21 APRILE: NATALE DI ROMA


21 aprile 753 a.C.: fondazione di Roma. ALME SOL POSSIS NIHIL VRBE ROMA VISERE MAIVS (Orazio, "Carmen saeculare"). Celebriamo il Natale con una bellissima riflessione di Leonardo Rivalenti, impreziosita dai versi del Comandante Gabriele d'Annunzio.


21 APRILE: NATALE DI ROMA


"Roma nostra vedrai.

La vedrai da' suoi colli:

dal Quirinale fulgido al Gianicolo,

da l'Aventino al Pincio più fulgida ancor ne l'estremo

 vespero, miracol sommo, irraggiare i cieli...

Nulla è più grande e sacro. Ha in sé la luce d'un astro.

Non i suoi cieli irragia solo, ma il mondo, Roma."

Gabriele d'Annunzio, Elegie Romane, Congedo, L'Oleandro


Dea Roma - da https://www.romanoimpero.com/2010/02/culto-di-roma.html



Roma, l’Identità Nazionale e la Missione Storica dell’Italia

Anche in mezzo ai disagi provocati dalla pandemia di COVID-19 e dalla difficile situazione politica ed economica, la Città Eterna e quanti abbiano ancora a cuore il valore della propria patria si apprestano a celebrare, come ogni 21 Aprile, il Natale Romano. Infatti, a tale data viene tradizionalmente associata la fondazione della Città Eterna, 753 prima della nascita di Cristo. Tale festività, già celebrata in Età Imperiale, è stata poi ripresa durante il Risorgimento e sotto la Monarchia, per venire ufficializzata nel 1923, dal Regime Fascista. Con la caduta del Fascismo prima e della Monarchia dopo, tale festività si è vista ridotta da festa nazionale a mera celebrazione municipale, quale semplice anniversario della città.

Tuttavia ridurre una simile data a mera festività municipale costituisce non solamente un affronto verso una città che è la culla della civiltà europea, come anche la perdita di una grande opportunità per rivivere un simbolo che sta alla base della nostra identità nazionale, in un’epoca caratterizzata da una profonda crisi di valori in seno alla Civiltà Europea. Infatti, il simbolo di Roma e la sua idea di impero universale sono valori che hanno trasceso le barriere nazionali e impregnato tutto il continente, divenendo oggetto di imitazione e di rivendicazioni di eredità da Stati che vanno dal Sacro Romano Impero fino all’Impero Russo e a quello Napoleonico.

Dal canto nostro, di noi Italiani, si deve osservare che ogni movimento che ha cercato di portare ad una rinascita di un’Italia quale attore politico, nel corso della storia, non ha mai potuto sottrarsi dal richiamare a sé l’eredità di Roma Antica, checché ne possano dire i vari nemici interni, promotori dell’antinazionalismo e sempre pronti a opporsi all’uso di tali simboli. Tale richiamo era già presente in Dante, quanto parlava dell’Italia non più donna di province e che nel De Monarchia sosteneva la posizione del Sacro Romano Impero quale erede di quella tradizione, il Rinascimento invece mirava a rifarsi alla grandezza artistica e culturale del mondo classico, infine i patrioti del Risorgimento vedevano nella liberazione dell’Italia dal dominio straniero e papale a rinnovazione della Missione Storica di Roma.

Volendo andare più affondo, si potrebbe anche analizzare la funzione di Roma nel nostro immaginario collettivo, sostenendo che essa costituisce un archetipo, un modello ideale perenne, che trascende i secoli e rimane come una stella polare sia nei momenti di gloria e di apogeo, che in quelli di avversità. Roma è un simbolo di grandezza e universalità, grandezza non solamente politica, data da un impero così esteso e duraturo, ma anche culturale, grazie al ruolo che la Città Eterna ha avuto nel propagare per tutta Europa la cultura classica e spirituale, data invece dall’abnegazione e dalla lealtà del cittadino romano verso la sua patria così come dalla devozione verso gli Dèi.

Si potrebbe ancora andare oltre e vedere in Roma la più completa incarnazione dello spirito europeo, se si accetta che questo ha una natura intimamente faustiana. Con faustiana, qui si vuole riprendere il Faust goethiano, con il suo desiderio di andare sempre oltre i confini che ad esso si ponevano, di raggiungere, conquistare e possedere nuovi orizzonti e di trascendere la sua stessa dimensione umana, con l’aiuto del dèmone Mefistofele, cercando di raggiungere l’eternità. Ebbene, Roma, tramite il suo ideale imperiale, rappresenta proprio questo: la volontà di potenza a cui si aggiunge il desiderio di ottenere insieme all’universalità anche l’eternità. Infine, a confermare questa natura faustiana vi è il fatto che tale archetipo o idea abbia addirittura trasceso la stessa civiltà che lo ha concepito, rinnovandosi e sopravvivendo nei secoli e alle avversità, insieme alla sua manifestazione più diretta: la Città Eterna.

Foto di Federica Cortesi

A conferma di quanto è stato detto si può citare la leggenda che vuole che sotto il regno di Tarquinio Prisco, durante una pestilenza, fu dato direttamente dal Dio Marte un ancile, uno scudo di forma ovale, che non solo mise fine alla pestilenza, come anche indicò al popolo Romano la propria missione imperiale. Tale tema sarà anche ripreso da Dante Alighieri nel De Monarchia, per giustificare la sacralità del Sacro Romano Impero. In questo modo, la suddetta simbologia che la nostra capitale incorpora non è soltanto giustificata dalla storia, soprattutto dalla storia antica, ma anche dai miti circa le sue origini, che vogliono quella Romana una civiltà dal principio destinata alla grandezza.

Anche solo in funzione di questa doppia simbologia, della devozione legionaria da un lato e dall’altro della volontà di potenza e della disposizione a osare sempre più, Roma meriterebbe di essere celebrata, nel suo Natale, non solamente in Italia, ma in tutta Europa. Ciò potrebbe venire ad essere in primis un simbolo di ricongiungimento di tutti gli europei attorno a un simbolo sicuramente più organico e rappresentativo del grigiore dei palazzi di vetro e dell’anonimità delle dodici stelle dell’Unione Europea. In secondo luogo, sarebbe anche una celebrazione di quelle qualità che hanno portato la nostra civiltà a diventare ciò che è stata e il cui venir meno ne sta provocando il tracollo.

 Non fosse per queste caratteristiche immateriali, si potrebbe ancora avanzare l’argomento che noi italiani, quali eredi (quantomeno biologici), di un popolo che, iniziando da un piccolo villaggio sulla cima del Colle Palatino ha dominato e civilizzato terre remote e creato un primo sistema politico e commerciale interconnesso che collegasse tre continenti, avremmo il diritto di essere orgogliosi di simili antenati. Per il resto d’Europa e per quelle nazioni che sono risultate dalla proiezione della civiltà europea in terre d’oltremare il Natale di Roma resterebbe una data fondamentale, dato che è stato proprio l’Impero Romano a diffondere, al seguito delle sue legioni, i valori classici in tutto il continente. Si potrebbe ancora andare avanti parlando di come l’Impero Romano seppe far convivere pacificamente, entro i suoi confini, popoli molto diversi tra loro, sapendo accomodarli e permettendo ad essi di vivere secondo le loro tradizioni, nella misura in cui esse non fossero entrate in contrasto con le istituzioni imperiali.

Con queste parole, non ci resta che concludere affermando che se il 17 Marzo, per noi Italiani nasce la nostra nazione nel segno dei tre colori simbolici indoeuropei per eccellenza, il verde, il bianco e il rosso e della Bianca Croce di Savoia, il 21 Aprile nasce invece, nel segno della Lupa, dell’Aquila e del Fascio Littorio, la nostra anima.

Di conseguenza, se la patria e la nazione sono il corpo, la parte materiale, Roma è invece la nostra essenza, eterna e trascendente, che ci accomuna con gli altri popoli Europei. La battaglia condotta da noi monarchici è in primo luogo una battaglia identitaria, civilizzazionale contro il nichilismo dell’Occidente (post)moderno e materialista, di cui l’attuale regime repubblicano, nato in seno ad una sconfitta è una manifestazione. Si pone dunque anche per noi l’imperativo di ricordare queste nostre radici, forse più distanti nel tempo, ma non per questo più rimosse dai nostri cuori e dalle nostre menti.

21-IV-2020


Leonardo RIVALENTI


Sommo rito alla Triade Capitolina -
foto di Giuseppe Barbera