18 MARZO 1983


Erano le 15.45 del 18 Marzo 1983 quando la triste parabola della vita dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II, giungeva a termine. 

Cresciuto all’ombra del padre e del fascismo, condusse sin da giovane una vita piuttosto riservata, ligia ai doveri in qualità di erede al trono e lontana dagli sfarzi della corte e del regime fascista da cui si tenne sempre ben alla larga. 

L’8 Gennaio 1930 sposa nella Cappella Paolina del Quirinale la principessa del Belgio, Maria José. La coppia ebbe quattro figli: Maria Pia, Vittorio Emanuele, Maria Gabriella e Maria Beatrice. Umberto e Maria José, seppur di carattere e formazione opposti, furono molto uniti nella lotta al fascismo di cui paventarono diversi tentativi di golpe. Le antipatie dei principi ereditari per il fascismo erano bene note a tutti ed erano altrettanto contraccambiate; sia Maria José che Umberto dichiararono infatti di essere spiati e sorvegliati dalla polizia tedesca e fascista. Il carismatico Umberto nelle lunghe proiezioni propagandiste dell’Istituto Luce, dal 1940 al 1943 comparve per poco più di un minuto, ancor meno spazio di visibilità fu dato alla consorte.

“Quanto alle mie idee personali sul fascismo, chi mi conosce e chi è in buona fede sa che rifuggii sempre da ogni atteggiamento politico. Per me, Italia e basta” disse Umberto. Ed è proprio l’Amore per la Patria la forza motrice che contraddistinse la sua intera vita e che lo spinse a contribuire in ogni modo a migliorare la sua amata nazione. Lavorò incessantemente tutti i giorni, festivi inclusi, durante la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo e si arrischiò persino in missioni che lo esposero seriamente a pericolo di vita come durante il mitragliamento aereo del 20 Novembre 1943 ad Aversa (Caserta). A seguito della liberazione di Roma divenne Luogotenente del Regno nel 1944 assumendo tutte le prerogative regie e finalmente il 9 Maggio 1946 divenne Re a seguito della, forse tardiva, abdicazione di suo padre, Vittorio Emanuele III. 

Girò in largo e in lungo l’Italia negli anni della luogotenenza e del breve regno per poter stare vicino al suo amato popolo logorato e afflitto dalla guerra appena terminata. Portò conforto e speranza ove sembrava perduta. A seguito del referendum del 2-3 Giugno 1946 antepose il bene della nazione a quello della sua dinastia, evitando ulteriori spargimenti di sangue, e fu ripagato con l’esilio a vita. Visse trentasette lunghi anni di sofferenza e sconforto in una quasi monacale solitudine lontano dalla sua amata Patria. Nel volo che lo portò in esilio, guardando dall’alto Roma e tenendo in mano un vasetto di vetro contenente terra italiana, pianse e invocò a sé la morte. 

Uomo di estrema riservatezza, reticenza, preoccupazione costante, talvolta insicurezza dovuta al difficile rapporto col padre, Umberto condusse una vita in esilio modesta, eremitica, dove trovava spazio una profonda vita di fede e di preghiera. 

Non si considerò mai un ex Re ma un esiliato con cittadinanza apolide. 

Carismatico ed amato dalla gente, il profilo che si è qui voluto brevemente delineare di Umberto è quello di un uomo composto, riflessivo e calmo nonostante il precipitare degli eventi. Il suo saper essere stato al di sopra delle parti con una funzione di collante, unità e dialogo. La straordinaria dignità avuta in tutta la sua vita sin dal periodo fascista fino agli ultimi giorni dell’esilio nonostante le prevaricazioni del fascismo e del padre prima e degli antimonarchici poi. La forza dimostrata contro le avversità e l’Amore per la sua Patria lo hanno reso un esempio di italiano nel modo. 

“Italia, Italia, non aveva sulle labbra altra parola fino all’ultimo giorno. Mi diceva: «Vorrei rivedere Napoli, ti ricordi…». Spesso voleva che tenessi le mie mani nelle sue e stavamo in silenzio, per ore [nella stanza di ospedale di Ginevra]. È stato un uomo di grande rettitudine e di virtù e la storia finirà per riconoscerlo. Neppure di fronte alle più atroci sofferenze perse la dignità e il rigore”. Così affermò Maria José, il giorno dei funerali, il 24 Marzo 1983 nell’abbazia di Altacomba in Savoia dove ancora oggi Re Umberto II riposa in esilio. 


Francesco D’Ambrosio