SALUTIAMO IL 2°/121° REGGIMENTO ARTIGLIERIA CONTRAEREI “RAVENNA”


Quando un reparto militare viene sciolto, guardi negli occhi gli uomini che per esso hanno dato il meglio di se stessi: dal Comandante all’ultimo militare di truppa. Nel loro sguardo c’ è un profondo senso di smarrimento, come se fosse portato via dal loro vivere quotidiano un affetto famigliare, troppo grande per rinunciarvi, anche se consapevoli di entrare a far parte di un altro  reparto dell’Esercito.

Vengono resi gli onori militari alla Bandiera di Guerra, viene accuratamente ripiegato lo Stendardo del Gruppo che passerà alla Storia, mentre risuonano le note dell’Inno nazionale e la truppa,  all’unisono urla il suo “Ravenna”!!!

Ecco in sintesi quello che è accaduto a Rimini il 17 settembre 2019, alla caserma “Giulio Cesare” sede del 2°/121° Reggimento Artiglieria Contraerei “Ravenna” al comando del Ten.Col. Luca Vigna Taglianti, pluridecorato e tra le sue medaglie appare quella Commemorativa riservata ai famigliari ed ai discendenti delle Vittime delle Foibe.

Una cerimonia che ha visto la presenza di Autorità civili,  militari ed un folto pubblico.

Alla cerimonia hanno preso parte anche due nostri amici: il dott. Alberto Urizio che ha sfilato, orgogliosamente, con la sua cravatta azzurra che il 19 febbraio 1920 fu concessa dal Re Vittorio Emanuele III quale segno di fedeltà e di valore, facendo da scorta al pluridecorato Labaro del Nastro Azzurro ed il cav. Giovanni Ruzzier nella veste di Delegata dell’Unione degli Istriani - Libera Provincia dell’Istria in Esilio.

Una nota storica: In ricordo della consegna della Cravatta Azzurra alla Brigata “Lombardia” Gabriele d’Annunzio, da Fiume, il 14 marzo 1920  inviò il seguente messaggio:

“Granatieri di Lombardia, combattenti invitti delle più belle battaglie, fiore della Fanteria d’Italia, fiore sommo e intero della nostra razza discorde, che con quattro anni di martirio avete testimoniato la fede all’Italia eterna, il fante del Veliki, del Faiti e del Timavo, il compagno d’armi e d’anima,  è orgoglioso di potervi salutare in questo giorno di primavera e di gloria, dal cielo della Città Olocausta che si consuma coronata di spine e di violette”.


Giovanni Ruzzier