ABOLITA LA LEGGE SALICA. VIVA MARIA PIA DI SAVOIA, REGINA D’ITALIA!


L'editoriale del nostro Guglielmo Havismat Cantelmo, le cui parole bene esprimono ciò che pensiamo in merito alla recente vicenda "Legge Salica".


Il tono volutamente ironico e sufficientemente provocatorio di questo editoriale ha lo scopo di esprimere tutta la noia che le notizie ultime del ramo Carignano suscitano in chi crede nella Monarchia e non nel gossip monarchico, senza che per questo venga meno il rispetto per i tanti amici che in buona fede hanno abbracciato la causa sbagliata.

Dal momento che le bacheche dei social networks si sono intasate di slanci di giubilo e atti di accusa come fossero slogan calcistici, non abbiamo potuto fare a meno di constatare che, finalmente, VE ha compiuto il grande passo, seguito da suo figlio EF. La Legge Salica, improvvisamente diventata odioso ed inaccettabile retaggio di un passato maschilista e sessista, è stata abolita magno cum gaudio. Il medioevo è stato ricacciato nell’oscurità delle sue recondite origini, la Monarchia è salva! The show must go on! Il merito di tutto ciò, bisogna ricordarlo, non è di Luigi Di Maio, come qualche sprovveduto credulone potrebbe pensare, ma è del magnanimo re che non è Re (e non lo sarà mai) che motu proprio,  ha deciso di mettersi al passo con i tempi e di adeguare l’istituto monarchico alle normative europee in materia di parità dei sessi (sic!).

La triste vicenda, ennesima pubblicità degna di San Remo, di varietà tipo “Ballando con le stelle”, di serie televisive tipo “Netflix”, ha il patetico sapore di chi sa che non conterà mai nulla nel contesto repubblicano vigente e che, per guadagnarsi la pagnotta, non potrà fare a meno di esportare il proprio retaggio, la propria storia, il proprio nome, come brand (fosse anche per il giusto scòpo di diffondere il Made in Italy), per cui Casa Savoia potrà ora fregiarsi della pomposa accezione che hanno anche altre Case tipo “Coca Cola” e “Nutella”. Una scelta arbitraria, dettata da ferree logiche di mercato e di pubblicità, che ha come unico frutto quello di radicalizzare lo scontro fra i sostenitori dei due rami, vanificando qualsiasi velleità di unità nel nome della comune Causa monarchica. 

 Ma, lasciando da parte per un po' la dovuta ironia circa la materia in oggetto, vorremmo sottolineare che il motivo di preoccupazione è ben più importante. Pensiamoci un attimo. Abbiamo un’infinità di problemi che attanagliano la nostra povera Nazione sgangherata, abbiamo deficit economici pazzeschi, storiche aziende che crollano, lavoratori disoccupati e cassaintegrati con famiglie a carico che non sanno dove sbattere la testa, una politica estera da far paura (nel senso che fa paura solo a noi stessi), PD e 5 stelle al potere, una sovranità umiliata da logiche mercantili europee ed internazionali, una globalizzazione imperante che ci ha rubato l’anima e ci sta omologando come fossimo pezzi di una catena di montaggio, uno scisma religioso in atto che probabilmente farà della Chiesa di Roma una ONG priva di qualsiasi fondamento metafisico. E le olive Saclà cosa pensano di fare per essere credibili e proporre un modello valido ed alternativo al disastro? Aboliscono la Legge Salica, con grande ed entusiastica indifferenza di tutto il popolo italiano. 

Tralasciando le motivazioni superiori di ordine “tradizionale” della nostra delusione, (non ci pare saggio approfondire in questo contesto il principio solare e regale di autorità che solo l’elemento virile può esprimere, analogamente a quanto dovrebbe accadere con la figura del Pater familias all’interno del nucleo familiare), ricordiamo a tutti gli esultanti del momento che il compianto Card. Siri soleva dire che come in Cielo c’è Dio Padre, nella Nazione c’è il Re e nella famiglia il papà e che Casa Savoia, lungi dall’essere sessista o maschilista, ha avuto grandi Regine e Principesse, grandi Donne veramente nobili, proprio in quei tempi in di Legge Salica in cui la nobiltà, non ancora degradata al rango di soap opera, aveva dei codici da conoscere, delle regole da rispettare, degli obblighi da ottemperare.

In merito al fatto che lo Statuto Albertino  esigeva il rispetto del principio di ereditarietà del Trono per linea maschile, abbiamo letto pareri discordanti: c’è chi sostiene che le Regie patenti possano essere modificate solo da un Re in carica e chi invece ritiene che VE, pur non essendo Re, possa ugualmente modificare le leggi a proprio piacimento. Noi diciamo una volta per tutte che la decisione presa è legittima, nell’ambito del ramo Carignano di Casa Savoia (sul quale oltretutto pesano le gravi profezie di San Giovanni Bosco e di San Pio da Pietralcina), ma non in merito all’ereditarietà del Trono, che resta ovviamente legata allo Statuto suddetto. 

Citiamo inoltre l’autorevole Domenico Fisichella che, di fronte all’inarrestabile declino dell’odierna repubblica, sostiene quanto segue: “pur inserito nel ceppo nobile della continuità tradizionale e dei meriti storicamente acquisiti, l’impegno per il recupero dell’istituto monarchico è destinato ad assumere più il significato di una instaurazione che di una restaurazione. Una sorta di iniziazione, dalla quale risultino con dati inoppugnabili agli occhi dei cittadini i tratti e le acquisizioni dell’educazione e del patriottismo come dovere civico, deve precedere la rivendicazione del ruolo regio, per arricchire e rendere plausibile tale aspirazione. Se la dinastia è e rimane quella consacrata dalle imprese storiche, se gli errori compiuti non bastano a neutralizzare i meriti (che rimangono superiori per qualità e quantità), la persona dalla quale ripartire è quella che meglio saprà risultare convincente sul terreno della preparazione all’esercizio della suprema autorità istituzionale”. 

Last but not least, sorge un problema che evidentemente VE non aveva considerato: se, in virtù della recente abolizione della schiavitù delle regine nei confronti dei re, una donna di Dynasty può diventare capo della Casa Reale, vuoi vedere che allora il Capo non è VE né EF né, tantomeno, lo sarà mai la povera piccola Vittoria? Vuoi vedere che la figlia maggiore di Re Umberto II (lui sì vero Re), Maria Pia, diventa automaticamente Capo di Casa Savoia? E allora, per il momento, gridiamo a gran voce: viva Maria Pia di Savoia, Regina d’Italia!


Guglielmo Havismat Cantelmo