A REGGIO EMILIA LA STORIA È A SENSO UNICO: COMUNISTA E NEGAZIONISTA


07 Dec
07Dec

Di Norma Cossetto avevamo già narrato la tragica fine. Quella di una studentessa di Visinada nell’Istria, che nel 1943 faceva parte del Regno D’Italia. I partigiani comunisti di Tito la violentarono, la seviziarono e poi la gettarono in una foiba insieme con altri italiani. La sua colpa era quella di essere figlia di un fascista e sentirsi fiera della sua italianità. Ora, ci sono delle novità! 


Il consiglio comunale di Reggio Emilia, con il voto contrario di LEU e l’astensione del PD (l’amministrazione è di sinistra), ha deliberato di intitolare una via a questa sfortunata ragazza. La decisione è stata, però, bloccata dalla commissione toponomastica, che ha sollevato dei dubbi sulla sua tragica fine, smentendo così le ricerche che la presidenza della Repubblica aveva fatto, con la motivazione che non si trattava di “un’istruttoria approfondita”. 

Un passo indietro: nel 2005 alla ragazza fu conferita la medaglia d’oro al valore civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Di conseguenza, per avvalorare la loro tesi, hanno incaricato un rappresentante, Massimo Storchi, dell’Istituto per la storia della resistenza della città, di fare accurate ricerche. Il suddetto, si è già fatto sentire: -… esistono solo fonti verbali circa l’accaduto, tutte provenienti da un’unica fonte, la famiglia -. 

In sostanza, la negazione della storia. O meglio, di quella narrazione in cui si racconta che i cattivi erano i neri, e i buoni, i rossi. In effetti, si dice che la storia la scrivono i vincitori, mai, i vinti. Oggi, però, per loro è sempre più difficile negare le atrocità commesse dai reparti partigiani definiti “rossi” (non mi risulta che le altre formazioni liberali, democristiane, azionisti e monarchici si siano mai macchiati di efferate atrocità), anche perché a denunciarle, non è più solo Giorgio Pisanò, uno di quelli che andò a Salò. 

Purtroppo, per i pasdaran nostrani dell’Anpi, ci sono ormai troppi scrittori e ricercatori seri, e non settari, che hanno scoperchiato (verrebbe da dire il vaso di Pandora ma è un delicato eufemismo), quello che fu il dopo guerra in alcune zone d’Italia e quello che furono le foibe e l’esodo delle genti dell’Istria e della Dalmazia. Uno per tutti, Giampaolo Pansa. 

In compenso, ai bei tempi, quando i comunisti reggiani erano duri e puri, intitolarono una via a Tito, capo della resistenza comunista in Serbia poi diventata Jugoslavia, in cui instaurò una dittatura ferrea, naturalmente con un po’ di morti fra quelli che non la pensavano come lui. Buona Immacolata a tutti. Anche agli ignoranti.

7 dicembre 2020


Massimo NARDI

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