17 MAGGIO 1972


Ricordo di Luigi Calabresi (Roma, 14 novembre 1937 – Milano, 17 maggio 1972), funzionario di polizia che assunse, alla Questura di Milano, gli incarichi prima di commissario capo e poi di vice capo dell'Ufficio politico. Accusato dall'opinione pubblica di sinistra di responsabilità nella morte di Giuseppe Pinelli, fu ucciso in un attentato i cui colpevoli vennero individuati solo dopo molti anni nelle persone di Ovidio Bompressi e Leonardo Marino quali esecutori, mentre Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri furono ritenuti i mandanti. Tutti erano esponenti di Lotta Continua. Venne insignito della medaglia d'oro al merito civile alla memoria.


17 MAGGIO 1972


Il 17 maggio 1972 veniva barbaramente ucciso a Milano dal terrorismo comunista il Commissario di P.S. Luigi Calabresi.

Proclamato “servo di Dio “ dalla Chiesa Cattolica che lo ha considerato martire per la giustizia,  le cui qualità cristiane furono riconosciute da Papa Paolo VI, fu definito da Papa Giovanni Paolo II “ testimone del Vangelo ed eroico difensore del bene comune”.

Persona esemplare, servitore fedele dello Stato, instancabile,  solerte protagonista nella lotta al terrorismo degli “ anni di piombo”, ha subito un linciaggio mediatico perchè ritenuto responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe  Pinelli, arrestato in seguito alla strage alla Banca dell’Agricoltura  di Piazza Fontana a Milano.

Dopo molti anni sono stati riconosciuti colpevoli della sua morte ed associati alle carceri Leonardo Marino e Ovidio Bompressi e come mandanti dell’assassinio Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri.

Per Calabresi è in corso un processo di beatificazione. La sua fede cristiana lo ha sorretto per tutto il corso della sua breve vita

A Giampalo Pansa disse; “ Da due anni sto sotto questa tempesta e lei non può immaginate cosa ho passato e cosa sto passando. Se non fossi cristiano, se non credessi un Dio, non so come potrei resistere.””

Al Commissario Luigi Calabresi è stata concessa la Medaglia d’Oro al Valor Civile “alla memoria” con la seguente motivazione:

“Fatto oggetto di ignobile campagna denigratoria, mentre si recava sul posto di lavoro, veniva barbaramente trucidato con colpi d’arma da fuoco esposigli contro in un vile e proditorio attentato. Mirabile esempio di elette virtù civiche ed alto senso del dovere”.  Milano, 12 maggio 2004.

Rimini, 17 maggio 2020


Giovanni Ruzzier