RIGURGITI ANTI-NAZIONALI

L'editoriale del mese di dicembre MMXX.


Cari amici, mentre ascoltiamo con angoscia i quotidiani bollettini “di guerra”, pseudo-teologi da quattro soldi si impegnano a corrodere le ultime colonne portanti della nostra Religione cristiana cattolica, fondamento dell’Italia e dell’Europa; mentre assistiamo impotenti e con crescente preoccupazione, alla diffusione di questo piccolo terribile flagello virale, i nostri politicastri si affrettano a demolire, a colpi di dpcm, il tessuto sociale e culturale della nostra Patria, così da poter distogliere lo sguardo dell’opinione pubblica dalle irresponsabilità di una classe dirigente disonesta ed incapace.

Allora, per non perderci, iniziamo a riprendere coscienza di noi stessi. E’ stato detto giustamente che non si muore di solo covid. E noi aggiungiamo che non si vive di sola (comprensibile) paura.

La drammatica situazione che stiamo vivendo non ci esime dal riflettere su tematiche importanti che coinvolgono la nostra intera vita; per questo, abbiamo deciso di raccogliere tutte le energie possibili, iniziando ad affrontare alcuni aspetti tanto importanti quanto delicati che riguardano la nostra comunità monarchica.

Pertanto, per il mese di dicembre, cogliendo l’occasione dell’anniversario della morte dell’insigne giurista cattolico Carlo Francesco D’Agostino, abbiamo deciso di promuovere un “focus di approfondimento”, pubblicando una serie di articoli relativi a quella deriva ideologica che va sotto il nome di “monarchismo pre-unitario”.

L’attuale totale assenza di valori politico-sociali “forti” (associata alla perdita del buon senso) è conseguenza di una più generale crisi spirituale e culturale irreversibile in cui agonizza la civiltà europea; questa voragine spaventosa, buco nero delle coscienze, ha risucchiato tutto ciò che è  identitario, incluso quel genuino sentimento patriottico che ogni Nazione sana dovrebbe possedere.


Pregiudizi ideologici del “monarchismo pre-unitario”

Questa perdita del “ben dell’intelletto” non ha risparmiato neppure il mondo monarchico che dovrebbe avere gli anticorpi necessari per difendersi dal virus progressista dell’involuzione ideologica. Invece notiamo, con sempre maggiore preoccupazione, come, anche in questi ambienti “nostri”, abbia preso piede uno scetticismo nazionale fino ad un vero e proprio rigurgito anti-nazionale. Tutto della storia patria viene rimesso in discussione fino a negare lo stesso concetto di Italia unita.

Dalle ragioni che hanno portato a questo revisionismo talebano è sorto un tradizionalismo spinto (che, si badi bene, non coincide con la Tradizione, ma ne rappresenta una opinabile manifestazione politica) che abbraccia sentimenti ora neo-borbonici ora neo-asburgici ora neo-papalini, ma in ogni caso anti-sabaudi ed anti-italiani.

La retorica di fondo è sempre la stessa: i “piemontesi” invasori avrebbero unificato l’Italia con il sangue. Partendo da questa tesi, la maggior parte dei tradizionalisti (non tutti, per fortuna) concludono sostenendo che il Risorgimento è stato un periodo storico negativo se non addirittura satanico.  

Ora, il processo che portò all’unificazione d’Italia è una fase storica fondamentale che fa parte del nostro essere italiani, piaccia o meno. Nel pieno rispetto della storia e della cultura di quelli che furono gli Stati italiani che si manifestarono prima del 1861, crediamo sia importante rivendicare il Risorgimento (conclusosi con quella che fu la Prima Guerra Mondiale o, meglio, IV Guerra d’Indipendenza) quale riscatto morale e politico-culturale della nostra Nazione (divisa per secoli ed asservita gli interessi stranieri, ma unita spiritualmente e culturalmente già ai tempi dell’Italica Schola di Pitagora). Annoveriamo il nostro Re Vittorio Emanuele II tra i padri della Patria: egli seppe condurre i popoli italiani all’unità, coordinando il supporto culturale di Mazzini, quello militare di Garibaldi e quello diplomatico di Cavour. Che poi ci siano state luci ed ombre, questo è vero, come, del resto è vero per tutte le epoche storiche; tutto va affrontato serenamente, sia in termini di errori da comprendere, che di colpe da condannare. Tutto va compreso, sempre: la ragioni dei vinti vanno rispettate e coloro che sono morti per difenderle vanno ricordati: ecco perché, per esempio, siamo i primi ad onorare i soldati pontifici caduti a Castelfidardo per difendere l’ideale.

La nostra linea è chiara. Siamo saldamente ancorati alla Tradizione ma diffidiamo tanto dei tradizionalismi anti-nazionali quanto dei rancori anti-clericali. Siamo custodi della nostra Santa Religione cristiana cattolica senza per questo sostenere le sue pretese politiche. Fedeli all’insegnamento di Dante, ci manteniamo distanti tanto dalle istanze “iper-guelfe” quanto dalle derive “turbo-ghibelline”. Crediamo nella teoria dei “Due Soli”: l’Impero (lo Stato) e la Chiesa, pur procedendo nella auspicabile concordia reciproca (che secondo il Poeta è caratterizzata da una devozione “filiale” del primo nei confronti della seconda), debbono mantenersi autonomi nei propri ambiti di azione (rispettivamente temporale e sovra-temporale); inoltre, entrambe le Istituzioni derivano direttamente da Dio pertanto la legittimità dello Stato non necessita del riconoscimento ecclesiastico, ma procede da Dio stesso.

Così recita il nostro manifesto valoriale “Patto per la Patria”: “… Il nostro patriottismo culturale, storico e politico, non si esaurisce nel nazionalismo caro a certi cultori del Risorgimento, ma, al tempo stesso, rigetta l’errore di segno opposto, caratterizzato da una nostalgia pre-unitaria ed inevitabilmente anti-unitaria. Ognuno di noi ha la sua storia, le sue radici, le sue memorie. Ciò che fu va rispettato e studiato, senza sentimenti partigiani, con le sue luci e le sue ombre. Oggi, l’identità locale e l’identità nazionale si trovano oggettivamente dalla stessa parte, nel segno delle identità comunitarie, rispetto alla mondializzazione che non riconosce senso alle patrie. Eredi del sommo Dante Alighieri, riscopriamo quel patriottismo “a cerchi concentrici”, finalizzato alla rinascita integrale della Patria nelle sue tre dimensioni: locale, nazionale e continentale; crediamo nell’autonomia delle nostre realtà territoriali; quindi, ci battiamo per la sovrana unità della nostra amata Italia; infine, sosteniamo che questa visione comunitaria, locale e nazionale, debba essere di ampio respiro e debba possedere una vocazione ad un tempo mediterranea e continentale, europea… imperiale! Crediamo nell’Europa dei Popoli, nel Sacro Romano Impero, grande alleanza di culture e di identità che si estende dall’Atlantico agli Urali...”.

Quello che i tradizionalisti di ogni risma non comprendono è che, paradossalmente, con il pretesto di difendere le piccole patrie e le piccole identità, includendo la difesa ad oltranza dei “regni pre-unitari”, si è arrivati a fare il gioco dello stesso globalismo, che uccide le patrie e omologa i popoli, mortificando le identità delle Nazioni.

Forti di questi valori fondanti, siamo aperti al confronto con tutti coloro che professano idee anche diverse dalle nostre ma sono pur sempre disponibili al dialogo scevro da pregiudizi. In quest’ottica nasce il desiderio di innescare questo dibattito che crediamo vivificante per la nostra comunità politico-culturale e meritevole di attenzione. Vogliamo che questi incontri/scontri culturali contribuiscano a medicare le ferite ancora aperte che dilaniano la nostra Patria, favorendo quel processo di pacificazione nazionale basato non su una memoria condivisa bensì su una condivisione di memorie. Solo così l’Italia ritornerà unita e sovrana.

Ringraziamo i membri della nostra Redazione e tutti gli amici del nostro Circolo che hanno deciso di contribuire alla realizzazione questo importante dibattito e ringraziamo Voi, gentili lettori, che con il Vostro costante supporto, gratificate il nostro piccolo ma importante lavoro.

Pesaro, I dicembre MMXX 


Giovanni FLAMMA


Foto di copertina: Tancredi Scarpelli, "12 cartoline che compongono l'immagine dell'Italia", 1911, da http://panizzi.comune.re.it/Sezione.jsp?titolo=La+Patria&idSezione=143