LO STORICO MICICH SMONTA LA "TEORIE" SULLE FOIBE DI MONTANARI: "ERRORE STORICO E CATTIVO ESEMPIO PER I GIOVANI"


Le dichiarazioni del Rettore dell'Università per Stranieri di Siena non hanno fondamento storico per il direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume che, a Today, dice: "Dovrebbe chiedere scusa".


"L'errore di Montanari è scollegare le foibe ai milioni di morti e deportati che i regimi comunismi stalinisti hanno causato nel mondo. Le parole di Montanari hanno chiaramente una visione ideologica, quella di chi considera il comunismo come un male minore. Quello che lui fa è un uso ideologico della storia, che invece dovrebbe essere oggetto di riflessione e dialogo, non di polemica politica. La storia va studiata per creare dialogo fra le varie culture politiche e accademiche, per cui mi sento di dire che le parole di Montanari aumentano le fratture già esistenti, non creano le condizioni per un dialogo positivo e non sono un esempio per le nuove generazioni".

A spiegarlo è Marino Micich, figlio di esuli giuliano dalmati e direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume con sede a Roma. Direttamente a Today, interviene sul caso di Tomaso Montanari, prossimo Rettore dell’Università per stranieri di Siena che, in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, aveva minimizzato le foibe, criticando anche l’istituzionalizzazione della giornata del Ricordo.


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Secondo lei Montanari si dovrebbe dimettere dunque?
"Se ragioniamo così si dovrebbe dimettere il 90% degli accademici d’Italia. No, dovrebbe chiedere scusa, soprattutto per come ha trattato la storia e la tragedia degli esuli giuliano dalmati".

Cosa ha pensato quando ha letto le parole di Montanari?
"Sono constatazioni che mi hanno lasciato perplesso perché è una tragedia molto più grave di quanto Montanari dica, non solo nei numeri. La cifra è di 12mila tra uccisi e scomparsi. La dico io e mi sento di affermare che è una cifra vera perché è la cifra che il Cln (Comitato liberazione nazionale) della Venezia Giulia, dunque antifascista, ha portato al tavolo della Conferenza di pace di Parigi del 1946. Gli infoibati possono essere anche 5mila, ma gli altri fucilati, annegati, uccisi nei lager ce li dimentichiamo? Montanari dimentica tutti coloro che sono stati uccisi, deportati o fucilati. Noi storici no, per noi ogni persona sia stata uccisa senza regolare processo è una vittima. Lui riduce la cifra dei morti per mano del regime comunista jugoslavo".

Montanari sostiene che i numeri sono comunque imparagonabili.
"Quanti milioni di vittime hanno fatto i regimi comunisti nel mondo? Svariati. Le vittime delle foibe sono vittime del regime comunista jugosalvo e quelle 12mila vittime fanno parte dei milioni di vittime del comunismo nel mondo. Per questo politici e storici si sentono di equiparare le vittime del nazismo con quelle del comunismo".

Lei le equipara?
"Le tragedie sono tragedie, sono da rispettare, da studiare e ne va valorizzata la memoria".


IL CASO DI TOMASO MONTANARI E IL SUO CONCETTO DI "FOIBE"

Il caso era nato lo scorso lunedì 23 agosto dalle colonne de Il Fatto Quotidiano, su cui era stato pubblicato un articolo dal titolo “La nomina di Franceschini aiuta il revisionismo di Stato”, a firma di Tomaso Montanari, noto storico dell’arte e prossimo nuovo rettore dell’Università per stranieri di Siena. In quel pezzo Montanari ci è andato pesante, sostenendo come da anni in Italia si in corso una campagna culturale da parte della destra volta a revisionare la storia a loro vantaggio, riaccreditando il fascismo e demonizzando l’antifascismo. "Non si può nascondere che alcune battaglie revisioniste siano state vinte, grazie alla debolezza politica e culturale dei vertici della Repubblica. - scrive Montanari sul Fatto -. La legge del 2004 che istituisce la Giornata del Ricordo (delle Foibe) a ridosso e in evidente opposizione a quella della memoria (della Shoah) rappresenta il più clamoroso successo di questa falsificazione storica".

Parole che hanno scatenato un vespaio di reazioni, per la quasi totalità da destra, che parla della solita doppia morale. In effetti nell’articolo in questione l’esperto di Storia dell’Arte si addentra in un paragone fra Olocausto e Foibe, come se si potessero pesare le violenze politiche sulla base dei numeri dei morti e sulla base di chi ha ucciso e per quale motivo. Montanari, tramite il suo profilo Twitter, in risposta al fuoco incrociato delle critiche, ha detto che non ha mai negato gli eccidi ai danni degli italiani della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia, avvenuti durante e subito dopo la seconda guerra mondiale da parte dei partigiani comunisti di Tito. “Contesto invece la loro decontestualizzazione, amplificazione, falsa e strumentale parificazione alla Shoah. La narrazione neofascista impostasi nella costruzione della Giornata del Ricordo”, prosegue. Si è difeso dagli attacchi specificando: “Naturalmente le foibe furono una tragedia, come lo furono i bombardamenti americani sulle città italiane e le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. La guerra è fatta di terribili atrocità. La maggioranza degli storici ha dimostrato però come i numeri delle foibe siano incomparabili rispetto a quelli citati dalla destra italiana. Non ci sono milioni di infoibati, probabilmente i morti furono circa cinquemila, tra i quali molti erano fascisti e nazisti, altri erano innocenti”.

Alla fine è stata la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni a controreplicare: “Se è già falso e puro riduzionismo dire che nelle foibe sarebbero morte cinquemila persone, il folle messaggio che passa dalle sue parole è che infoibare migliaia di «fascisti» non sia stato un crimine. È proprio sulla base di questo estremismo che personaggi alla Montanari giustificano e minimizzano da anni la brutale uccisione di Norma Cossetto, ragazzina torturata e stuprata in branco dai “partigiani” e poi gettata viva in una foiba per la grave colpa di non essere stata ostile al fascismo”.


COSA C'ENTRANO LE FOIBE CON IL CASO DEL NEODIRETTORE DELL'ARCHIVIO DI STATO

Insomma lo scivolone di Montanari sulle Foibe arriva nel tentativo di dimostrare una presunta e, a suo dire, pericolosa controcultura delle destra. Lo ha fatto per mettere in guardia (da qui il titolo dell’articolo) da un fatto preciso: la nomina di Andrea De Pasquale a direttore dell'Archivio centrale dello Stato da parte del Ministro ai Beni Culturali. Ma chi è De Pasquale? Perché ha portato alla “protesta” culturale dell’intellettuale antifascista Montanari e dell’Anpi?

De Pasquale, già dirigente della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, è criticato perché, proprio da direttore della Biblioteca, nel novembre del 2020 decise di acquisire l’archivio appartenuto a Pino Rauti, presentato dalla figlia di Pino Rauti, Isabella, dirigente di Fratelli d’Italia e ex moglie dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Secondo i detrattori, che vedono oggi Montanari il capofila, è inaccettabile che il Ministro Franceschini abbia nominato De Pasquale: l’uomo che presentò come “statista”, organizzatore, pensatore, studioso, giornalista e deputato dal 1972 al 1992 quello che è stato anche volontario nella Repubblica Sociale Italiana e fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo, organizzazione di estrema destra da cui nacque il movimento eversivo Ordine Nuovo, sciolto dal governo per tentata ricostituzione del disciolto Partito Fascista.

Insomma per Montanari l’Italia sta vivendo un pericolo so periodo in cui la destra sta tentando di rovesciare la verità storica, minando il presupposto della Costituzione come “comando sui vinti”, per cui, lo scrive sempre lui, “dal 1948 in poi, il fascismo non è equiparabile all’antifascismo”.


Stefano PAGLIARINI

 

Da https://www.today.it/politica/montanari-foibe-micich.html