L' INVASIONE DELLA CECOSLOVACCHIA


20 Aug

Un triste ma doveroso ricordo. Per non dimenticare i crimini del Comunismo. 


Buongiorno e buon venerdì; oggi ricordo la notte del 20 agosto 1968, quando l'invasione della Cecoslovacchia, da parte di centinaia di migliaia di soldati e 5.000 carri armati dell’Unione Sovietica e degli alleati del Patto di Varsavia, pone fine, nella maniera più drammatica e violenta possibile, alla Primavera di Praga. 

Il tutto scaturito  da quell'idea di libertà democratica dei dirigenti comunisti locali. Infatti  il Partito Comunista di Cecoslovacchia (PCC), convintosi del bisogno di superare il modello sovietico, ha avviato nel gennaio del 1968, il “nuovo corso”, denominato "Primavera di Praga", rappresentato da una serie di riforme volte a introdurre in Cecoslovacchia una maggiore democrazia in tutti i settori della società e a concedere più diritti ai cittadini. In pochi mesi Dubček avvìa un decentramento parziale dell’economia e delle autorità amministrative, allenta le restrizioni sulla stampa, apre alla divisione del Paese in due distinte nazioni: 

Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. 

Troppo per il partito comunista centrale che dopo un tentativo fallito di negoziare decide, insieme agli alleati del Patto di Varsavia, di passare all’azione.

Per giorni, stampa, telegiornali e cinegiornali non parlano d’altro. L’Occidente è sgomento. 

Le immagini della popolazione che circonda i blindati sovietici e tenta di dialogare invano con i soldati invasori fanno il giro del mondo.

“Di fronte all’intervento militare dei cinque paesi del patto di Varsavia abbiamo espresso il nostro grave dissenso e la nostra riprovazione, non solo perché dinanzi a quegli eventi ogni forza politica era tenuta a dimostrare chiarezza di giudizio e assunzione di responsabilità, ma perché abbiamo sperato che la nostra voce, unita a quella di altri partiti comunisti, potesse recare un aiuto e impedire il peggio”, accusa Pietro Ingrao, presidente comunista della Camera, parlando ai deputati di Montecitorio, il 29 agosto di quell’anno. 

L’Invasione della Cecoslovacchia rappresenta la risposta dell’URSS, che controlla l’area dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, al cosiddetto socialismo dal volto umano voluto dal leader riformista Alexander Dubček, segretario generale del Partito cecoslovacco.

La popolazione comincia ad emigrare (si stima che in pochi mesi circa 300mila persone lasciano la Cecoslovacchia) e, soprattutto, a scendere in piazza. Simbolo di queste proteste è il suicidio dello studente Jan Palach, che nel gennaio 1969 si dà fuoco nella piazza centrale di Praga. Muore dopo tre giorni. 

Al suo funerale partecipano 600 mila persone. 

E così, dopo Budapest del 1956, l'URSS si ripete nel 1968 in questo modo. 

L’occupazione della Cecoslovacchia continua fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989. 

Auguro un buon fine settimana post ferragosto e saluto.


Gianluca RIGUZZI


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