AIMONE DI SAVOIA-AOSTA: "PER ORA NON ALIMENTO LA POLEMICA".


DI ENRICA RODDOLO, Tratto da 

https://www.corriere.it/cronache/20_gennaio_17/aimone-d-aosta-per-ora-non-alimento-polemica-intanto-guerra-carte-savoia-c95e2844-388d-11ea-9d38-85b3dab5d683.shtml 

Dopo la svolta della Real casa che ha aperto alla successione femminile al trono, il Principe manager risponde da Mosca: «Non credo che la monarchia tornerà mai Italia».

Aimone di Savoia-Aosta— Juan Carlos il suo padrino di battesimo con Re Costantino II di Grecia — è un uomo riservato. E preferisce tirarsene fuori, per ora, dall’ultimo scontro in Casa Savoia. «Preferirei non alimentare ulteriormente la polemica — risponde al Corriere da Mosca dove da anni è impegnato per Pirelli — in quanto la dichiarazione fatta dalla Consulta copre già la posizione che avrei assunto e che avrei potuto esprimere direttamente se fossi stato consultato in simultanea con mio cugino. Continuare la polemica, a questo punto, non serve». 

Principe manager

Principe manager, che parla il russo. «Sono rientrato due volte in Italia per brevi periodi ma il mio destino evidentemente era a Mosca, una realtà che in 25 anni ho conosciuto bene. Continuo a studiare il russo, adesso mi dedico a Dostoevskij perché un Paese si capisce a fondo studiandone la cultura». È lui il Savoia che parte dei monarchici vorrebbe a capo del casato. «Realisticamente? Non credo che la monarchia tornerà mai in Italia e non ho avuto alcuna esitazione a giurare fedeltà alla repubblica quando, dopo il Morosini a Venezia e i corsi dell’Accademia navale, sono salito a bordo della fregata Maestrale...», ha detto al Corriere. «Quanto al rientro delle salme Savoia è la cosa giusta: ricordo che 15 anni fa mio padre si interessò per far rientrare anche la salma del Duca degli Abruzzi sepolto in Somalia, oggi la sua tomba è stata profanata e distrutta. Dunque era giusto, specie considerata l’instabilità dell’area del Nord Africa, rimpatriare la salme di Re Vittorio Emanuele III da Alessandria d’Egitto e quella della regina Elena. E dovrebbero andare al Pantheon, dove riposano i Re d’Italia».

Il ramo principale e i rami cadetti

Sposato con Olga, secondogenita di Michele di Grecia, che conobbe «a un ricevimento reale, al matrimonio dell’Infanta Elena, figlia di Re Juan Carlos. Ci siamo sposati nel 2008», racconta. Aimone è vegetariano: «ai fornelli mi metto sempre io: preparo la pasta e anche il ragù per i bambini con i quali parliamo italiano, francese, russo, inglese». Umberto, il primogenito (10 anni) dice di amare scherma ed equitazione e porta il nome dell’ultimo re Umberto II, mentre Amedeo, nato nel 2011 (poi c’è la piccola Isabella), alla storia e alla scherma dice di preferire il calcio e l’hockey. E confessa: «Da grande vorrei fare l’esploratore o lo scienziato». Sulle orme del prozio Luigi Amedeo duca degli Abruzzi. Papà Aimone, intanto, insegna loro la storia di casa Savoia: «non che sono principi, ma la storia di famiglia sì. Poi dovranno trovare anche loro un mestiere, non abbiamo le risorse per vivere senza lavorare, ma anche se le avessimo non credo che un principe possa rinunciare oggi a un lavoro». Amedeo (ramo Savoia Aosta), padre di due maschi e una femmina, ed Emanuele Filiberto (ramo Savoia Carignano), padre di due femmine (Vittoria e Luisa) «a volte si sentono», come racconta il cugino Emanuele Filiberto, precisando «come il figlio primogenito di Aimone sarà l’erede legittimo del ramo dei Savoia Aosta. Ma i Savoia Carignano, il ramo principale, continuano con Vittoria. Un conto sono i rami cadetti, un altro il ramo principale, così è la storia».

La sfida dei monarchi a colpi di lettere

Sul «pensionamento» della Legge Salica i monarchici intanto si sfidano a colpi di lettere, dopo la doppia intervista al Corriere di Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto. Dalla tenuta di Castiglion Fibocchi dove vive Amedeo d’Aosta il messaggio è perentorio: «La titolarità della Real casa di Savoia spetta al principe Amedeo duca di Savoia e d’Aosta, e ai suoi successori dinastici». E la Consulta dei senatori del regno vicina ad Aimone di Savoia, Silvia e il principe Amedeo di Savoia, duca di Aosta dice che «fino alla restaurazione della monarchia costituzionale, la legge Salica è immodificabile». E dunque, sostengono i monarchici vicini agli Aosta, non essendoci un trono «operativo», il trono resta ereditario secondo la Legge Salica. Tagliando fuori la discendenza femminile. Per giustificare la sua posizione, il segretario della Consulta dei senatori Gianni Stefano Cuttica e il presidente della Consulta Aldo A. Mola, citano una lettera del 25 gennaio 1960 di Umberto II da Cascais sulla immutabilità e inviolabilità «della legge della nostra Casa, vigente da ben 29 generazioni e rispettata dai 43 Capi Famiglia, miei predecessori, succedutisi secondo la legge Salica (…) Nessuno potrebbe riconoscere valido il mio operato».

La Consulta dei senatori del regno

Per la Consulta dei senatori la parola di Umberto II resta l’unica valida. Perché secondo la fronda che contesta la scelta di Vittorio Emanuele «solo nell’esercizio effettivo dei loro poteri e nell’ambito di una nuova Costituzione la corona e le legittime rappresentanze degli italiani (i due rami del Parlamento) potrebbero procedere a eventuali modifiche dello Statuto». Adesso è una «legge perpetua ed irrevocabile della monarchia come dichiarò re Carlo Alberto», dicono. E intanto hanno chiesto parere a giuristi e storici. Pier Luigi Duvina, presidente della Consulta vicina (invece) a Ginevra, al ramo Savoia Carignano ribatte che «la Consulta dei senatori del regno che io presiedo è l’unica riconosciuta... e Vittorio Emanuele non ha abrogato la legge Salica ma l’ha adeguata, in base al Trattato di Lisbona del 2009 (nel 2007 la firma) che impone ai Paesi dell’Unione Europea l’uguaglianza di genere e quindi la parità dei diritti tra uomo e donna. Legge recepita anche dalla Repubblica italiana». Il 19 gennaio Emanuele Filiberto dovrebbe intervenire all’Assemblea annuale delle Guardie d’Onore al Pantheon a Roma, e si vedrà la reazione dei circoli monarchici che già si stanno dividendo sulla questione.