazioni sociali, un metodo educativo rivoluzionario sull'isola inglese di Brownsea. Il primo campeggio scout della storia riesce. L'anno successivo viene pubblicato  in fascicoli settimanali  Scouting for Boys e nasce così, in forma del tutto spontanea, lo scautismo al quale lo stesso Baden-Powell darà una struttura metodologica ancora oggi in larga parte applicata. Successivamente questi fascicoli settimanali formeranno l’omonimo libro.

Avendo seguito il primo sviluppo dello scautismo in Italia, Colombo decise quindi di approfondire la conoscenza sul metodo dei boy scouts, effettuando un viaggio di studio in Inghilterra, dove ebbe la possibilità di incontrare il loro fondatore, il generale Robert Baden Powell.

Al suo ritorno in patria, Colombo maturò il convincimento di creare anche in Italia, sull’esempio del modello inglese, una solida organizzazione aperta ai giovani di qualsiasi confessione religiosa e ceto sociale, slegata da qualsiasi istituzione ecclesiastica e politica, in cui tutti i giovani italiani si potessero identificare e che potesse offrire loro i vantaggi che Baden-Powell aveva offerto  ai giovani inglesi.

Ma volle agire con ponderazione, adeguando il movimento a esigenze allora largamente sentite all’interno della classe dirigente della società  come  la formazione  militare e l’amor di patria. La proposta di Colombo era di creare un'organizzazione ramificata sul territorio nazionale, nelle colonie e presso le comunità italiane all'estero, con lo scopo d’essere strumento educativo per tutti i ragazzi e le ragazze italiane, nello spirito ideale proposto dalla "Legge" e dalla “ Promessa “ ( Decalogo e Giuramento )  dei giovani esploratori. Per Colombo il metodo scout significava il superamento di quelle dottrine pedagogiche che puntavano   sulla scuola o sulle chiese.

Analogamente a quanto aveva fatto Baden-Powell con il  campo sperimentale nell'isola di Brownsea, Colombo compì un esperimento  nell’Ottobre del 1912 con un gruppo di giovani della Società Sportiva «Podistica Lazio», reclutati tramite annunci sul quotidiano della Capitale «Il Messaggero» per una prima attività ai prati della Farnesina a Roma. Fu un grande successo e da quell’iniziativa ebbe origine, (all’interno della società sportiva)  la quarta sezione, dedicata «all’istruzione premilitare, al tiro a segno riservata  agli allievi esploratori», della quale fu eletto (durante l’assemblea della società sportiva, come riportato dal quotidiano «Il Messaggero» il 7 febbraio 1913) presidente il generale Gaetano Zoppi e come Vice Presidente lo stesso Colombo (fonte sito web Lazio Wiki  Società Sportiva Lazio).  

Colombo, dopo alcuni contatti con il REI (Ragazzi Esploratori Italiani), la prima associazione scout nata in Italia nel 1910 e già in crisi, fonda a Roma la nuova associazione. I giovani esploratori del CNGEI in omaggio ai primi gruppi di boy scouts, usarono il giglio dei REI della sezione ligure, a cui fu aggiunto il cartiglio col motto «Sii preparato». Molte sezioni della REI confluirono, tra il 1914 e il 1915, nel CNGEI.  Molti dirigenti del REI entrano nel CNGEI. 

Colombo lanciò un proclama che invitava tutti a confluire in un'associazione unica. Il Perucci (Arpi) ed il Mazza (Gioiose), però, declinarono l'invito. Questo non impedì al CNGEI di estendersi presto in tutta l'Italia.





Mario Mazza

Ugo Perucci

Ammiraglio Giovanni Bettolo


Come già accennato, quando si sentì pronto, Colombo si staccò dalla società sportiva Lazio dando vita al «Corpo Nazionale dei Giovani Esploratori d’Italia», ufficialmente fondato nella Capitale il 30 giugno 1913. Presidente generale fu eletto l’Ammiraglio Giovanni Bettolo e il Colombo assunse la carica di commissario generale e capo esploratore.

Nel 1914 avvengono tre eventi che marcheranno in maniera significativa, non solo de jure ma anche de facto, il GEI. Il primo fu la propaganda a livello nazionale del Corpo, effettuata da Colombo tramite il suo “Appello agli Italiani”, il secondo fu l’inizio della pubblicazione della rivista ufficiale del Corpo, “Sii Preparato” e il terzo fu la convocazione di una prima assemblea nazionale, dovuta al fatto che le sezioni GEI erano ora sempre più numerose. Il Corpo Nazionale si diede così una sua struttura organizzativa, e strinse quei legami istituzionali che saranno così preziosi negli anni successivi. Erano infatti membri del Consiglio Direttivo, oltre a cinque membri eletti fra i soci, anche un esponente del Ministero della Guerra, uno della Marina, uno del Ministero della pubblica Istruzione, un esponente della Croce Rossa.

Il re, nel 1915, riconoscente per i servizi resi, concesse a Carlo Giovanni Colombo il titolo di commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia.

Bisogna precisare per onestà e per completezza che il Colombo riuscì nella propria opera grazie al sostegno di persone influenti, come l’ Ammiraglio Bettolo Giovanni (primo presidente del corpo nazionale) ed il già menzionato Generale Zoppi. Quest’ultimo,  come già accennato, rappresentò l’anello di congiunzione con la famiglia reale e con le istituzioni a livello nazionale. 



Dopo l’incontro sui prati della Farnesina  fu costituito  Il reparto speciale di allievi esploratori, (costituito per volontà ministeriale nell’autunno del 1912) ed  inquadrato nella sesta sezione, quella dedicata all’istruzione premilitare ed al tiro a segno ove fu eletto presidente il Generale Gaetano Zoppi (Beatrice Pisa pag. 30). 

Per dovere di cronaca, all’epoca, all’interno della Società Sportiva Lazio  era presente una sezione escursionistica eppure i futuri esploratori del Gei furono inseriti nella sezione premilitare e tiro a segno.

Nel giugno del 1914, il generale Zoppi  otteneva di presentare il suo reparto al re, che consentiva l’iscrizione al corpo del Principe Umberto e anche l’istituzione di esploratori reali che potevano fregiarsi del distintivo della casa reale ( Umberto di Savoia giovane esploratore s.p. 1 agosto 1915, fasc 10, pp 315/320). 

Altre persone influenti  nell’ambito militare, unitamente al Generale Zoppi, diedero il loro contributo e citarle  tutte comporterebbe un elenco troppo lungo. 

Tra questi basti citare il Contrammiraglio Solari a La Spezia, il Tenente Generale Camerana a Milano, l’Ammiraglio Simonetti a Napoli. Una tra le presenze più significative fu sicuramente quella del  Generale Grazioli.  

Da tempo, grazie alla documentazione in nostro possesso,  sono arrivato alla conclusione  che il sostegno offerto  dal Generale Zoppi  non fu solo in termini  organizzativi, relazionali ma anche di obbiettivi e di strumenti. Grande merito del Colombo fu quello di saper interagire, sia in termini di contenuti che relazionali, con esponenti di spicco espressione delle istituzioni.

Il Colombo riteneva che il Cngei poteva, doveva rivestire un ruolo rilevante sia nella scuola che nella formazione premilitare, proponendosi come raccordo fra il volontarismo di base e le autorità civili e militari rispetto ai grandi temi della preparazione del soldato e della ginnastica (Beatrice Pisa – Crescere per la Patria I Giovani Esploratori e le Giovani Esploratrici di Carlo Colombo – pag. 48 ).




Il 24 Maggio 1915  l’Italia  entra in guerra.

Il significato della denominazione di esploratore, scriveva Colombo (Sii preparato 01/04/1916 fasc. 18 pag. 651 – perché vi chiamate esploratori ?) era indubbiamente quello di “ricercatore di luoghi sconosciuti", tuttavia se andiamo a leggere la cronaca delle attività del Gei dell’epoca, unitamente ai manuali, la maggior parte delle attività avevano a che fare più con l’attività di addestramento e/o preparazione militare che con quella della scoperta.

Lo scautismo di Colombo ( la sua “via italiana allo scoutismo“) si proponeva come un grande progetto pedagogico, di ispirazione patriottico/risorgimentale,  rivolto ai giovani delle classe borghesi, infiacchiti dalla vita cittadina, corrotti dall’egoismo e dalla irresponsabilità che rischiava di renderli inadatti al ruolo egemone che la storia aveva loro assegnato. 

Implicita e pronta ad emergere solo a tratti e con prudenza, era la critica alla famiglia ed alla scuola. Le loro funzioni  non venivano certo del tutto disconosciute, perché la prima restava il nucleo fondamentale da cui prendeva le mosse, incaricato di gestire una formazione affettiva attraverso la figura materna, nonché di instradare verso le scelte politiche e religiose, mentre la seconda manteneva sempre il ruolo di fornire cultura ed informazioni scientifiche. 

Entrambe tuttavia si erano rivelate incapaci di promuovere la vera formazione, quella che riusciva a spogliare l’individuo dei suoi interessi privati e porlo al servizio di tutta la comunità nazionale. La famiglia, perché troppo assorta nella dimensione individualistica, la scuola perché incapace di uscire da un tipo di sapere astratto e nozionistico.

Cartolina patriottica con il Principe UmbertoIl grande, vero strumento di formazione rimaneva invece il patriottismo, in quanto reputato capace di tenersi sempre immune di ogni influenza di parte e offrire quindi un vero referente pedagogico per i giovani . Supporto immediato ed irrinunciabile era la formazione militare . Infatti l’obbiettivo era quello di porre al primo posto quelle virtù civiche in grado di porsi come presupposto indispensabile per giungere al modello della “ nazione armata “, sulle orme di quanto aveva dimostrato il modello britannico, perfettamente confermato anche dalla fortuna dello scautismo in Gran Bretagna, ove già nel 1915 180mila giovani scout erano pronti a servire il proprio paese “primo contingente”, egli notava, "della futura nazione armata“, chi sono e come si preparano i giovani esploratori. Manuale per gli organizzatori, a cura del Prof Carlo Colombo, Roma 1916, p.p. 6/7 ). Nello scritto di presentazione  del suo movimento Colombo chiariva che, nonostante gli esploratori già si fossero dimostrati utilissimi in guerra, non erano ne sarebbero stati “ necessariamente “ dei soldati. In essi, aggiungeva, “si vuole coltivare nel modo più intenso, il germe innato del buon cittadino, anzi dell’eroico cittadino" (chi sono i giovani esploratori S.P. 10 novembre 1914, n. 1 pag. 1).

Alla base di tali precisazioni era la necessità di operare un continuo se pur non agevole distinguo fra il militarismo ed aspetti militari.

Precisava il Colombo che i suoi ragazzi non andavano considerati dei militari, sia perché non ricevevano una formazione “unicamente“ militare (considerazione tratta da “chi sono e come si preparano i giovani esploratori manuale per gli organizzatori” , a cura del prof. Carlo Colombo), sia perché essi si rifacevano a quel tipo di dimensione militare che si qualificava altamente formativa per l’individuo e positiva per la società. Il militarismo, invece, “forse l’oscura origine, degenerazione dell’ordinamento e dello spirito militare”, costituiva “mali d’altri tempi e d’altri paesi, in cui la casta guerresca dominante imponeva con la forza l’obbedienza cieca ad ordini assurdi e spesso a capricci feroci e criminali “ …omissis . al contrario, lo spirito militare, espressione di un atto cosciente, cementava un “sacro spirito di solidarietà “ e di conversione consapevole delle forze verso l’unico fine della grandezza della patria ( ilitarismo ? S.P. 1 aprile 1916, fascicolo 18  pag. 669).

Per il  Colombo, erede della cultura risorgimentale sabauda, l’esercito, oltre che un referente istituzionale fondamentale da accattivarsi per assicurare il proprio successo, costituiva ancora uno dei grandi modelli di formazione di massa, secondo il principio ottocentesco che “ dopo aver fatto l’ Italia l’esercito poteva ora contribuire a fare gli italiani “.  Precisava inoltre il Colombo : “ gli esploratori prendono dall’esercito quello spirito di unità, di disciplina e di gerarchia per cui ciascuno sta al suo posto ed eseguisce senza discutere il compito che gli è stato affidato, come particella del compito comune “ (C. Colombo, manuale per gli organizzatori e per gli istruttori, Roma 1916 pag. 32/34 ) .Da tempo mi chiedo quanto fossero chiare ed  interiorizzate  queste precisazioni del Colombo da parte degli istruttori ( i capi dell’epoca), spesso ufficiali dell’esercito,  preposti alla guida dei reparti Gei .

Quanto precedentemente descritto rappresentava la “via italiana italiana allo scautismo“ secondo il pensiero del Colombo.


Alcuni aspetti dell’applicazione del metodo scout da parte del Colombo.

Quando nacque il Cngei il lupettismo non esisteva neanche in Gran Bretagna. Il Manuale dei Lupetti uscì in piena guerra tra il 1916 ed il 1917. I lupetti ( età 8/11 anni) previsti all’interno del regolamento Colombo, detti  “novizi” ma con il sottotitolo di “ wolfcub “, non erano molto differenti dagli esploratori. Rispetto a questi ultimi avevano la stessa uniforme che differiva per i calzoni corti e per un cordoncino tipo marina, al posto del fazzoletto e mantenevano il tipico copricapo scout alla boera.  Gli esploratori non vivevano l’autonomia di Pattuglia ed i singoli Reparti a volte arrivavano anche ad un numero di  ben 100 ragazzi . Le attività in sede ed all’aperto erano tutte di Reparto. Il libro Scautismo per Ragazzi era sconosciuto all’interno del Gei . Quest’ultimo  sarà tradotto e pubblicato dall’Asci, grazie all’iniziativa del Conte Mario di Carpegna. L’uniforme degli esploratori prevedeva il pantalone con i gambali dei soldati,  Il cappellone alla boera era previsto come capo dell’uniforme.

Conte Mario di Carpegna

Fino a questo punto la chiesa cattolica aveva guardato con sospetto allo scautismo. Ma a metà degli anni dieci il clima iniziò a mutare, e fu ipotizzata  la possibilità di avere all'interno del CNGEI alcune unità di esploratori cattolici, sul modello inglese. Le trattative però si arenarono ed il progetto naufragò.  Nel gennaio del 1916 grazie all'opera del conte Mario di Carpegna ed alla presenza  di un giovane maestro genovese di nome  Mario Mazza fu fondata l'ASCI (Associazione Scautistica Cattolica Italiana). Sfumarono così tutte le speranze di avere un'associazione scout unica per l'Italia, come auspicata da Carlo Colombo.

Lord Baden Powell

Il 15 Maggio 1916 il Colombo riceve una lettera da Baden-Powell. In tale lettera Baden-Powell si rivolge al Colombo definendolo “Chief Scout of Italy“. Si tratta di un riconoscimento al ruolo, esercitato  dal Colombo ed altresì alla stessa diffusione  del Cngei. In tale lettera sono presenti riferimenti alla fratellanza tra gli scout inglesi e gli scout  italiani. Sono presenti altresì parole di elogio, di incoraggiamento per l’opera prestata in guerra  nelle retrovie, da parte degli esploratori del Gei.  

Colombo in uniforme militare

Il 19 marzo del 1917 Carlo Colombo, rinunciando al grado di maggiore medico che la sua posizione accademica gli conferiva, partì volontario per il fronte come semplice sottotenente di una sezione degli alpini di stanza sul monte Zugna, dove si guadagnò una medaglia di bronzo al valor militare, una seconda d’argento sul Passo del Tonale e la croce di guerra per il coraggio e per l’abnegazione dimostrata.

Alla fine di agosto del 1918 il ministero lo richiamò a Roma per assistere al II Convegno Nazionale del CNGEI. Egli rispose all'appello, ma tornò esaurito nelle forze e sofferente covando in sé il germe dell'infezione tifica.

Il 17 ottobre 1918 Colombo moriva a Roma per febbre tifoidea, contratta al fronte.



In questa prima parte del mio intervento ho esposto la cronologia dei fatti che vedono il Colombo  primo Commissario Generale del Cngei. A questo punto vorrei andare oltre cercando di tracciare un profilo del Colombo nell’ambito del ruolo esercitato all’interno ed all’esterno del Cngei.

Come già detto, la qualifica esercitata dal Colombo all’interno del Cngei era quella di Commissario Generale ( l’equivalente dell’attuale capo scout ) con  funzioni interne  di coordinamento, vigilanza sulle Sezioni . Il Colombo esercitava anche delle  funzioni esterne. Si tratta di funzioni che necessitano ( in parallelo al mondo aziendale/istituzionale ) di capacità gestionali, relazionali indubbiamente  incarnate  dal Colombo . La stessa diffusione del Cngei,  avvenuta nei primi anni,   parla da sé . Tutto questo  può rappresentare un concreto metro di valutazione a riguardo le capacità, le competenze  del nostro fondatore . Tutto ciò premesso,  nell’ambito del proprio ruolo interno al Cngei, possiamo affermare che  il Colombo operava  concretamente come segue:

-  delineando, attraverso articoli e manuali, scopi e strumenti del Cngei ;

-  partecipando a cerimonie, attività riguardanti le Sezioni del Cngei; in tali sedi curava  i rapporti interni ed esterni alle sezioni stesse;

- a livello nazionale mantenendo i rapporti con gli enti pubblici e privati che sostenevano, potevano sostenere il Cngei;

- prendendo posizione a riguardo le critiche esercitate nei confronti del Cngei spesso tramite la stampa;

- cercando di creare un consenso attorno al Cngei. In tal senso si adoperava per individuare quelle realtà significative ( come ad es. la Croce Rossa, la Società Dante Alighieri ecc. ) che potevano avere delle aree di contiguità con il Cngei.

Che il Colombo abbia partecipato a delle attività all’aperto insieme ai ragazzi  non ci è dato di sapere . Dalle cronache del tempo risulta  era presente ad attività riguardanti esercitazioni, gare ginniche. Risulta altresì  come nei rapporti con i ragazzi esploratori ebbe un rapporto formale. Con questi ultimi ebbe infatti una forma di distacco sicuramente derivante dal proprio ruolo professionale e dal modo di intendere l’educazione dei giovani agli inizi del novecento. 

Roberto Villetti
(Papà Akela)

Negli anni a seguire il Capo Scout Roberto  Villetti darà una impostazione diversa. La figura del Villetti rappresenterà una parte importante della storia del Cngei post prima guerra mondiale ma questa è una altra storia anzi… il proseguimento della storia del corpo nazionale post prima guerra mondiale.  

Come già detto il fondatore del Cngei, coerentemente con i propri principi, partì volontario per il fronte. Di fatto  abbandonò la vita comoda per non venir meno ai propri  principi di amor di patria . Fu un  esempio per tutti quei ragazzi del Gei che  erano partiti volontari per  affrontare la dura vita di trincea. Sicuramente un esempio di coerenza.

L’arco di tempo che vide il Prof. Colombo sia come fondatore del Cngei ed altresì come primo Commissario Generale è compreso fra il 1912 ed il 1918. Un arco di tempo di soli sei anni che potremmo definire relativamente breve. Eppure in sei anni il Colombo riuscì ad organizzare,  insieme ad altri,  una realtà formidabile per quei tempi. Tale  arco di tempo  unitamente ai risultati,  può rappresentare il senso della misura della qualità dell’impegno profuso dal Colombo. 

Va precisato che stiamo parlando di un momento storico (tra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento) di grande fermento da un punto di vista sociale, culturale, sportivo, scientifico e pedagogico. Tanto per restare nell’ ambito pedagogico,   nuove scuole di pensiero sorgono all’interno della scuola come ad esempio il metodo Montessori. In Europa iniziano ad emergere le rivendicazioni  riguardanti la  parità di diritti tra uomo e donna.



 Le ragazze dell’Ungei (Unione Nazionale Giovani Esploratrici Italiane), associazione femminile parallela al Cngei, rientrano a pieno titolo in quel desiderio di autonomia femminile,  al pari di altri movimenti  seppur con qualche distinguo. Il Colombo professionista moderno ed attento, sensibile ai cambiamenti sociali non sarà esente da tali fermenti.

Dalle cronache dell’epoca emerge una forte forza di volontà, una preparazione culturale (specie di natura umanistica), una adesione come già detto ai valori di natura patriottica/risorgimentale al di sopra della media . Tutto questo rappresentava quella che oggi possiamo definire una forte sfera motivazionale.  Fondare e seguire nei primi anni di crescita  il Cngei  ha richiesto  quella disponibilità di  tempo ed energie  che avrebbe  potuto  dedicare alla  professione ed alla famiglia .  Se andiamo a leggere la lettera di dimissioni da Commissario Generale (scritta qualche mese prima della sua morte) non mancano i riferimenti alle  rinunce professionali e famigliari, esercitate dal Colombo,  nell’interesse dello sviluppo del Cngei . 

Successivamente alla sua morte, la figura del Colombo è sempre stata ricordata,  in special modo all’interno dell’associazione (attraverso attività, chiacchierate in occasione di  corsi di formazione capi, la stampa associativa e convegni) ed a solo scopo esemplificativo ne cito alcuni:

Negli anni 50 fu indetta una gara nazionale tra pattuglie. Tale gara prevedeva un contributo in denaro per la lampada votiva presente sulla tomba del Colombo al cimitero del Verano a Roma.

Antonio Viezzoli

Nel 1982 ricordo un intervento di Antonio Viezzoli, tenuto alla scuola capi nazionale Gei di Opicina.

Mario Furia

Un numero speciale della rivista scautismo, realizzata dal compianto Mauro Furia, verso la metà degli anni 80, è stato dedicato alla figura del fondatore del Gei. 

Nel febbraio 2008 a Oleggio il gruppo AGESCI Oleggio  2 assieme ad alcuni rappresentanti del CNGEI del Piemonte, Liguria e Lombardia ha intitolato a Carlo Colombo una via cittadina. 

Il 24 Novembre del 2012 il Cngei, nel corso delle celebrazioni del centenario,  ha reso omaggio alla tomba di Carlo Colombo presso il Cimitero del Verano a Roma. 

A questo punto, prima di concludere,  da tempo mi chiedo cosa può essere  ancora oggi presente (seppur con qualche distinguo) all’interno del Cngei rispetto all’ impostazione originaria  del metodo scout  per come delineato dal Colombo. Ritengo sia possibile individuare alcuni elementi  che sicuramente non saranno gli unici. 

Li elenco in ordine sparso:  la formazione del buon cittadino,  ovvero il servizio inteso come forma di espressione nei confronti della comunità di appartenenza (all’epoca la patria) ; l’addestramento, agli inizi pregnante di aspetti militari, oggi inteso come preparazione alle attività da vivere all’aperto; la vita all’aria aperta, ieri come oggi, intesa anche come espressione tangibile dell’ imparare facendo; il gioco all’epoca vissuto sotto forma di gare interne ed esterne al Cngei; il senso di appartenenza al Cngei attraverso anche l’uso dell’uniforme ed all’adesione ai valori espressi dalla legge e dalla promessa scout  (questi ultimi all’epoca definiti decalogo e giuramento); i riferimenti ai valori di fraternità ed adesione allo scautismo mondiale ed al fondatore Baden-Powell.

Se mi è permesso  esprimere una considerazione finale,  ritengo che questi elementi possano rappresentare  la sottile linea che unisce  gli appartenenti al Cngei di oggi alla figura del Colombo ed ai ragazzi che con entusiasmo aderirono al corpo nazionale tra il 1912 ed il 1918. 


Vi ringrazio per l’attenzione dimostrata in questo viaggio a ritroso nel tempo.

Senigallia, 30 Maggio 2015


Salvatore Zappardino

Socio del CNGEI presso la Sezione di Messina

Membro Comitato Scientifico Centro Studi AGESCI Sicilia