PROSSIME NOZZE NOBILIARI


L’imponente Castello di Brissac, un maniero risalente all’XI secolo e situato nel dipartimento francese del Maine e Loira, ospiterà il 22 maggio un grande matrimonio: Delia di Brissac sposerà il Principe Marco Emanuele di Croy. La sposa è nata il 10 agosto 1998 ed è figlia del Marchese Carlo Andrea di Brissac e della Contessa ungherese Larissa Széchényi de Sarvar-Felsovidek. È cresciuta in questo castello insieme al fratello Lazlo ed alle sorelle Irina e Annabella; la sua famiglia possiede infatti il maniero dal 1502. Lo sposo, nato il 6 aprile 1992 è terzogenito e secondo figlio maschio del Duca Rodolfo di Croy e della defunta moglie Alessandra, proveniente dalla stirpe Principesca Trubetskoy, famiglia originaria della Rutenia Nera, regione storica della Bielorussia.
Sua sorella, la Principessa Xenia di Croy si è fidanzata ufficialmente con il Nobile italiano Guy delle Piane. Lo scorso 28 agosto è diventata mamma del piccolo Laszlo. L’altro fratello Enrico si è fidanzato ufficialmente con Joana de Sotto-Mayor, ma le nozze sono state rimandate causa Covid.
Rudolf von Croÿ, il padre dello sposo, è capo di questa storica famiglia nobiliare, che nel 1486 ottenne un seggio nella Dieta Imperiale ed i cui membri nel 1594 furono elevati al rango di Principi Imperiali. Possiede a Dulmen l’unica mandria selvatica di pony esistente in Europa.
Marco Emanuele ha fatto la sua proposta di matrimonio lo scorso settembre durante una serata di luna piena, nella campagna tedesca, proprio in mezzo ai cavalli selvatici. Le nozze civili si sono tenute in Germania lo scorso dicembre.


Gli sposi davanti al castello della famiglia di Delia


I pony selvatici del padre dello sposo, il XV Duca di Croy

IL CASTELLO DELLA SPOSA

Per la cerimonia religiosa è stato invece scelto il Castello di Brissac, che con i suoi sette piani, è il più alto di Francia. Con ben 204 stanze, non ci saranno problemi di spazio. Tra le sue meraviglie, il Salone Dorato, il cui soffitto a cassettoni intagliato è coperto da fogli d'oro. La stanza è illuminata da quattro lampadari di cristallo di Murano. Al primo piano, la Grande Galleria, lunga ben 32 metri, ha le pareti decorate da arazzi fiamminghi. La Stanza Luigi XIII vide nel 1620 la riconciliazione tra il Sovrano e la madre Maria de' Medici. La stanza da Caccia è stata chiamata così per gli arazzi belgi del XVI secolo, raffiguranti scene di caccia con cinghiali, cervi e persino leoni, tutti straordinariamente dettagliati. Al secondo piano si trova un teatro in stile seicentesco.



Fonte foto di copertina: Point de Vue numero 3779

Fonte altre foto: Wikipedia