30 GENNAIO 1649


Il 30 gennaio 1649, sotto la scure del boia, cadeva la testa di Carlo I Stuart, re di Inghilterra, Scozia, Irlanda e Francia (titolo rivendicato fin dai tempi di Edoardo III).


Carlo I nacque a Fife il 19 novembre 1600, secondogenito di Giacomo VI di Scozia (dal 1603 anche Giacomo I d'Inghilterra) e Anna di Danimarca. Divenne erede al trono alla morte di suo fratello, il principe Enrico, nel 1612. Gli successe, come secondo re Stuart di Gran Bretagna, nel 1625.

Polemiche e controversie perseguitarono Carlo durante il suo regno, suscitando una serie di guerre civili, prima con gli scozzesi dal 1637, in Irlanda dal 1641 e poi in Inghilterra (1642-46 e 1648).

Fervente sostenitore del diritto divino del sovrano, Carlo era riservato (aveva una balbuzie residua), esile, ma era un amante delle lettere e un uomo sensibile all'arte, dai gusti raffinati. Invitò gli artisti Van Dyck e Rubens a lavorare in Inghilterra e acquistò una grande collezione di dipinti di Raffaello e Tiziano (raccolta poi dispersa sotto il governo di Oliver Cromwell). Istituì anche la carica di Maestro della musica del re, chiamato a organizzare e supervisionare l'attività dei musicisti di corte.

Carlo era profondamente religioso. Insieme a William Laud, che nominò arcivescovo di Canterbury, si preoccupò di riportare l'anglicanesimo alla sua "via media" tra cattolicesimo e riforma protestante, promuovendo una visione liturgica e sacramentale della fede, in opposizione alle tendenze calviniste. Difese fino alla morte la struttura episcopale della Chiesa. Secondo alcuni storici, infatti, gli fu offerta la grazia in cambio della soppressione dell'episcopato e della liturgia anglicana secondo l'uso del Libro delle preghiere comuni (Book of Common Prayer). Sotto il suo regno fu reintrodotto l'uso di paramenti e ornamenti liturgici cattolici, delle candele e degli altari in pietra, anziché della tavola per la Santa cena di uso calvinista.

Carlo si trovò sempre più in disaccordo su questioni religiose e finanziarie con il Parlamento, in particolare nella ricerca di fondi per una campagna da compiere contro la Francia e la Spagna, durante la Guerra dei trent'anni. Dopo aver rotto un fidanzamento con l'infanta spagnola, sposò una cattolica romana, Enrichetta Maria di Francia, e questo non fece che peggiorare la sua popolarità e il favore del Parlamento.

Sebbene avesse promesso al Parlamento nel 1624 che non ci sarebbero stati svantaggi per i recusanti (i puritani che si rifiutavano di partecipare ai servizi della Chiesa d'Inghilterra) se avesse sposato una sposa cattolica romana, i francesi chiesero di rimuovere tutte le restrizioni sui sudditi cattolici romani. Carlo aggiunse segretamente questo impegno al trattato di matrimonio.

Due spedizioni in Francia fallirono, la prima delle quali era stata guidata dal Duca di Buckingham, uno dei preferiti dei reali sia da Giacomo I che da Carlo I, che aveva acquisito influenza politica e potere militare. Ma tale era l'antipatia per il Duca di Buckingham presso il Parlamento, che fu messo sotto accusa nel 1628, e fu assassinato da un fanatico prima che potesse guidare la seconda spedizione in Francia.

Tra il 1928 e il 1929 emersero forti tensioni tra il re e il Parlamento, incentrate sulle finanze, aggravate dai costi della guerra all'estero e dai sospetti religiosi interni. Il matrimonio di Carlo era visto con preoccupazione, in un momento in cui i complotti contro Elisabetta I e il "complotto della polvere da sparo" durante il regno di Giacomo I erano ancora freschi nella memoria collettiva e quando la causa protestante stava perdendo terreno nella guerra in Europa.

Nei primi quattro anni del suo governo, Carlo dovette affrontare l'alternativa di ottenere finanziamenti parlamentari offrendo in cambio una serie di riforme politiche e religiose, o di condurre una guerra senza sovvenzioni dal Parlamento.

Carlo licenziò il suo quarto parlamento nel marzo 1629 e decise di fare a meno dell’approvazione delle nuove tasse, che poteva legalmente imporre in autonomia.

Sebbene gli oppositori chiamarono in seguito questo periodo "tirannia degli undici anni", la decisione di Carlo di governare senza il parlamento rientrava tecnicamente nelle prerogative reali.

Per quasi tutto il 1630, il re ottenne la maggior parte delle entrate di cui aveva bisogno da misure come imposizioni fiscali, sfruttamento delle leggi forestali e prestiti forzati. Queste misure lo resero molto impopolare, alienando il favore di molti sostenitori naturali della Corona.

La Scozia, che Carlo aveva lasciato all'età di 3 anni, tornando solo per la sua incoronazione come sovrano nel 1633, si rivelò il catalizzatore della ribellione. Il tentativo di imporre la liturgia anglicana provocò una rivolta nel 1637 a Edimburgo che si trasformò in guerra civile. Carlo dovette richiamare il Parlamento, ma questi gli rifiutò i finanziamenti per una azione contro la Scozia. Gli scozzesi occuparono Newcastle e, in base al trattato di Ripon, rimasero in occupazione di Northumberland e Durham richiedendo un sussidio fino a quando le loro lamentele non furono risolte.

Carlo fu infine costretto a convocare un altro Parlamento nel novembre 1640. Questo, che divenne noto come il Parlamento Lungo, iniziò con la prigionia di Laud e Strafford (quest'ultimo fu giustiziato dopo sei mesi) e l'abolizione del Consiglio reale (la Camera stellata).

La rivolta irlandese dell'ottobre 1641 sollevò le tensioni tra il re e il parlamento relative al comando dell'esercito. Fu infatti approvato un progetto di legge che consentiva di raccogliere le truppe solo sotto ufficiali approvati dal Parlamento.

Il 22 agosto 1642 a Nottingham, Carlo innalzò lo stendardo reale chiedendo il sostegno dei sudditi fedeli. La guerra civile ebbe inizio. Le due forze in campo risultarono in prima battuta paritarie. Tuttavia, la Marina si schierò con il Parlamento (il che rese difficile per gli aiuti continentali raggiungere i realisti) e Carlo non aveva le risorse per assumere un sostanzioso aiuto mercenario.

Il Parlamento aveva stretto un'alleanza armata con i presbiteriani scozzesi. Sotto forti generali come Sir Thomas Fairfax e Oliver Cromwell, il Parlamento vinse a Marston Moor (1644) e Naseby (1645).

Il re non si diede per vinto e tentò alleanze con i diversi partiti, optando infine per l'offerta di sostegno militare che gli giunse dai realisti scozzesi. Questo accordo segreto portò a una seconda invasione dell'Inghilterra da parte degli scozzesi. Ma l'esercito di Cromwell si mostrò sufficientemente forte per reprimere l'insurrezione.

Alla fine della seconda guerra civile nel 1648 Cromwell istituì un tribunale per sottoporre a giudizio il re. Il 20 gennaio, Carlo fu accusato di alto tradimento ma rifiutò di difendersi e di chiedere la grazia, affermando che non riconosceva la legalità dell'Alta Corte: era stata stabilita da un Comune epurato dal dissenso, e senza la Camera dei Lord - né i Comuni avevano mai agito, nella storia d'Inghilterra, come un giudice.

Il re fu condannato a morte il 27 gennaio e tre giorni dopo, venne decapitato fuori dalla Banqueting House di Whitehall, Londra.

Il re fu sepolto il 9 febbraio a Windsor, piuttosto che all'Abbazia di Westminster, per evitare disordini pubblici.

Dopo undici anni di governo parlamentare (noto come Interregno), il figlio di Carlo, Carlo II, fu proclamato re nel 1660.

Carlo I, agì nella ferma convinzione di difendere la stabilità costituzionale e sociale e il diritto del popolo di godere dei benefici di tale stabilità.

Da molti fu considerato un martire per il suo popolo e per la difesa della religione anglicana e, fino ad oggi, i suoi sostenitori hanno deposto ghirlande in ricordo dell'anniversario della sua morte sulla sua statua, che si affaccia su Whitehall, verso il luogo della sua esecuzione. La Chiesa d’Inghilterra ne celebra la memoria il 30 gennaio, giorno della sua morte.

"Passo da una corona corruttibile a una incorruttibile, dove non può esserci alcun tumulto" - Le ultime parole di Carlo I Stuart


Luca VONA