Tob. 12, 6 Benedícta sit Sancta Trínitas, atque indivísa únitas: confitébimur ei, quia fecit nobíscum misericórdiam suam. Ps. 8, 2 - Dómine, Dóminus noster, quam admirábile est nomen tuum in univérsa terra (Introitus, Missale Romanum a.D. 1962 promulgatum). 

Tobia 12, 6 - Sia benedetta la Santa Trinità e indivisa Unità: glorifichiamola, perché ha fatto brillare in noi la sua misericordia. Sal. 8, 2 - O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra. 


IN FESTO SANCTISSIMA TRINITATIS (DOMINICA PRIMA POST PENTECOSTEN)

Festa della SS. Trinità. Festa mobile che si celebra la prima domenica dopo Pentecoste.


Omnípotens sempitérne Deus, qui dedísti fámulis tuis in confessióne veræ fídei, ætérnæ Trinitátis glóriam agnóscere, et in poténtia maiestátis adoráre unitátem: quǽsumus; ut eiúsdem fídei firmitáte, ab ómnibus semper muniámur advérsis. Per Dóminum nostrum Iesum Christum Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum (Oratio, Missale Romanum a.D. 1962 promulgatum).

O  Dio onnipotente e sempiterno, che concedesti ai tuoi servi, mediante la vera fede,di conoscere la gloria dell’eterna Trinità e di adorarne l’Unità nella sovrana potenza, Ti preghiamo, affinché rimanendo fermi nella stessa fede, siamo tetragoni contro ogni avversità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli. 


Protagonisti della salvezza dell'uomo

Raggiunta la  vetta, se la giornata è limpida si guarda tutto il cammino percorso, per misurarne l'ampiezza, per contemplare nel suo insieme l'immenso panorama che prima si  è  ammirato nei particolari. È un simbolo di ciò che la festa della  SS. Trinità ci chiama a fare, a conclusione della  celebrazione  del mistero dell'Incarnazione e della Redenzione.  Dio è il protagonista della storia della salvezza; ma non un Dio astratto, solitario: è il Dio comunità di amore, Padre, Figlio e Spirito Santo.  


La vera storia degli uomini è cominciata così 

Da  sempre  Dio ci ha scelti, ci ama, ci parla; è vicino a noi, è con noi; egli prosegue il suo piano di salvezza, è fedele e chiede agli uomini fedeltà. Sono i temi, della prima presa di  coscienza che Israele fa della storia della sua salvezza: «Dal giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra...» (prima lettura).  Israele, salvato dalla schiavitù, educato dalla parola di Dio, si è sentito oggetto della sua elezione, ha ricevuto da Dio una legge di saggia convivenza umana e di intimità con lui; ripensando a tutto questo, Israele intuisce che dalle origini la sua storia è nelle mani di Dio, che Dio vi interviene per salvare il suo popolo e condurlo a una  patria di benessere e di felicità. 

Questa è anche la nostra storia: dobbiamo prenderne coscienza. Dio si è impegnato per noi, ci ha dato la sua parola, ci mette in mano dei fatti, ci dà garanzia nel suo amore e nella sua elezione, perciò chiede  fiducia e fedeltà, perché  egli stesso mostra fiducia nell'uomo e gli è fedele.  Se vi pensassimo, ci renderemmo conto di tutto questo, sentiremmo che Dio con la sua forza di salvezza si mette alla radice degli avvenimenti, per orientarli al bene, nonostante che gli uomini troppo spesso li volgano al male, anzi proprio per questo. 

Non c'è  bisogno di falsi  dèi. Il vero Dio non  tace;  egli  ci parla perché ci ama e vuole salvarci da ogni schiavitù; forse siamo noi che non sappiamo ascoltare. Apriamo il Vangelo, la  Bibbia, guardiamo la natura, leggiamo nella nostra storia! Quel popolo che Dio ha scelto e ama, siamo noi ai quali chiede di essere di salvezza per gli altri. Tutto questo ci schiude una reale speranza; ma soltanto nella misura della nostra fede, noi sentiremo viva questa speranza e  sapremo comunicarla agli altri. 


Dio si è fatto per noi Padre e Fratello 

Per gli antichi pagani, ossessionati dal destino (il «fato») pensato inesorabile, e  scandalizzati dagli dèi e dalle dee  peggiori degli uomini, che sollievo venire a conoscere che  vi è un solo Dio, santo, onnipotente, ma «Padre»! Noi troviamo lo stupore gioioso di questa  scoperta nella letteratura dei primi cristiani. È il messaggio che Paolo ha richiamato  ai  Romani (seconda lettura), coinvolgendo in un unico e ormai meraviglioso destino di  famiglia, il Padre, Cristo, lo Spirito Santo e gli uomini figli di Dio. 

Ormai l'uomo non è più schiavo, perché Dio l'ha liberato dal peccato, e non deve più rendersi schiavo di nessuno e di nulla. Per questo, Dio ha dato all'uomo per guida il suo stesso Spirito di amore, perché si comporti con amore verso gli altri uomini e verso Dio. Allora sentirà la gioia di chiamare Dio col nome di «Padre» e persine di  «Papa» (Abbà,  Babbo). 

In  ciò è nuovamente aperta agli uomini una sicura speranza. Dio ha avuto l'iniziativa della  salvezza degli uomini, che non vi pensavano; la conduce avanti, anche se  non vi pensano e la ostacolano; egli sa volgere a bene, a strumento di salvezza anche la sofferenza  umana, come ha  fatto per la sofferenza e la  croce del suo Figlio  che si è fatto nostro «Fratello» per salvarci e renderci suoi coeredi.


Fate miei discepoli tutti i popoli 

Questo  comando di Gesù non è stato dato solo agli apostoli, è dato per sempre alla Chiesa, cioè a tutti noi che siamo i «credenti in Cristo». Oggi,  siamo chiamati a considerarlo  nella luce calda della Trinità, di Dio-Amore, Padre, Figlio, Spirito, più e meglio che non lo facciamo  usualmente. Tutto ciò che Gesù ha compiuto, i poteri che ha mostrato e che dona alla  Chiesa, sono dati a Cristo e alla Chiesa dal Padre, e tutti li corona il dono di comunione che è lo Spirito di amore. 

Gli uomini che hanno preso coscienza che la loro è una storia di salvezza, e sentono  profondamente  di  avere Dio per Padre e Fratello, sono  spronati a comunicare al  mondo questo messaggio, a fare «discepoli» di Cristo tutti  i popoli perché anch'essi entrino in questo dinamismo di salvezza per cui Dio conduce fra noi vita umana  nella  fraternità, nella solidarietà, nella collaborazione.


Luce, splendore e grazia della Trinità

Dalle «Lettere» di sant'Atanasio, vescovo (Lett. 1 a Serap. 28-30; PG 26, 594-595. 599)

Non sarebbe cosa inutile ricercare l'antica tradizione, la dottrina e la fede della Chiesa cattolica, quella s'intende che il Signore ci ha insegnato, che gli apostoli hanno predicato, che i padri hanno conservato. Su di essa infatti si fonda la Chiesa, dalla quale, se qualcuno si sarà allontanato, per nessuna ragione potrà essere cristiano, né venir chiamato tale.

La nostra fede é questa: la Trinità santa e perfetta é quella che é distinta nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, e non ha nulla di estraneo o di aggiunto dal di fuori, né risulta costituita del Creatore e di realtà create, ma é tutta potenza creatrice e forza operativa. Una é la sua natura, identica a se stessa. Uno é il principio attivo e una l'operazione. Infatti il Padre compie ogni cosa per mezzo del Verbo nello Spirito Santo e, in questo modo, é mantenuta intatta l'unità della santa Trinità. Perciò nella Chiesa viene annunziato un solo Dio che é al di sopra di ogni cosa, agisce per tutto ed é in tutte le cose (cfr. Ef 4, 6). E' al di sopra di ogni cosa ovviamente come Padre, come principio e origine. Agisce per tutto, certo per mezzo del Verbo. Infine opera in tutte le cose nello Spirito Santo.

L'apostolo Paolo, allorché scrive ai Corinzi sulle realtà spirituali, riconduce tutte le cose ad un solo Dio Padre come al principio, in questo modo: «Vi sono diversità di carismi, ma uno solo é lo Spirito; e vi sono diversità di ministeri, ma uno solo é il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo é Dio, che opera tutto in tutti» (1 Cor 12, 4-6).

Quelle cose infatti che lo Spirito distribuisce ai singoli, sono date dal Padre per mezzo del Verbo. In verità tutte le cose che sono del Padre sono pure del Figlio. Onde quelle cose che sono concesse dal Figlio nello Spirito sono veri doni del Padre. Parimenti quando lo Spirito é in noi, é anche in noi il Verbo dal quale lo riceviamo, e nel Verbo vi é anche il Padre, e così si realizza quanto é detto: «Verremo io e il Padre e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). Dove infatti vi é la luce, là vi é anche lo splendore; e dove vi é lo splendore, ivi c'è parimenti la sua efficacia e la sua splendida grazia.

Questa stessa cosa insegna Paolo nella seconda lettera ai Corinzi, con queste parole: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13). Infatti la grazia é il dono che viene dato nella Trinità, é concesso dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Come dal Padre per mezzo del Figlio viene data la grazia, così in noi non può avvenire la partecipazione del dono se non nello Spirito Santo. E allora, resi partecipi di esso, noi abbiamo l'amore del Padre, la grazia del Figlio e la comunione dello stesso Spirito.


Da https://www.maranatha.it/calendar/cal20Bpage.htm