In occasione del 103° anniversario della strage di Ekaterinburg (17 luglio 1918) il Circolo Amici della Russia Imperiale ha celebrato la memoria della Santa famiglia Imperiale Romanov


Venerdì 16 luglio si è tenuta una conferenza on line dal titolo “La strage di Ekaterinburg: errore politico, atto di terrorismo oppure omicidio rituale?” che ha visto come relatori: il Professor Adolfo Morganti, psicologo, storico ed editore; il professor Lorenzo Maria Pacini, scrittore e direttore editoriale; Padre Siluan Yaroslavtev del Patriarcato di Mosca. Ha introdotto e coordinato l’incontro il Dottor Antonio Imperatore, Presidente del Circolo. 

Nella notte fra il 16 ed il 17 luglio 1918 furono martirizzati lo Zar Nicola II, la Zarina Alessandra, lo Zarevic Alessio, le quattro Granduchesse Anastasia, Maria, Olga e Tatiana, insieme a quattro fedeli componenti del loro seguito; nei giorni immediatamente precedenti ed in quelli successivi, furono seguiti dal martirio di altri 27 fra parenti e stretti collaboratori della famiglia imperiale, fra cui il Granduca Michail e la Granduchessa Elizaveta Feodorovna.

In quasi tutti i casi non si trattò di semplici fucilazioni ma di brutali uccisioni comprendenti terribili violenze e torture fisiche, oltre allo scempio dei cadaveri. 

Il Professor Morganti ha inquadrato l’episodio nell’ambito della volontà sacrilega e dissacratrice della Rivoluzione Bolscevica, in questo simile ad altre rivoluzioni come quella Francese; ha quindi evidenziato come non si sia trattato di “UNA rivoluzione”, ma di una fase che concerne “LA rivoluzione” in quanto tale, ovvero quel processo non solo storico, ma metastorico e contro-spirituale, che in distinti episodi - dalla fine del ‘700 fino ad oggi - sta cercando di distruggere ogni forma di quella società tradizionale ed europea che per millenni si è identificata con la civiltà stessa: la religione cristiana, la monarchia tradizionale, la morale ed il diritto naturale. Ha anche approfondito il tema delle protezioni internazionali e dei finanziamenti che consentirono al bolscevismo di trionfare e che prove ampiamente documentate riconducono ai Paesi protestanti, alla Massoneria ed alla grande finanza internazionale. In questo senso ha anche sottolineato il ruolo del regime di Kerenskiy, che preparò il terreno della “rivoluzione di ottobre”. Il professor Lucini ha approfondito il tema dell’”omicidio rituale”, da tempo oggetto di approfondimenti, che collega le stragi bolsceviche, e più in generale la rivoluzione russa, non tanto all’utopismo socialista del “bene del popolo” o alle contorte dottrine del materialismo dialettico, quanto ad un’origine che può propriamente definirsi satanista e che deriva dai movimenti cabalisti, occultisti e gnostici sviluppatisi nei secoli precedenti, fino allo spiritismo ed al teosofismo dell’800 (e che ebbero già un ruolo importante nel terrorismo nichilista che spianò la strada alla “rivoluzione”). 

Soffermandosi su alcuni particolari dell’orribile strage e sulle figure che componevano la catena di comando che ordinò l’assassinio, come pure su quelle dei carnefici, ha individuato gli evidenti segnali non di una semplice volontà omicida, ma di un cruento rituale riconducibile a precise fonti contro-spirituali, presenti e ben note da millenni. Padre Siluan Yaroslavtev ha approfondito il significato spirituale del “martirio”, che rende la santa Famiglia Imperiale in tutto simile ai martiri cristiani dei primi secoli, approfondendo il percorso che ha portato alla sua canonizzazione da parte del Patriarcato di Mosca ed al suo diffusissimo culto in tutte le Chiese Ortodosse in Russia e fuori dalla Russia, suffragato anche da numerosi miracoli. Ha anche approfondito il significato simbolico e spirituale della profanazione e distruzione dei resti dei Martiri, notando in questo, ancora una volta, non solo una manifestazione di odio umano, ma il compimento di precisi rituali che riportano all’occultismo ed al satanismo. Infine, ha ricordato la figura di Grigoriy Rasputin, il monaco taumaturgo amico della famiglia imperiale ucciso nel 1916, anch’egli in condizioni che ricordano un macabro e satanico rituale, e sul quale si è accanita la contro-informazione, soprattutto anglosassone, che lo ha dipinto come un “mostro”, mentre la realtà storica è profondamente diversa. Il Dott. Imperatore ha concluso richiamando il dovere di tutti i Cristiani, soprattutto Ortodossi, di continuare quella battaglia per la quale sono morti non solo i Romanov ma decine di milioni di vittime del comunismo nel secolo scorso, e che non è solo una battaglia politica contro la “rivoluzione”, ma anche una battaglia spirituale contro il Maligno, dalla cui mente la Rivoluzione è nata e che, direttamente o indirettamente, la indirizza e la guida.

Il giorno successivo, nella Chiesa dei Santissimi Sergio, Serafino e Vincenzo del Patriarcato di Mosca a Milano, padre Siluan Yaroslavtsev ha celebrato la solenne liturgia in memoria della Santa Famiglia Imperiale. Nella Chiesa addobbata con le tre bandiere imperiali (quella antica color oro con l’aquila bicipite, quella ottocentesca bianca-giallo-nera ed il tricolore del 1914 bianco-rosso-blu, ritornato trent’anni fa lo stendardo della Federazione Russa) i fedeli della comunità russa di Milano hanno commemorato i santi Martiri Romanov, con la partecipazione dei vertici del Circolo Amici della Russia Imperiale, in particolare: il Presidente Antonio Imperatore, la Vice-Presidente Maya Bubashvili, la Signora Youlia Liakh.


Circolo Amici della Russia ImperialeДрузья Российской Империи Il PresidenteAntonio Imperatore Russia.imperiale@mail.ru