A.N.P.I. E NORMA COSSETTO: CONTRAPPOSIZIONE SQUILIBRATA, FUORI DALLA STORIA


A margine dei frequenti giudizi ingiusti di gran parte delle sezioni dell’ANPI sulle commemorazioni dedicate dal Comitato "10 Febbraio" a Norma Cossetto, in particolare a Pescara e a Battipaglia, e in occasione dell’inaugurazione di un monumento a Milano in ricordo delle Vittime delle Foibe, è intervenuto, in qualità di direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume e di Membro della Commissione tecnico-scientifica istituita dal Governo Italiano ai sensi della L. 92/2004 “Il Giorno del Ricordo”, il dott. Marino Micich.


“Da parte jugoslava la lotta di liberazione dal nazismo e dal fascismo avvenuta nel corso della Seconda guerra mondiale nelle terre giuliane si è trasformata poi in guerra di conquista.

Ne sono testimonianza le foibe, i campi di deportazione, le confische e la nazionalizzazione dei beni e attività lavorative..”.

Il Presidente Ciampi, che militò nel Corpo Italiano di Liberazione e fu attivo nel Partito d'Azione (formazione politica del Comitato di Liberazione Nazionale che aveva creato 198 brigate partigiane), conferì la Medaglia d'Oro al Valor Civile a Norma Cossetto con decreto del 9 dicembre 2005; con il suo gesto ha indicato, a mio avviso, una via futura di dialogo e condivisibile.

Polemizzare continuamente a margine delle celebrazioni dedicate a Norma Cossetto (giovane maestra istriana) non è un comportamento consono a un Paese civile quale l’Italia, che si basa sui principi di Libertà, Legalità, Uguaglianza e Democrazia. Diversi comitati dell’ Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) che sono sorti per difendere i valori dell’antifascismo e della democrazia, nonché la memoria della lotta intrapresa dai partigiani durante la seconda guerra mondiale, sbagliano profondamente nel porre in discussione la figura di Norma Cossetto. Talmente strumentali e antistoriche sono le argomentazioni avanzate dalle ANPI locali ultimamente a Pescara e a Battipaglia, che sembrano sollevate solo per alimentare una diatriba politica in modi e termini non adeguati all’importanza e alla complessità della storia istriana, fiumana e dalmata. Le nostre associazioni solitamente aderiscono volentieri agli inviti del Comitato 10 febbraio a partecipare a questa commemorazione, perché si ricorda con rispetto una vittima dell’odio ideologico; una giovane donna italiana che non ha avuto alcuna possibilità di difesa ed è stata uccisa in maniera terribile, come altre migliaia di istriani, soprattutto per estirpare l’italianità presente in Istria. Non ho mai riscontrato nelle commemorazioni organizzate dai rappresentanti del Comitato 10 febbraio discorsi incitanti all’odio o riconducibili al Partito fascista.    

I metodi usati dalla polizia segreta comunista jugoslava in Istria, a Trieste, Gorizia, Pola, Fiume, Zara, ecc. sono ormai ben noti e non vanno nascosti né tanto meno giustificati, perché facendo così si diventa conniventi con ideologie autoritarie e violente. La lotta di liberazione dal nazismo e dal fascismo avvenuta nel corso della Seconda guerra mondiale nelle terre giuliane si è trasformata in guerra di conquista da parte jugoslava e ne sono testimonianza le foibe, i campi di deportazione, le confische e la nazionalizzazione dei beni e attività lavorative, la chiusura del 90% delle scuole italiane, l’esodo di almeno 300.000 istriani, fiumani e dalmati (tra cui ci furono anche croati, cittadini italiani, che non condividevano la dittatura comunista jugoslava). Dopo secoli di civiltà e di permanenza in Istria gli italiani furono spinti da una politica repressiva ad abbandonare le case, le terre...la propria Patria natia. Le ingiustizie da qualunque parte politica provengano sono esecrabili, Fu anche il prezzo e conseguenza di una guerra persa da parte italiana, ma ciò non giustifica l’ingiustizia (le ingiustizie da qualunque parte politica provengano sono esecrabili) compiuta da Tito e dai suoi massimi dirigenti nei confronti degli italiani e di chiunque non aderiva ai dettami del partito comunista jugoslavo, ma la storia è lunga da farsi con un comunicato che invece intende essere breve.

Va solo primariamente ricordato alla Presidenza nazionale dell’ANPI e alle sezioni locali, in merito alle commemorazioni di Norma Cossetto promosse dal Comitato "10 febbraio" che tale associazione si attiene a una fatto riconosciuto ufficialmente dalla Repubblica Italiana.

Ero presente il 10 febbraio del 2006 al Quirinale in qualità di membro della Commissione tecnico scientifica istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi della L.92/2004 per il conferimento della medaglia d’oro al valor civile a Norma Cossetto, consegnata dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi nelle mani della sorella Licia. In quella solenne cerimonia fu consegnata anche la medaglia e il diploma che viene conferito ai famigliari ai sensi della suddetta legge, che hanno avuto i propri parenti uccisi nelle foibe o in altre efferatezze senza aver avuto diritto ad alcuna azione di umana giustizia e dignitosa sepoltura. Quando un accusato viene ucciso senza regolare processo tale azione viene considerata, da qualsiasi tribunale di uno Stato democratico, un crimine. Quando un accusato viene ucciso e il suo corpo gettato in una fossa o voragine, si chiama in giurisprudenza occultamento di cadavere.

Il conferimento della medaglia d’oro, senza dilungarmi oltre nelle questioni storiche e giuridiche, è stato concesso e consegnato direttamente alla famigliare superstite di Norma Cossetto dalla più alta carica dello Stato italiano. Ciampi è noto, rifiutò di aderire alla RSI e dopo essersi rifugiato a Scanno in Abruzzo, trovò un suo professore Guido Calogero relegato al confino in quel paese. Calogero era un militante antifascista ed esponente del Partito d’Azione. Ciampi insieme ad altri, in fuga dai tedeschi nel marzo 1944 per raggiungere la Puglia dopo aver avuto protezione dai partigiani della Brigata Maiella, raggiunse  Bari e si arruolò nel Corpo Italiano di Liberazione, che fu una unità militare operativa dell'Esercito Cobelligerante Italiano. Si iscrisse subito dopo al Partito d’Azione, formazione politica del Comitato di Liberazione Nazionale  che aveva creato 198 brigate partigiane. In Istria i partigiani comunisti italiani entrarono a far parte del Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo, che aveva lo scopo di annettere l’Istria alla Jugoslavia Federativa e Popolare. Le altre forze partigiane italiane di idee politiche liberali, cristiano popolari, socialiste non erano d’accordo con la politica di annessione jugoslava e per questo avvenne anche il triste eccidio alla Malga di Porzus (tra il 7 e il18 febbraio 1945), dove per motivi politici, partigiani comunisti italiani eliminarono altri partigiani italiani della Brigata Osoppo per ragioni ideologiche. Ma la storia si fa lunga...Tra gli storici c’è un dibattito su molte questioni legate alle foibe,  ma ritengo che la contrapposizione di parte dell’ANPI verso Norma Cossetto sia veramente fuori luogo e strumentale. Il Presidente Ciampi con il suo gesto ha indicato una via, a mio avviso, futura di dialogo e del tutto condivisibile.  


Roma, 10 febbraio 2020


Marino MICICH