ARALDICA


08 May

Panoramica su una scienza tanto affascinante quanto, ancora, poco conosciuta.


Che cosa è l’araldica?

L’araldica è una “scienza ausiliaria della storia”.

I comuni, i rappresentanti delle Santa Chiesa, vari tipi di comunità, come ad esempio quelle montane, hanno uno stemma; persino le squadre di calcio adoperano questa antica scienza per identificarsi tra loro. L’araldica infatti la possiamo suddividere in settori, come l’araldica civica, l’araldica ecclesiastica, e l’araldica calcistica.

L’araldica civica indica la specifica araldica applicata agli stemmi dei comuni e delle città nel mondo.

L'araldica ecclesiastica è quella particolare branca dell’araldica che si occupa degli stemmi degli ecclesiastici, in particolar modo di quelli appartenenti alla Chiesa cattolica. Tali stemmi presentano, oltre a uno scudo personale, numerosi e costanti ornamenti esterni che riprendono le insegne delle dignità a cui si riferiscono.

L’ araldica calcistica è il termine utilizzato per indicare quella specifica araldica applicata agli stemmi delle squadre di calcio.

Infine esiste di fatto un macrosettore che racchiude in sé tutte queste branche, la cosiddetta araldica gentilizia. Essa si muove complementarmente con il lavoro del ricercatore, dell’araldo, il professionista che grazie alle regole stilate nel tempo dagli esperti, e riposte in quelli che possiamo definire manuali araldici, produce o riproduce i cosiddetti blasoni (stemmi), i quali vengono adoperati per identificare un individuo, una famiglia, un’istituzione.

Non esiste un’epoca, un evento storico preciso che ci dica quando esattamente nacque l’araldica; esistono però varie teorie verosimilmente soddisfacenti che ne possano spiegare la nascita.                                           

La maggioranza degli studiosi ritiene appaia in tutta Europa con la nascita dei tornei medioevali, come un sistema coerente di identificazione non solo delle persone, ma anche delle linee di discendenza, in quanto il blasone poteva essere trasmesso in eredità ed esprimere il grado di parentela, il che la rende un sistema unico del suo tempo. Un’ulteriore ipotesi è stata avanzata, che cioè essa sia nata durante le Crociate, quando i cavalieri Cristiani avrebbero imitato l’usanza islamica di distinguere i cavalieri per mezzo di emblemi, colori e disegni simbolici applicati sugli abiti e sulle bardature dei cavalli, sugli scudi e sugli stendardi, al fine di riconoscere alleati e avversari.


Le tre fasi dell’araldica

L’araldica ha attraversato, in particolare in Italia, tre epoche precise: nella prima non era regolamentata, si praticava e non si studiava, non potendo così essere definita materia scientifica; nella seconda si praticava e si studiava, essendo regolamentata da un codice ben preciso relativo a figure e colori; nella terza, quella giunta fino a noi, si studia ma non si pratica. Con questo non intendo dire che sia una materia sorpassata, tuttavia dall’avvento della repubblica, con il non riconoscimento ufficiale dei titoli nobiliari, anche l’utilizzo del blasone ha perso parte della sua importanza: infatti lo stemma, in altri Stati riconducibile quasi ad un nostro documento di identità, risulta essere qui da noi, almeno per ciò che concerne l’araldica familiare, più che altro un’oggetto di identificazione puramente storica e ornamentale.


Simboli e figure

Come poc’anzi detto, l’araldica nel tempo venne regolamentata attraverso simboli, come corone e oggetti legati etimologicamente ai cognomi delle famiglie; colori, parte questa importantissima; conformità degli scudi; mantelli; figure simboliche rappresentanti animali, uomini o esseri mitologici.

In concomitanza allo studio e alla ricerca scientifica sempre più accurata e approfondita, si cercò di risolvere problematiche pratiche con le quali ci si scontrava quotidianamente, come la perdita di colore degli stemmi su pietra, che in un certo qual modo vanificava parte dell’operato dell’araldo, causata dagli agenti atmosferici e dal tempo.

Il capostipite dell’araldica nazionale fu Fra’ Silvestro di Pietrasanta, che s’ispirò all’araldo francese Vulson de la Colombière: egli diffuse e confermò il sistema denominato col suo nome, “Pietrasanta”, o “al tratto”. Questo sistema permette all’araldo di rappresentare i colori con linee orizzontali, verticali e oblique, intersecate fra loro, formanti piccole croci o piccoli forellini riprodotti nella pietra.


Ed ora...

Nell’era moderna, dove non esistono più i cavalieri crociati, dove non esistono più manifestazioni nelle quali condottieri valorosi combattono per la mano di una dolce dama e dove, come citato prima, l’araldica e il blasone hanno perso un po’ di quello smalto che li contraddistingueva, l’araldo che fine ha fatto?

L’araldo, anche se non ce ne accorgiamo, è una figura sempre presente nel nostro mondo, spesso camuffata: forse oggi non si occupa più solamente di stemmi nobiliari o di distinta civiltà. Si pensi infatti alle multinazionali e alle grosse aziende che tutti i giorni combattono la guerra dei mercati finanziari: queste aziende, per contraddistinguersi su quei campi di battaglia che sono denominati mercati finanziari, si affidano a designer e grafici sempre più specializzati, per identificarsi nel mondo tramite loghi e marchi. Detti grafici li definirei gli araldi del secolo presente, poiché “la storia si ripete sempre”.


Marco PILLA


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