CELEBRAZIONE DELL'UNITA' D'ITALIA E DELLO STATUTO


Prima domenica di giugno: Celebrazione dell'Unità d'Italia e dello Statuto albertino. Festa nazionale.


La Festa dello Statuto, una delle Feste Nazionali Italiane, fu introdotta per il Regno di Sardegna sin dalla proclamazione dello Statuto Albertino, per poi essere estesa a tutto il Regno d’Italia. 

Benché lo Statuto sia stato adottato il 4 marzo del 1848, la ricorrenza è tradizionalmente festeggiata la prima Domenica di Giugno.

Lo Statuto Albertino è una costituzione essenziale, lineare, schietta e flessibile, poiché esprime i valori generali della Nazione senza vincolarla a specifici periodi storici, potendo essere tra l’altro modificato e aggiornato con legge ordinaria. La sua adattabilità gli ha permesso di restare valido ed operante nelle situazioni più diverse, dal periodo liberale a quello Fascista, accogliendo le nuove esigenze che nel corso del tempo si manifestarono nella Nazione. 

Il confronto con la rigidità e la prolissità dell’attuale costituzione repubblicana è imbarazzante: essa di fatto vincola il Popolo d’Italia a schemi desueti che altro non sono se non l’amaro frutto del compromesso storico tra due forze antinazionali, espresse principalmente da DC e PCI, di cui è traccia in ogni passo.


Re Carlo Alberto firma lo Statuto

(http://www.bloogger.it/2019/03/lo-statuto-albertino/)


Anche il bicameralismo perfetto previsto dalla costituzione entrata in vigore nel 1948 stona con quello statutario e costituisce un ulteriore elemento di ingessatura legislativa. 


In base allo Statuto, il Senato, che non è elettivo ma di nomina Regia, costituendosi di personalità, afferenti a una serie di categorie, che abbiano dimostrato un’eccellenza di comportamento, ha una funzione di controllo e non di intralcio al lavoro del Governo e della Camera dei Deputati. Quest’ultima, già espressione dei partiti durante il periodo liberale, divenne durante il Fascismo vieppiù espressione del mondo del lavoro (in particolare con la sua trasformazione in Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel 1939). Essa detiene un potere legislativo che deve concertarsi con l’attività esecutiva del Sovrano e del Capo del Governo, esercitato specialmente attraverso l’istituzione di apposite commissioni. 

Durante il Fascismo, elemento di raccordo costituzionale tra i vari organi dello Stato fu il Gran Consiglio del Fascismo, che deteneva compiti ben definiti relativi in particolare all’emanazione di documenti di valore generale atti ad indirizzare l’attività legislativa del Parlamento e al controllo della regolarità delle leggi dinastiche e della nomina o revoca del Capo del Governo.

La festività dello Statuto fu sempre un’occasione in cui si manifestava lo spontaneo senso di unità e fedeltà del Popolo d’Italia alla Monarchia.

Solitamente in quel giorno una grandiosa rivista militare veniva passata in rassegna da S.M. il Re Imperatore in Via dell’Impero. Ad essa partecipavano durante il Fascismo anche i Balilla e le organizzazioni giovanili del Partito, oltre alle Associazioni combattentistiche e a tutte le Armi e specialità dell’Esercito.

La festa odierna ci ricorda dunque l’indissolubile legame tra Nazione e Monarchia e ci rammenta altresì come l’assetto costituzionale del Regno fosse assai migliore di quello attuale anche dal punto di vista della pratica quotidianità politica.


Fotogramma del cinegiornale Luce del 10/06/1936 - XIV 


Immagine del titolo: La prima pagina dello Statuto

(https://it.wikipedia.org/wiki/Statuto_Albertino#/media/File:Statuto_albertino.jpeg)


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LO STATUTO ALBERTINO


Lo Statuto albertino è una costituzione non-rigida, ottriata (cioè concessa per volere del sovrano) emanata da Carlo Alberto per il Regno di Sardegna il 4 marzo 1848 e che rimase in vigore per il Regno d’Italia fino alla proclamazione della repubblica e che subì, in quanto tipo di costituzione non-rigida, profonde modifiche dopo la nomina a Capo del Governo di Benito Mussolini all’indomani della Marcia su Roma. 

L’emanazione nel 1848 avvenne sulla scia dell’adozione di provvedimenti analoghi da parte di altri sovrani italiani ma, a differenza di quanto accaduto diversi anni prima, Carlo Alberto non la ritirò a seguito della capitolazione dinnanzi agli asburgici preferendo, per non cedere su questo e altri punti, abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II. 

Il 12 gennaio di quello stesso 1848 Ferdinando II di Borbone per contenere la spinta insurrezionale aveva promulgato una costituzione, seguito da Leopoldo II in Toscana e Pio IX a Roma, quindi da Carlo Alberto, il quale, però, aveva nominato già nel mese di Febbraio un’apposita Consulta per redigerne il testo.
Lo Statuto albertino aveva come base la Costituzione che in Francia era stata emanata da Luigi XVIII nel 1814 insediato sul trono e modificata nel 1830 dalla Rivoluzione che insediò Luigi Filippo. 

Massimo organo era quello monarchico, il potere legislativo era conferito al Re, al Senato (organo consultivo della Monarchia composto da membri che si erano distinti per meriti o capacità e che provenivano da categorie quali, ad esempio, alti prelati, alti funzionari dello Stato, ministri, deputati, grandi benefattori dello Stato, ecc.) e alla Camera dei Deputati (organo elettivo). Le cariche parlamentari non erano retribuite e le camere, come negli altri Stati di allora ed odierni, avevano funzioni diverse (oggi viviamo in un sistema parlamentare che viene detto “bicameralismo perfetto”, nel quale, cioè, le due camere hanno le identiche funzioni tanto che si è proposto diverse volte di differenziarne le funzioni o sopprimerne una). 

Il potere esecutivo spettava al Re che nominava i ministri come anche il potere giudiziario, in quanto era il Re a nominare i giudici che amministravano la giustizia in suo nome. 

Già negli anni successivi, però, la funzione di governo del monarca andò diminuendo per accentuare quella del Primo ministro che doveva non più godere della fiducia del re bensì di quella del Parlamento, un Parlamento che, per mancanza di strumenti di autotutela della costituzione, poteva operare un cambiamento della stessa con semplici provvedimenti legislativi: quello che accadde dopo la Marcia su Roma e per questo motivo nel dopoguerra si scelse una forma di costituzione rigida. 


Merico CAVALLARO