LA PATRIOTTICA STORIA DI AMEDEO DI SAVOIA AOSTA, SCOMPARSO IL 1° GIUGNO


Il duca Amedeo Savoia Aosta[1], principe colto, di grande dignità, raffinato ed elegante se ne è andato senza rumore e tuttavia i media ne hanno parlato, dandone notizia in maniera sobria e con grande rispetto, come davvero meritava. 


Se ne è andato alla vigilia delle celebrazioni del 75° della dichiarazione della Repubblica, un’istituzione sorta, come la storiografia ha più volte dimostrato, grazie ad un referendum macchiato di frodi e di brogli elettorali. Proprio con questo articolo apriamo un approfondimento dedicato a ciò che avvenne  i giorni che precedettero e seguirono il 2 giugno 1946, quando le forze democristiane, capeggiate da Alcide De Gasperi, e quelle comuniste, capitanate da Palmiro Togliatti, in accordo con gli Stati Uniti d’America, decisero di defenestrare la Corona d’Italia per dare l’ingresso alla Stella d’Italia, simbolo della Repubblica, risalente all’antica Grecia, quando Venere, associata all’Occidente come stella della sera, venne assunta ad identificare la penisola italiana.

Così, il Principe Amedeo, figura molto rispettata sia dalle parti politiche che dall’opinione pubblica, uomo che ha saputo reggere con discrezione e grande signorilità il suo ruolo di discendente di una grande Famiglia e che ha saputo gestire con intelligenza e diplomazia le istanze di chi, fra i monarchici, lo proponeva quale erede di re Umberto II[2], perciò pretendente al trono d’Italia, si è spento in pace e riservatezza all’età di 77 anni per complicazioni cardiache sopraggiunte dopo un intervento chirurgico, nel segno di una tradizione sabauda degna dello spirito dell’ultimo sovrano d’Italia.

Il Principe è mancato all’ospedale di Arezzo San Donato, poiché risiedeva e lavorava nella casa colonica Castiglion Fibocchi: era un imprenditore agricolo, dapprima erede della tenuta del Borro, una caratteristica frazione del comune di Loro Ciuffenna, nella provincia di Arezzo, poi venduta nel 1999 alla famiglia Ferragamo. Negli ultimi anni era sua abitudine, con la moglie, Silvia Paternò Ventimiglia di Spedalotto, nobile e molto attiva nella Croce Rossa con la quale ha partecipato a numerose missioni all’estero insieme ai contingenti militari italiani, soggiornare in estate nell’isola di Pantelleria. Presidente dell’Erbario di Palermo e della Riserva Naturale dell’Isola di Vivara, autore di libri  di botanica, amante della vita di campagna, appassionato ed esperto collezionista di succulente, nel parco del suo dammuso di Pantelleria, dove gli isolani l’avrebbero voluto lì residente, esistono creature vegetali di straordinaria bellezza.

Quando nel 1999 lasciò il Borro aveva fatto stampare e affiggere pubblicamente manifesti di saluto per gli abitanti del territorio, non potendoli salutare e ringraziare uno ad uno, ma avendone conosciuti di persona moltissimi in 30 anni di permanenza in quei luoghi. Trasferitosi a Castiglion Fibocchi, proseguì la sua attività imprenditoriale rurale, in particolare occupandosi del Vini Savoia-Aosta, seguendo anche diverse società in veste di consulente, consigliere d’amministrazione e presidente.

Il primissimo annuncio della morte, un attimo prima dell’ultima ora Ansa, era arrivato dalle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. «Si inchinano commosse in occasione della scomparsa di S.A.R. Il Principe Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta», attraverso un post Facebook firmato dal capitano di vascello Ugo d’Atri.


Amedeo di Savoia Aosta era nato a Firenze il 27 settembre del 1943 in assai difficili circostanze. La caduta di alcune bombe alleate nei pressi di Firenze, a Villa Cisterna, la residenza fiorentina dei suoi genitori, provocò un parto anticipato, che avvenne in una camera al piano terra. Nacque nel capoluogo toscano perché la moglie voleva essere più vicina al marito Ammiraglio, di stanza a La Spezia. Unico figlio di Irene di Grecia (1904 – 1974, nella foto qui a sinistra con il braccio il figlio)[3] e di Aimone di Savoia (1900-1948), quarto duca d’Aosta e re de iure dello Stato Indipendente di Croazia con il nome di Tomislavo II, che rinunciò al titolo pochi giorni dopo la nascita del figlio), aveva per zio l’omonimo eroe dell’Amba Alagi, il «Duca di ferro» (1898-1942) e per nonno era il «Duca invitto», il generale Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta (1869– 1931). Per parte del padre era pronipote di Amedeo I di Spagna (1845–1890), mentre, per parte di madre, nipote di re Costantino I di Grecia (1868–1923), nonché pronipote di Federico III di Germania (1831-1888) e di Giorgio I di Grecia (1845 – 1913).

Alla nascita ricevette il titolo di duca delle Puglie e la madre, che prese le parti anche della figura paterna – dapprima il marito era impegnato come militare di marina nella seconda guerra mondiale, poi rimase vedova prematuramente, quando il figlio non aveva ancora compiuto 5 anni – gli fece prendere le impronte digitali dal questore di Firenze, per timore che venisse rapito.

Dal suo primo matrimonio con la principessa Claudia Orléans, Amedeo aveva avuto tre figli: Bianca (Firenze, 2 aprile 1966), Aimone (Firenze, 13 ottobre 1967) e Mafalda (Firenze, 20 settembre 1969). Aimone, subentrato ora, con la morte del padre, a Capo della Famiglia, ha sposato nel 2008 la principessa Olga di Grecia (Atene, 17 novembre 1971) e hanno tre figli: Umberto (2009), Amedeo (2011), Isabella (2012).

 

Amedeo di Savoia Aosta con la moglie Silvia Paternò in visita a Monza, 
nell’anno 2000, centenario del regicidio

Amedeo si è sentito investito di un ruolo dinastico importante, anche perché è stato il punto di riferimento – e questa eredità passa ora al figlio Aimone, manager internazionale per Pirelli – di molti italiani di sentimenti monarchici e dei molti delusi della Repubblica dei partiti, nella quale le funzioni parlamentari, con una reale rappresentanza delle istanze dei cittadini sono sempre più limitate. Si sentiva custode e interprete super partes della nostra identità nazionale, ruolo storico della Casata Savoia, e guardava ad una «rinnovata monarchia costituzionale», come aveva scritto il Re Umberto II nel proclama agli italiani il giorno del suo insediamento, in vista di uno Stato nel quale «gli atti fondamentali della vita nazionale saranno subordinati alla volontà del Parlamento dal quale verranno anche le iniziative e le decisioni per attuare quei propositi di giustizia sociale che, nella ricostruzione della Patria unanimi perseguiamo».


Amedeo di Savoia Aosta ha avuto un ruolo molto importante nel contesto sia della memoria del suo ramo dinastico, sia come speranza futura per una maggiore presenza dei Savoia negli ambiti che contano. Ha rappresentato uno stile, un modo d’essere, una serietà che l’hanno premiato non solo fra i suoi affiliati, ma anche istituzionalmente e nell’opinione pubblica. Ha incontrato Pontefici e Presidenti della Repubblica, alla quale ha giurato fedeltà, come lo stesso Re Umberto II, con cui aveva ottimi rapporti di aperta intesa, lo aveva autorizzato[4] per rivestire l’uniforme di ufficiale della Marina militare, come suo padre, l’ammiraglio Aimone (1900-1948), come suo zio Amedeo, terzo duca d’Aosta, e come farà anche suo figlio Aimone.

Nel 2006 aveva rivendicato per sé il titolo di duca di Savoia e il ruolo di Capo della Real Casa, in disputa con il cugino Vittorio Emanuele di Savoia. Nella primavera del 2008 Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto lo citarono, insieme al figlio Aimone, in giudizio per il fatto che si firmavano col solo cognome di Savoia e non di Savoia Aosta, configurando l’ipotesi di uso illecito di cognome. Nel febbraio 2010 il tribunale di Arezzo diede torto ad Amedeo e Aimone per l’uso del cognome «di Savoia» e ingiunse il pagamento del risarcimento dei danni arrecati pari a un totale di 200.000 euro. Tuttavia, la sentenza iniziale venne sospesa, permettendo ad Amedeo e a suo figlio Aimone di utilizzare anche il solo «di Savoia». Ma Amedeo, che fin dalla sua nascita si era utilizzato liberamente sia «Savoia» che «Savoia Aosta», presentò ricorso in appello e lo vinse nel gennaio del 2018.


L’esistenza di Amedeo (ritratto qui a sinistra, insieme al figlio Aimone), fin da quando era in vita Umberto II, si è posta al servizio dell’onore di Casa Savoia, la più antica d’Europa e la più cattolica. È stato fin da principio della sua esistenza educato a mantenere rispettabile e alto il nome del suo lignaggio. A nove anni la madre lo iscrisse in un «collegio in Inghilterra, che non era una punizione, ma un punto di arrivo. Impari l’appartenenza a qualcosa: è una sfida positiva, porti la giacca di quel collegio, sei in una squadra di cricket. In Italia, ho fatto il servizio militare anche se potevo essere esonerato, unico figlio di madre vedova. Ho votato, grazie al pronunciamento di un pretore perché non si era certi che ne avessi diritto»[5].

Dal collegio in Inghilterra alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia, successivamente l’Accademia Navale di Livorno, instradato da insegnanti militari e giuristi, la «stessa educazione che mi avrebbero dato anche se fossi stato, diciamo così…. un principe in attività di servizio»[6], come ha dichiarato a Gigi Speroni, consapevole della «responsabilità di continuare una dinastia che ha alle spalle dieci secoli di storia»[7]. Con la conoscenza delle lingue, gli studi universitari e giuridici sull’ordinamento dello Stato e le relazioni internazionali, coltivate anche viaggiando per conoscere le realtà politiche istituzionali nel mondo, egli era particolarmente attento alle dinamiche geopolitiche, come lo sarà e lo è il figlio Aimone.


Tre settimane prima della sua nascita, l’8 settembre 1943, era stato firmato l’armistizio e proprio per vendicare il tradimento dell’Italia, la Germania hitleriana si scatenò su Casa Savoia, procurando internamenti nei campi di concentramento, persecuzioni, dolori, tragedie… fino ad arrivare all’olocausto della Principessa Mafalda di Savoia (1902-1944). Il 26 luglio 1944, su ordine firmato personalmente da Heinrich Himmler, i nazisti internarono, come ostaggi, a Hirschegg, vicino a Graz (Austria), il piccolo Amedeo insieme alla madre Irene di Grecia e alle cugine Margherita e Maria Cristina, uniche figlie di suo zio Amedeo, terzo duca d’Aosta, e della duchessa Anna d’Orléans. «Condannati a morte, con ordine firmato, ma senza data. Siamo stati liberati dai francesi fra il 5 e il 10 maggio 1945. E fu un sollievo perché, per pochi chilometri, potevano precederli i russi e mamma diceva: “Noi, parenti dello zar, saremmo comunque morti”. Era cugino anche lo zar, gli somigliamo sia io sia mio figlio»[8]. Vennero scortati fino in Svizzera. «Mamma guidò per giorni. Berna le sembrò il paradiso, potè farsi lo shampoo, ma si guardò allo specchio per la prima volta dopo quasi un anno e le prese un coccolone perché aveva i capelli bianchi. Io conobbi mio padre nel maggio del 1945. Aveva saputo della mia nascita con due mesi di ritardo»[9].

Particolarmente cosciente e sofferente delle ingiustizie perpetrate dalla pubblicistica italiana di massa, ebbe a dire al «Corriere della Sera»: «Mi dispiace che nessuno ricordi mai che la famiglia reale abbia avuto dieci prigionieri di guerra e due morti: uno è mio zio Amedeo l’altra è Mafalda di Savoia, uccisa nel Campo di Buchenwald. O che abbiamo istituito i carabinieri, i bersaglieri… E che Umberto II prima di partire per l’esilio liberò le forze armate dal giuramento alla Corona assicurando continuità alla Repubblica», inoltre, con sano, fiero e giusto orgoglio, aggiunse: «In altri Paesi, le ex monarchie non vengono ignorate, anzi. In Italia, sembra che prima della Repubblica non vi sia stato nulla. A me piacerebbe che noi Savoia potessimo ancora servire questo Paese, pur senza ambizioni politiche».

Il principe Amedeo di Savoia Aosta ha lasciato questa vita in silenzio e, tuttavia, pure sui social sono emerse parole di grande stima e ammirazione, anche da parte di chi non nutre per niente simpatie monarchiche. Ricorrenti, nei contesti facebook, youtube, twitter… le condoglianze rivolte alla Famiglia e commenti come: «Un principe Italiano che verrà ricordato», «Uomo di grande dignità, di rispetto per l’Italia, di discrezione e allo stesso tempo degno del suo ruolo», «Lui sì è un principe Italiano!», «ha reso onore all’Italia», «Il principe Amedeo d’Aosta si è guadagnato la stima di molti Italiani!», «Un grande italiano, una grande risorsa per l’Italia»… Parole impegnative, che testimoniano un fatto determinante: quando le persone sono serie e corrette, rispettose e preparate si guadagnano il rispetto e l’ammirazione.

Si presentava pubblicamente solo se invitato. Si dichiarava pubblicamente solo in rare e puntuali interviste. Quando parlava lo faceva con parole misurate, chiare, equilibrate e moderate, tanto che è stato definito: «Arbitro terzo e imparziale per una democrazia parlamentare, cosa che in Repubblica è impossibile»[10].

 

 

Anche il suo funerale, nella Basilica di San Miniato al Monte di Firenze, è stato un banco di prova per soppesare l’alta considerazione nei suoi confronti. Moltissime persone hanno partecipato, e non solo parenti e conoscenti. Le esequie sono state  celebrate da padre Bernardo Gianni. 

In tempo di Covid, la presenza di nobili e reali stranieri imparentati con i Savoia-Aosta è stata ridotta. 

Assenti anche i membri di Casa Savoia, fatto che testimonia sensibilmente quanto la ferita fra i due rami sia molto profonda.

Il figlio Aimone ha affermato con commozione: «É stato un padre eccezionale ed è stato una figura di riferimento per tanti, oltre alla mia famiglia. Qui ci sono tante persone, mi commuove che siano venute qui a ricordare mio padre»[11].

Il feretro è uscito dalla basilica fra otto bandiere tricolori recanti lo stemma dei Savoia, con un gruppo di fedeli alla causa monarchica che gli ha dedicato un commosso applauso, indicandolo come «Re d’Italia». 

Questa è oggi cronaca, ma allo stesso tempo è testimonianza che rimarrà negli annali della storia.


Cristina SICCARDI


[1] Inoltre, Principe della Cisterna e di Belriguardo, marchese di Voghera e conte di Ponderano.

[2] Il figlio, Vittorio Emanuele, fidanzato fin dal 1954 con Marina Dorina, la sposa con rito civile l’11 gennaio 1970 a Las Vegas e con rito religioso il 7 ottobre 1971 a Teheran, ma senza il consenso paterno. Ciò porterebbe al passaggio di tutti i diritti sul trono d’Italia ad Amedeo di Savoia, secondo i sostenitori di quest’ultimo.

[3] Principessa greca per nascita e regina di Croazia e Slavonia dal 1941 al 1943

[4] Amedeo lo aveva direttamente domandato a Re Umberto II , che gli aveva risposto: «L’Italia innanzitutto, la forma istituzionale non importa. L’Italia esiste, quindi giura».

[5] Candida Morvillo, Intervista ad Amedeo di Savoia-Aosta, «Corriere della Sera», 11 settembre 2016.

[6] Cfr. Gigi Speroni, In nome del Re, Rusconi, 1986.

[7] Idem.

[8] Candida Morvillo, Intervista ad Amedeo di Savoia-Aosta, «Corriere della Sera», 11 settembre 2016.

[9] Idem.

[10] https://www.youtube.com/watch?v=vxR4LEUtQRc

[11] Idem

 

Da https://www.europacristiana.com/la-patriottica-storia-di-amedeo-di-savoia-aosta-scomparso-il-1-giugno/